Libera Antroposofia

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O.O. 134

Il Mondo dei Sensi e il Mondo dello Spirito

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1°La lotta della tendenza materialistica del pensiero e del sentimento con la tendenza spiritualistica.

Hannover, 27 Dicembre 1911

Il mio compito in questo ciclo di conferenze sarà quello di gettare un ponte tra fatti relativamente consueti, tra esperienze che l'uomo può incontrare nella vita di tutti i giorni, e gli interessi supremi dell'umanità. In questo modo, si aprirà un'altra delle vie che conducono a ciò che l'Antroposofia, o Scienza dello Spirito, può offrire alla nostra anima e al nostro spirito, partendo dalla vita quotidiana. Sappiamo che più approfondiamo ciò che l'Antroposofia può darci, più essa penetra nel nostro sentire, nel nostro volere e nelle forze di cui abbiamo bisogno per affrontare le molteplici vicende della vita. E sappiamo inoltre che, grazie agli influssi che giungono a noi in quest'epoca dai mondi superiori, l'Antroposofia rappresenta in certo modo una necessità per l'umanità contemporanea. Sappiamo che, in un tempo relativamente breve, il genere umano dovrebbe perdere ogni sicurezza, ogni tranquillità interiore, la pace necessaria per vivere, se la rivelazione che chiamiamo Antroposofia non giungesse a quest'umanità, proprio nell'epoca nostra. Sappiamo anche che, grazie a questa corrente spirituale antroposofica, due tendenze di pensiero e di sentimento entrano in conflitto aspro.

La prima è la tendenza di pensiero e di sentimento che si è andata preparando attraverso molti secoli e che ormai ha afferrato, o afferrerà, senza alcun dubbio, vaste sfere dell'umanità nel prossimo futuro. Si tratta della tendenza materialistica, intesa in senso lato, che si scaglia contro la tendenza spirituale, descritta nell'Antroposofia stessa. La lotta tra queste due tendenze di pensiero e di sentimento diventerà sempre più evidente man mano che ci si avvicinerà al prossimo avvenire. A volte, non sarà più nemmeno possibile distinguere se in un dato caso si avrà a che fare con una tendenza di pensiero e di sentimento che sia nuda e sincera, ovvero con una difesa pura e semplice del materialismo, o se si avrà a che fare con una delle suddette tendenze sotto diverse maschere. Poiché vi saranno molte correnti materialistiche che, se è lecito dir così, si camufferanno di spiritualismo, sarà spesso difficile discernere dove si nasconda il materialismo e dove si trovi veramente la corrente spirituale. Ho tentato di mostrarlo in vari modi nel corso di due recenti conferenze da me tenute consecutivamente. In una di esse ho cercato di far comprendere come, partendo da determinati pensieri e idee dominanti oggigiorno, si possa diventare un avverso e sincero avversario della Scienza dello Spirito.

«Come si confuta la Scienza dello Spirito» è quanto ho cercato di mostrare nella prima delle due conferenze, alla quale ne ho fatto seguire un'altra dal titolo «Come si difende, o come si fonda la Scienza dello Spirito».

Non ho certo creduto di poter dire tutto il dicibile in queste due conferenze, in un senso o nell'altro; ma volevo almeno suscitare l'impressione che si possa addurre molto, moltissimo contro la concezione antroposofica del mondo, con una grande apparenza di ragione. Coloro che non possono fare altrimenti e che, per così dire, sono costretti a esprimere le loro opposizioni dall'interno della propria anima, non sono affatto le persone meno sincere dell'epoca presente; anzi, sono spesso tra coloro che più onestamente combattono per la verità.

Non intendo elencare nuovamente tutte le ragioni che possono essere addotte contro la Scienza dello Spirito; desidero solo sottolineare che, considerate le abitudini di pensiero e le concezioni dei nostri tempi, tali ragioni esistono e possono essere fondate su basi solide; in altre parole, è davvero possibile confutare a fondo la Scienza dello Spirito.

A questo punto, però, sorge una domanda: «Se, dunque, in tal modo si confuta la Scienza dello Spirito, se si indicano tutte le ragioni che possono essere addotte contro di essa, come se ne ottiene appunto la confutazione più radicale e fondata?».

Vedete! Se oggi qualcuno, per la costituzione fondamentale della propria anima, si dichiara seguace della Scienza dello Spirito e poi viene a conoscenza di tutto ciò che le scienze, sulla base del loro concetto fondamentale materialista, possono offrire su larga scala, egli può, se ha cognizione del mondo scientifico attuale, confutare radicalmente la Scienza dello Spirito. Ma, soprattutto, deve provocare in sé stesso uno stato d'animo particolare per poter compiere la detta confutazione. Deve raggiungere una determinata condizione interiore. Un uomo che si accinge veramente a confutare la Scienza dello Spirito deve mettersi a giudicare da un punto di vista puramente razionale. Ciò che intendo è evidente se consideriamo la cosa dal lato opposto. In primo luogo, teniamo a mente quanto vi ho mostrato in prima persona. Se si è al corrente dei risultati scientifici del tempo e ci si abbandona, per così dire, unicamente al proprio raziocinio, allora è possibile confutare radicalmente la Scienza dello Spirito. Ora fermiamoci un attimo a riflettere su questo punto e proviamo ad avvicinarci al nostro compito da un'altra prospettiva.

Vedete, l'uomo può contemplare il mondo da due punti di vista. Uno di questi due modi di guardare il mondo si ha quando l'uomo contempla un meraviglioso sorgere del sole, quando il sole appare, quasi generandosi da sé dall'oro dell'aurora, e poi sorge e risplende sulla terra; l'uomo allora riflette sul fatto che i raggi solari e il calore solare suscitano la vita dal suolo terrestre in un ciclo che si ripete ogni anno. Oppure, l'uomo può dedicarsi alla contemplazione quando il sole è tramontato e ogni colore si è spento, quando a poco a poco l'oscurità della notte si diffonde e innumerevoli stelle risplendono nella volta celeste. In questo caso, egli può immergersi nelle meraviglie del cielo stellato. Quando l'uomo contempla così ciò che lo circonda come natura, sarà inevitabilmente rapito da una profonda beatitudine che può essere ricondotta a uno dei pensieri fondamentali di Goethe. «Ah», disse infatti una volta Goethe, «quando noi eleviamo lo sguardo alle meraviglie del mondo stellare e contempliamo il moto dell'Universo con tutte le sue glorie, alla fine abbiamo pure il sentimento che tutto ciò che di così splendido appare intorno a noi nell'Universo, che tutto ciò trovi un significato soltanto quando si rispecchia in un uomo, in un'anima umana che ammira». Sì, nell'uomo sorge il pensiero che, come l'aria penetra in lui, gli permette di respirarla e, attraverso il processo che compie in lui, contribuisce alla sua esistenza e, in quanto è il risultato di quell'aria e delle sue leggi e della sua composizione, lo è anche, in certo modo, del restante vasto mondo che lo circonda, di tutto ciò che penetra nei sensi e non soltanto in quello della vista, ma anche in quello che accoglie il mondo del suono e gli altri mondi che fluiscono in noi attraverso i sensi. L'uomo si trova di fronte a questo mondo esterno sensibile come il risultato finale di esso, per cui può affermare: «Se guardo più da vicino tutto ciò che sta là fuori, se ci rifletto sopra, se lo percepisco con tutti i miei sensi, allora vedo che il significato di ciò che così contemplo si realizza pienamente nel fatto che, alla fine, da tutto ciò è uscita cristallizzata la figura meravigliosa dell'uomo stesso».

Ed è vero che allora può assalire l'uomo il sentimento espresso in modo elementare dal poeta greco con le parole: «Molto esiste di grande, ma nulla è più grande dell'uomo!». Come appaiono unilaterali tutte le manifestazioni del mondo esteriore! Tuttavia, nell'uomo tutte quelle manifestazioni paiono confluire in un complesso che ne racchiude tutti gli aspetti quando contempliamo il mondo esteriore dei sensi e poi l'uomo nel bel mezzo del mondo, come essere sensibile nel quale tutto il resto confluisce. Infatti, quanto più esattamente si osserva il mondo, tanto più l'uomo appare come il punto di confluenza di tutte le peculiarità dell'Universo restante. E allora, quando sviluppiamo questo sentimento di fronte al grande Universo e alla sua confluenza nell'uomo, nell'anima nostra sorge un pensiero pieno di una profonda beatitudine: il pensiero dell'uomo voluto dagli Dei. dell'uomo che appare come se le azioni e le intenzioni divine avessero edificato un intero Universo dal quale avessero irradiato per ogni dove gli effetti, che alla fine confluiscono nell'uomo, nell'opera più degna, collocata nel centro dell'Universo dagli Dei che operano da ogni lato. Opera voluta dagli Dei! Anche chi osservava il mondo esteriore dei sensi in rapporto all'uomo, a questo proposito, diceva: «Che cosa sono tutti gli strumenti del musicista di fronte alla meravigliosa costruzione dell'organo dell'udito umano, questo strumento musicale, o di fronte alla meravigliosa costruzione della laringe umana, quest'altro strumento musicale? Nel mondo c'è molto da ammirare, ma non si può ammirare l'uomo, quale sta nel bel mezzo del mondo, se non se ne conosce la meravigliosa struttura». Quando ci dedichiamo a contemplazioni di questo tipo, ci chiediamo: «Quanto è stato fatto da Entità divino-spirituali per portare a compimento l'uomo!».

Questa è una delle vie che una contemplazione del mondo può offrire all'uomo. Ma c'è anche un'altra via. Questa seconda via si apre quando sviluppiamo in noi il sentimento dell'elevatezza e della forza immensa degli ideali morali, quando guardiamo dentro l'anima nostra e cerchiamo di percepire appieno il significato degli ideali morali nel mondo. Per percepire appieno la maestà degli ideali morali dell'uomo, è necessaria una natura umana sana sotto ogni punto di vista. Di fronte agli ideali morali, possiamo sviluppare in noi qualcosa che può esercitare sull'anima un'azione altrettanto immensa di quella che lo splendore e la gloria delle manifestazioni dell'Universo esercitano sull'uomo dall'esterno. Ciò avviene quando accendiamo in noi tutto l'amore e tutto l'entusiasmo che possono essere appoggiati agli ideali e agli scopi morali dell'uomo. Un calore immenso può allora pervaderci. A questo sentimento degli ideali morali, però, si riattacca necessariamente un altro pensiero, diverso da quello derivante dalla modesta contemplazione del mondo, la quale si appoggia alle rivelazioni dell'Universo attraverso l'uomo. Coloro che percepiscono la potenza degli ideali morali in modo più intenso e elevato, avvertono in modo più significativo anche quest'altro pensiero: «Oh, quanto sei lontano, o uomo, da quegli elevati ideali morali che possono affiorare nel tuo cuore! Quanto sei piccolo, in tutto ciò che puoi e fai, se confrontato con la grandezza degli ideali morali che sei in grado di proporti!». Non sentire in questo modo, non sentirsi così piccoli di fronte agli ideali morali, può essere frutto solo di una disposizione d'animo assai piccola; infatti, proprio quando si raggiunge una certa grandezza d'animo, si percepisce la propria inadeguatezza di fronte agli ideali morali. Allora nell'anima albeggia un pensiero da cui spesso noi, come uomini, ci sentiamo assaliti: il pensiero di cercare con ogni forza e coraggio di prendere tutti i provvedimenti atti a renderci, in certo grado, maturi e sempre più maturi, di cercare che gli ideali morali diventino, via via, più di prima, forze attive in noi. In certe nature, il pensiero di essere inadeguati di fronte agli ideali morali può addirittura radicarsi al punto da affliggerle, far loro credere d'essersi allontanate da Dio, proprio perché percepiscono con forza il fatto che l'uomo esteriore, collocato nel mondo dei sensi, è voluto da Dio. «Ecco, tu sei tutto ciò che sei esteriormente,» dicono forse siffatti uomini. Se ti guardi come essere esteriore, devi ammettere che in te confluisce tutto ciò che Dio vuole, che sei un essere voluto da Dio e che porti un volto simile al divino! E poi, guarda dentro di te, dove ti sorgono gli ideali che Dio ti ha scritto nel cuore, che senza dubbio devono essere per te forze volute da Dio... e vedi scaturire dalla tua anima l'esperienza della tua insufficienza».

All'interno dell'uomo coesistono queste due vie verso la contemplazione del mondo. L'uomo può guardarsi dall'esterno e provare la più profonda beatitudine per la sua natura, voluta da Dio, e può contemplarsi dall'interno e provare la più profonda contrizione per la sua anima, avulsa da Dio. Ma un sano sentire può affermare: «Dalla stessa origine divina dalla quale provengono le forze che hanno collocato l'uomo al centro dell'Universo, come un estratto poderoso, dalla stessa origine divina devono anche scaturire gli ideali morali che sono scritti nel nostro cuore». Perché una cosa è così lontana dall'altra? Questo è il grande enigma dell'esistenza umana. E, in verità, non vi sarebbero mai state né la teosofia né la filosofia nel mondo, se nelle anime umane non fosse sorto questo dissidio, cosciente o incosciente, radicato nel sentimento o nell'intelletto. È dall'esperienza di questo dissidio, infatti, che è scaturita ogni cogitazione e investigazione umana più profonda. Che cosa s'interpone tra l'uomo voluto da Dio e l'uomo avulso da Dio? Questo è il problema fondamentale di ogni filosofia. Sebbene questo problema sia stato formulato e caratterizzato nei modi più svariati, sta comunque alla base di tutto il pensiero e la riflessione umani. Come può l'uomo giungere, in generale, alla rappresentazione che sia possibile gettare un ponte tra la contemplazione del mondo esterno, senz'altro beatifica, e la contemplazione dell'anima nostra, che indubbiamente ci conduce a un profondo dissidio?

Dobbiamo caratterizzare in modo più approfondito la via che l'anima umana può percorrere per elevarsi in modo giusto e degno ai problemi supremi dell'esistenza e scoprire poi dove possano giacere le origini degli errori. Poiché nel mondo, dominato oggi dalle scienze esteriori, si dice sempre, quando si parla di sapere, di conoscenza: «Certamente, la conoscenza, la verità devono risultare quando si fanno dei giusti giudizi, quando si pensa il giusto». Recentemente, per mostrare che questo presupposto, secondo cui la conoscenza e la verità devono risultare quando si fanno giusti giudizi, è un errore fondamentale, ho usato un paragone molto semplice che voglio raccontare anche qui per mostrarvi che non è affatto così, e che il giusto non conduce sempre al vero. C'era una volta, in un villaggio, un ragazzino che i suoi genitori mandavano ogni giorno a comperare il pane; gli davano sempre dieci soldi, in cambio dei quali egli portava a casa sei pani. Un pane costava due soldi. Dunque, per dieci soldi, il ragazzino portava a casa sempre sei pani. Non era un aritmetico molto profondo e non si curava di spiegarsi il perché, portando ogni volta con sé dieci soldi, dato che ogni pane costava due soldi, egli portasse a casa, con i suoi dieci soldi, sei pani. Un giorno, però, in quella famiglia andò a stare un altro ragazzo, che aveva più o meno la stessa età, ma era molto bravo in aritmetica. Vedendo il ragazzino recarsi dal fornaio con i suoi dieci soldi e sapendo che un pane costava due soldi, disse: «Dunque, sei costretto a portare a casa cinque pani!». Era forte in aritmetica e aveva ragione: «Un pane costa due soldi, lui porta con sé dieci soldi; dunque porterà senz'altro a casa cinque pani». Eppure, il ragazzino ne portò a casa sei. Allora il buon aritmetico disse: «È totalmente sbagliato! È impossibile, dato che un pane costa due soldi, tu ne hai portati con te dieci e, dato che due in dieci sta cinque volte, è impossibile che tu ne porti a casa sei! O il fornaio si è sbagliato, o tu ne hai rubato uno». Eppure, il giorno dopo, il ragazzino tornò a casa con sei pani per dieci soldi. Il fatto è che in quel paese c'era l'abitudine che, per ogni cinque pani acquistati, se ne riceveva uno in regalo. Di conseguenza, se si andava a comperare cinque pani per dieci soldi, se ne ricevevano sei. Era una consuetudine molto gradita dalle massaie che avevano appunto bisogno di cinque pani per la loro famiglia!

Ebbene, il buon aritmetico aveva pensato giustamente, non aveva commesso nessun errore. Eppure, questo giusto pensare non era affatto in linea con la realtà. Dobbiamo ammettere che il giusto pensare non arrivava alla realtà, perché la realtà non si regola secondo il giusto pensare. E, come in questo caso, si può dimostrare che elaborando i pensieri più acuti e consapevoli che si possano avere, si può ottenere il risultato più giusto; e tuttavia, una volta messo a confronto con la realtà, questo risultato può essere totalmente falso. Questo può sempre accadere. Perciò, una prova ottenuta mediante il pensiero non è mai determinante per la realtà, mai. Ci si può sempre sbagliare in un altro modo, nella particolare concatenazione di causa ed effetto che si può applicare al mondo esterno. Voglio darvi un esempio anche di ciò. Supponiamo che un uomo cammini lungo le rive di un fiumiciattolo. Lo vediamo arrivare fino a un certo punto, e poi, da lontano, lo vediamo precipitare dalla riva e cadere in acqua. Corriamo subito a salvarlo, ma quando lo ripescano è morto. Ora ci troviamo davanti il cadavere e possiamo constatare che l'uomo è annegato. Procediamo con molta acutezza di pensiero: «Forse là, in quel punto in cui è caduto nell'acqua, c'era un sasso; evidentemente,» diciamo, «egli è incespicato in quel sasso, è caduto nell'acqua ed è annegato». Infatti, il ragionamento è corretto: un uomo che camminava sulla riva è incespicato nel sasso che giaceva sulla via, è caduto nel fiume ed è stato ripescato morto: dunque, è annegato. Non può essere altrimenti. Eppure, in questo caso, può non essere così; se non ci lasciamo sopraffare da quella concatenazione di cause e di effetti, possiamo scoprire che l'uomo, nel momento della caduta, è stato colpito da una sincope e, in seguito a questa, trovandosi sulla riva di un fiume, è caduto nell'acqua. Era dunque già morto quando è caduto in acqua e soltanto in seguito ha attraversato le vicende che subisce anche chi cade in acqua da vivo. Vedete dunque che, in questo caso, se qualcuno arriva al giudizio: «L'uomo in questione è sciolto, è caduto nell'acqua ed è annegato», ciò è falso, non corrisponde alla realtà, poiché l'uomo è caduto nell'acqua perché era morto e non è stato ripescato morente perché vi era caduto. Errori simili, in cui la cosa è così evidente, si trovano ad ogni passo nella nostra letteratura scientifica, solo che là non ce ne accorgiamo, come non ce ne accorgeremmo nel caso dell'uomo colpito da sincope e caduto nell'acqua, se non facessimo delle indagini sull'accaduto. Nelle concatenazioni più sottili di causa ed effetto, simili errori vengono commessi di continuo. Con ciò intendo semplicemente dire che, a prima vista, di fronte alla realtà, il nostro pensiero è del tutto inefficace, non è determinante, non è un buon giudice.

Come, dunque, possiamo evitare di sprofondare completamente nel dubbio e nell'ignoranza, se il nostro pensiero non può davvero esserci di guida sicura? Chi ha esperienza di queste cose, chi si è dedicato a lungo allo studio del pensiero, sa che tutto si può dimostrare e confutare, e le sottigliezze della filosofia non lo sbalordiscono più. Egli ammirerà l'acume dell'intelletto, ma non potrà più abbandonarsi esclusivamente al giudizio intellettuale, poiché sa che giudizi intellettuali altrettanto validi possono essere escogitati anche nel senso contrario. Questo è vero per tutto ciò che può essere dimostrato o confutato. A questo proposito, le osservazioni più interessanti si possono fare proprio di fronte alla vita. C'è un certo fascino, però solo teorico, nel conoscere uomini che hanno raggiunto un determinato livello di evoluzione spirituale, in cui sentono e sperimentano interiormente che tutto può essere dimostrato e confutato, eppure non hanno ancora sviluppato una concezione spirituale del mondo.

Siffatti pensieri mi hanno spesso occupato, proprio in queste ultime settimane, pensando a un uomo che ho incontrato in passato e che era l'espressione più meravigliosa di una tale disposizione d'anima, senza però che egli fosse giunto a una reale comprensione della realtà tramite la Scienza dello Spirito. Aveva però riconosciuto la confutabilità e anche la dimostrabilità di tutte le asserzioni filosofiche. Era un professore dell'Università di Vienna, si chiamava Laurenz Müllner ed è morto poche settimane fa. Era un uomo straordinariamente intelligente e sapeva addurre, con grande chiarezza, le dimostrazioni per tutti i possibili sistemi e pensieri filosofici, ma sapeva anche tutto confutare e si definiva sempre scettico.

Dalla sua bocca ho sentito una volta un'affermazione, in certo senso, terribile: «Ahimè! Tutta la filosofia non è altro che un bellissimo gioco di pensiero!». E a chi aveva spesso potuto osservare il gioco di pensiero sprizzante spirito di Laurenz Müllner, risultava interessante vedere come non fosse possibile fermarlo su un solo punto, dal momento che non accettava nulla. Tutt'al più, se qualcun altro avanzava un'idea contraria a una qualsiasi concezione del mondo, lui era capace di difenderla con grande passione, dicendo tutto ciò che si poteva dire a favore di quella concezione del mondo che, forse, un paio di giorni prima, aveva demolito con tutta la potenza del suo acume. La sua era una mente straordinariamente interessante; in un certo senso, era davvero uno dei filosofi più insigni che avessero vissuto a quel tempo. È interessante, inoltre, scoprire cosa lo aveva portato a quel suo atteggiamento fondamentale. Era un profondo conoscitore dell'evoluzione filosofica dell'umanità e, in quanto prete cattolico, aveva sempre voluto essere un buon prete cattolico, nonostante avesse trascorso molti anni come professore all'Università di Vienna. Il suo speciale approfondimento nel pensiero cattolico gli faceva apparire piccino tutto ciò che nel mondo era apparso come mero gioco di pensiero, nonostante ciò, non era in grado di uscire dal semplice dubbio. Questo era opera del suo cattolicesimo. Egli era troppo grande per rimanere ancorato al cattolicesimo puramente dogmatico, ma, d'altro canto, il cattolicesimo era troppo radicato in lui perché potesse arrivare a una concezione teosofica della realtà. È straordinariamente interessante osservare un'anima siffatta, giunta proprio a quel punto in cui è possibile studiare che cosa occorra all'uomo per avvicinarsi alla realtà. Poiché, naturalmente, anche quell'ingegno acutissimo si rendeva conto di non potersi accostare alla realtà con il suo pensiero.

Già nell'antica Grecia era stato detto da cosa una sana riflessione umana debba prendere le mosse, se vuole avere la prospettiva di giungere una volta alla realtà. E questa sentenza, già pronunciata nell'antica Grecia, è certamente ancora valida. Nell'antica Grecia era stato detto: «Ogni indagine umana deve partire dalla meraviglia». Ma intendiamolo in senso positivo, miei cari amici! Intendiamolo nel senso che, nell'anima che vuole giungere alla verità, deve effettivamente prodursi una volta questa condizione di trovarsi di fronte all'Universo piena di meraviglia. Chi è in grado di comprendere appieno la forza di questa sentenza greca, arriva a dire: «Se un uomo parte dalla meraviglia, da null'altro che dalla meraviglia di fronte alle cose del mondo, qualunque siano le altre condizioni che possono portare alla riflessione e all'indagine, allora è come quando si mette nella terra un seme e da quel seme si sviluppa poi una pianta. Infatti, ogni sapere deve, in un certo senso, avere la meraviglia come seme. È tutt'altro, invece, se l'uomo non parte dalla meraviglia, ma dal fatto che, per esempio, nei suoi anni giovanili i suoi bravi maestri gli hanno inculcato dei principi che lo hanno reso un filosofo, oppure se è diventato filosofo solo perché nella classe sociale in cui è cresciuto era costume imparare qualcosa del genere e, date le circostanze, è venuto per l'appunto alla filosofia. (È risaputo che l'esame di filosofia è uno dei più facili da superare). Insomma, i punti di partenza per la filosofia sono tanti, e non hanno a che vedere con la meraviglia, ma con altre cose. Tutti questi altri punti di partenza conducono a un modo di vivere la verità che si può paragonare al costruire una pianta di cartapesta invece di farla crescere da un seme. Il paragone calza a pennello. Perché ogni sapere che speri di avvicinarti veramente agli enigma dell'Universo deve procedere dal seme della meraviglia; e un uomo può essere il pensatore più acuto, può soffrire addirittura di un'ipertrofia dell'intelligenza, ma se non è mai passato per lo stadio della meraviglia, non se ne caverà nulla. Si otterrà una concatenazione di idee acuta e intelligente, ma non si otterrà nulla che non sia giusto; tuttavia, il giusto non coincide necessariamente con il reale. È proprio necessario che, prima di iniziare a pensare, prima di mettere in moto il pensiero, si sia passati per lo stato della meraviglia. Se il pensiero non si mette in moto attraverso lo stato della meraviglia, resta, in ultima analisi, un mero gioco di concetti. Dunque, il pensiero deve «avere radice» nella meraviglia.

E non basta! Anche se il pensiero ha radice nella meraviglia e l'uomo, in seguito al suo karma, ha la possibilità di diventare molto acuto, se poi, per una certa sua

Cfr. R. Steiner: Teosofia. «Karma» è una parola sanscrita che significa «legge per la quale lo Spirito umano, rincarnandosi, porta con sé nelle nuove vite i frutti delle vite precedenti e ne subisce le conseguenze. (N.d.T.).

Se, per una certa superbia, l'uomo giunge ben presto a godere per sé stesso del suo acume e non mira più ad altro che a sviluppare la sua intelligenza, allora anche l'iniziale meraviglia non gli servirà a nulla. Infatti, se l'uomo, nell'ulteriore sviluppo del suo pensiero, anche dopo che nell'anima sua ha preso posto la meraviglia, non fa altro che pensare, non potrà penetrare fino alla realtà.

Intendiamoci bene, non intendo certo dire che l'uomo debba cessare di pensare, né che il pensiero sia dannoso! Questa è un'opinione ampiamente diffusa anche negli ambienti teosofici, secondo cui il pensiero sarebbe qualcosa di dannoso e di negativo, perché si dice che l'uomo deve partire dalla meraviglia. Ma non è necessario che, quando ha imparato un po' a pensare e conosce i sette principi dell'uomo, ecc., egli smetta di pensare; al contrario, il pensare deve proseguire. Dopo la meraviglia, deve sopraggiungere un altro stato animico che possiamo chiamare, meglio di ogni altra cosa, venerazione, ossia il sentimento che si prova quando ci si avvicina a ciò che il pensiero riguarda. Dopo lo stato della meraviglia deve venire quello della riverenza, della venerazione. Ogni pensiero che si emancipi dalla riverenza, ovvero dall'atto di innalzare lo sguardo a ciò che il pensiero presenta, non potrà mai raggiungere la realtà. Il pensiero non deve mai, per così dire, fluttuare per il mondo alla leggera, per proprio conto. Dopo aver superato lo stadio della meraviglia, deve radicarsi nel sentimento della venerazione verso ciò che sta alla base dell'Universo.

In questo caso, il pensiero della conoscenza entra in profonda opposizione con ciò che oggi viene chiamato scienza. Se si dicesse a coloro che oggi stanno nei laboratori davanti alle loro storte, analizzando le sostanze e ottenendo per sintesi nuove combinazioni: «Tu, così facendo, non riuscirai mai a scoprire la verità; potrai ben scomporre e poi ricomporre, ma tutti questi sono fatti esteriori. Se gli si dicesse: «Ti accosti ai fatti del mondo senza riverenza, senza portar loro incontro sentimenti di venerazione, mentre dovresti collocarti di fronte alle tue storte con la stessa pietà e riverente venerazione con cui un sacerdote sta davanti al suo altare», che cosa ne direbbe uno scienziato odierno? Con ogni probabilità, si befferebbe terribilmente di noi, perché dal punto di vista della scienza moderna, la venerazione non ha a che fare con la verità e la conoscenza. Anche ammettendo che non ci canzoni, lo scienziato dirà tutt'al più: «Posso davvero entusiasmarmi per ciò che avviene nelle mie storte, ma che questo mio entusiasmo abbia a che fare con l'indagine della verità, questo non puoi davvero farlo credere a una persona ragionevole!». Gli scienziati odierni apparirebbero più o meno pazzi se si affermasse che l'indagine, e in particolare il pensiero, non deve mai emanciparsi da ciò che si deve chiamare venerazione; che non è lecito compiere un passo nel pensiero senza essere compenetrati da un sentimento di venerazione per ciò che si studia. Questa è la seconda cosa.

Però, anche un uomo che fosse giunto a un certo sentimento di venerazione, ma che poi volesse proseguire solo con il pensiero, non progredirebbe più, finirebbe nel nulla. Avrebbe trovato qualcosa di giusto, ma, avendo superato i due primi gradini, ciò che avrebbe trovato sarebbe permeato di molte vedute ben fondate. Tuttavia, finirebbe per ricadere nell'incertezza. Perché, dopo aver sufficientemente sperimentato lo stato della meraviglia e della venerazione, nel nostro stato animico deve stabilirsi una terza condizione che possiamo chiamare il «sentirci in saggia armonia con le leggi del mondo». Questo sentirsi in saggia armonia con le leggi del mondo non si può acquistare in nessun altro modo se non dopo aver riconosciuto, sotto un certo aspetto, l'inanità del semplice pensare, dopo esserci detti e ridetti molte volte: «Colui che edifica soltanto sopra la giustezza del pensare (sia per dimostrare, sia per confutare, non importa) si trova sempre veramente nel caso del nostro ragazzino che aveva calcolato in giusta maniera il numero dei pani. Se il ragazzo fosse stato capace di ammettere che il suo calcolo poteva essere giusto, ma che non doveva basare le proprie azioni esclusivamente su di esso, bensì perseguire la verità e mettersi in armonia con la realtà, allora avrebbe trovato ciò che valeva assai più della giustezza, e cioè l'uso invalso in quel paese di regalare un pane ogni cinque. Avrebbe capito che bisogna uscire da sé stessi e osservare il mondo esterno, e che il giusto pensare non può stabilire se una cosa sia reale o no.

Questo mettersi in saggia armonia con la realtà, però, non è raggiungibile così, senza sforzo! Se fosse così facile, miei cari amici, né voi ora né nessun altro uomo avrebbe mai ceduto alla tentazione di Lucifero. Infatti, era destinato all'uomo, dalle Guide divine del mondo, ciò che si chiama "distinzione del bene dal male", "acquisizione della conoscenza", "mangiare dell'albero della conoscenza"; ma in un'epoca successiva. Il fallo degli uomini fu essersi voluti appropriare in epoca prematura la conoscenza della distinzione tra il bene e il male. In seguito alla tentazione di Lucifero, essi vollero appropriarsi prematuramente di ciò che era loro riserbato per più tardi. Ne doveva conseguire una conoscenza insufficiente, che, di fronte a quella reale che l'uomo avrebbe dovuto acquisire secondo la sua predestinazione, è come un parto prematuro di fronte alla nascita di un bambino sano. Gli antichi Gnostici (e si sente quanto avessero ragione!) usarono effettivamente le parole: «La conoscenza umana, che accompagna l'uomo attraverso le sue incarnazioni nel mondo, è un parto prematuro, un ektroma, perché gli uomini non hanno potuto aspettare che avessero superato tutto ciò che poi li avrebbe condotti alla conoscenza. Avrebbe dunque dovuto trascorrere un certo tempo, nel quale l'uomo avrebbe gradualmente maturato in sé determinati stati d'animo, dopo di che gli sarebbe stata concessa la conoscenza. Questo peccato originale dell'umanità viene commesso ancora oggi, perché se non lo si commettesse, non si darebbe tanta importanza al fatto di appropriarci rapidamente di una verità piuttosto che di un'altra, ma si darebbe maggior valore al fatto di maturare per poter poi giungere a comprendere certe verità.

Ecco un'altra cosa che può sembrare strana all'uomo d'oggi. Poniamo che gli si dicesse: «Per te il teorema di Pitagora è perfettamente comprensibile, ma se volessi comprenderlo più a fondo, scoprirne il significato misterioso, ti renderesti conto che la somma dei quadrati dei due cateti è uguale al quadrato dell'ipotenusa...» oppure (prendiamo una proposizione più facile): «Se volessi comprendere più a fondo questa proposizione, ti renderesti conto che...». «Prima che tu sia abbastanza maturo per comprendere che tre per tre fa nove, devi, nella tua anima, attraversare ancora questa o quell'esperienza», un uomo d'oggi riderebbe molto, e ancora di più se gli si dicesse:

«Lo capirai soltanto quando ti sarai messo in armonia con le leggi del mondo, le quali hanno disposto le cose in modo che le leggi matematiche ci appaiono in un determinato modo». Gli uomini continuano a commettere il peccato originale, in quanto credono di poter comprendere ogni cosa a qualsiasi livello e non danno importanza al fatto che si deve passare attraverso certe esperienze prima di poter comprendere questo o quello ed essere interiormente sostenuti dalla coscienza che, in realtà, con tutti i nostri rigorosi giudizi, nulla possiamo raggiungere nella realtà.

Questo appartiene al terzo stato che dobbiamo descrivere. Per quanto ci sforziamo di giudicare, un errore può sempre essere commesso. Un giudizio giusto può risultare solo quando si è raggiunto un determinato stato di maturità e ci si lascia alle spalle il tentativo di escogitare il giudizio; non quando ci si impegna a escogitare il giudizio, ma quando ci si impegna a maturare a tal punto che il giudizio possa venire a cercarci. In quel caso il giudizio ha a che fare con la realtà. Chi si impegna in uno sforzo immane per formulare un giudizio giusto non può essere sicuro di poter giungere comunque, grazie a questo sforzo interiore, a un giudizio decisivo. Questo potrà accadere solo a chi si impegna con ogni cura a maturare sempre di più e ad attendere, per così dire, i giusti giudizi che gli giungono dalle rivelazioni della sua maturità. A questo proposito, si possono fare le esperienze più disparate. Chi è molto veloce nel giudicare potrebbe obiettare: «Se un uomo è caduto in acqua e viene ripescato morto, è annegato». Ma chi è divenuto saggio, chi è divenuto maturo attraverso l'esperienza della vita, saprà che in ogni singolo caso una giustizia generale non significa nulla, ma che in ogni caso dobbiamo aprirci, senza preconcetti, a quanto ci si offre, e che dobbiamo sempre lasciare che il giudizio venga pronunciato dai fatti stessi che si svolgono davanti a noi. Questo si può osservare molto bene confermato dalla vita.

Prendiamo, ad esempio, questo caso: qualcuno dice oggi una cosa. Ora, voi potreste avere un'opinione diversa, potreste dire: «Quello che dice è completamente falso», insomma, potreste avere un giudizio diverso dal suo. Può essere falso tanto ciò che dice lui, quanto ciò che dite voi; sotto certi rapporti entrambi i giudizi possono essere sbagliati o entrambi possono essere giusti. Che l'uno abbia un giudizio diverso dall'altro non vi apparirà a questo terzo gradino come qualcosa di decisivo, non vorrà dire nulla; sarà un mero impuntarsi nell'affermazione del proprio giudizio. Colui che è diventato saggio, invece, si mantiene sempre riservato nel giudicare, per non impegnarsi in alcun modo col suo giudizio; persino quando ha la consapevolezza di poter avere ragione, resterà riservato a mo' di prova, d'esperimento. Supponete che qualcuno vi dica una cosa oggi e il contrario dopo due mesi; in tal caso, potete mettere completamente da parte voi stessi, non avere nulla a che fare con i due fatti, se li lasciate agire su di voi, non c'è bisogno di contraddire all'uno o all'altro, perché si contraddicono a vicenda. In tal caso, il giudizio viene formulato dal mondo esterno, non da voi. È qui che il saggio inizia a giudicare. È interessante notare che non sarebbe possibile comprendere, ad esempio, il modo in cui Goethe coltivò la sua scienza naturale, se non si avesse questo concetto: che sono le cose stesse a dover giudicare. Perciò Goethe ha pronunciato le interessanti parole che si trovano nella mia Introduzione alle opere scientifiche di Goethe: «Non si dovrebbero mai esprimere giudizi o ipotesi sui fenomeni esterni; i fenomeni sono le teorie, esprimono da sé le proprie idee quando ci si è resi maturi per lasciarli agire su di noi nel giusto modo». Nell'osservare i fatti, non si tratta di fare ogni sforzo per estrapolare dalla propria anima ciò che si ritiene giusto, ma di maturare e di lasciarci sorprendere dai fatti stessi. Questa è la posizione che dobbiamo adottare di fronte al pensiero: non erigerlo a giudice delle cose, ma considerarlo uno strumento affinché le cose possano esprimere se stesse. Questo è porsi in armonia con le cose.

Anche quando si è raggiunto questo terzo stato, il pensiero non deve ancora porsi in posizione autonoma; allora soltanto si giunge allo stato d'animo che, in certo modo, è il più elevato che si possa raggiungere quando si vuole arrivare alla verità. Questo è lo stato che si può giustamente indicare con la parola "devozione". Meraviglia, venerazione, saggia armonia con i fenomeni del mondo, devozione alla vita universale: questi sono i gradini che dobbiamo superare e che devono sempre andare paralleli al pensiero, senza mai abbandonarlo. Altrimenti il pensiero giunge soltanto a ciò che è giusto, ma non a ciò che è vero.

Fermiamoci un attimo a questo punto, a cui siamo saliti attraverso la meraviglia, la venerazione e la saggia armonia coi fenomeni del mondo, fino a ciò che oggi abbiamo chiamato devozione, ma che ancora non abbiamo spiegato. Ne parleremo domani; intanto ricordiamoci che ci siamo fermati alla devozione e, d'altro canto, ricordiamo la domanda che abbiamo sollevato: «Perché basta che noi ci rendiamo intellettuali per poter confutare la Scienza dello Spirito?».

2°Devozione alla vita universale. Volontà operante nel mondo dei sensi. Saggezza operante nel mondo del nascere e del perire.

Hannover, 28 Dicembre 1911

Ieri siamo arrivati alla considerazione di quello stato d'animo che abbiamo designato come devozione. Ci è apparso, a prima vista, come lo stato d'animo più elevato che deve essere raggiunto se si vuole accedere alla realtà, se si vuole instaurare un qualsiasi rapporto con ciò che è realmente esistente. In altre parole: un pensare che, elevatosi agli stati animici in cui ci siamo prima di tutto appropriati della meraviglia, poi ci siamo dedicati al mondo del reale con riverenza e, infine, ci siamo saputi in saggia armonia coi fenomeni, non potrebbe elevarsi nella regione che si può chiamare lo stato animico della devozione, se non potesse giungere al reale. Questa devozione si può raggiungere solo se in maniera molto energica cerchiamo di metterci sempre di nuovo davanti agli occhi l'insufficienza del mero pensiero e se ci sforziamo di rendere in noi sempre più vivo ed energico il sentimento che ci dice continuamente: «Non devi affatto attenderti dal tuo pensiero ch'esso possa darti la conoscenza del Vero; puoi soltanto attenderti ch'esso ti educhi». È estremamente importante sviluppare in noi questo sentimento che il nostro pensiero ci educa. Se mettete in pratica questa massima fondamentale, supererete molte cose in modo tutto diverso da come si crede comunemente di doverle superare.

Suppongo che pochi di voi, cari amici, abbiano studiato a fondo il filosofo Kant. Né ciò è necessario. Qui vogliamo solo dire che nello scritto kantiano più importante e precursore, cioè nella sua Critica della Ragion pura, troverete sempre la dimostrazione, da un lato, a favore e, dall'altro, contro la stessa tesi. Prendiamo la proposizione: «Il mondo ha avuto, una volta, principio nel tempo». Forse, sull'altra facciata dello stesso foglio, troverete scritta da Kant la proposizione: «Il mondo è sempre esistito dall'eternità». Poi, per queste due proposizioni, delle quali è facile vedere che esprimono il preciso opposto l'una dell'altra, Kant adduce valide dimostrazioni per ciascuna di esse. In altre parole, egli dimostra nello stesso modo che il mondo ha avuto un principio e che il mondo non ha avuto un principio. Kant le chiama «antinomie» e, con questo, intende dimostrare i limiti della conoscenza umana e il fatto che l'uomo debba necessariamente arrivare a siffatte dimostrazioni tra loro contrastanti. Sì, finché si crede che mediante il pensiero, l'elaborazione di concetti, ovvero, diciamo, un lavoro di pensiero sulle esperienze, si possa arrivare alla verità, ovvero all'accordo con una qualsiasi realtà obiettiva; finché ci si abbandona a quest'opinione, è effettivamente un affare molto serio se ci viene affermato che si può dimostrare una cosa, ma che si può dimostrare anche il suo contrario. Infatti, in tal caso, come è possibile giungere alla realtà per mezzo delle dimostrazioni? Se invece ci siamo educati a riconoscere che il pensiero non risolve nulla circa al reale là dove si tratta di cose decisive, se ci siamo educati a usare il pensiero solo come un mezzo per diventare più saggi, per prendere nelle nostre mani la nostra educazione alla saggezza, Allora non ci disturba più il fatto che una volta si possa dimostrare una cosa e una volta un'altra, poiché si comprende ben presto che, proprio perché la realtà non può interferire con l'elaborazione dei concetti, noi possiamo lavorare liberamente nell'ambito dei concetti e delle idee ed educarci. Se continuamente venissimo corretti dalla realtà, non avremmo nell'elaborazione dei concetti un mezzo di libera autoeducazione. Considerate bene questo fatto: nell'elaborazione dei nostri concetti abbiamo un libero mezzo di autoeducazione solo perché la realtà non ci disturba mai.

Che cosa significa: «non veniamo disturbati?» Che cosa vorrebbe dire essere disturbati dalla realtà nella libera elaborazione dei concetti? Potremo immaginarcelo un po' davanti all'anima se, come mera ipotesi, inizialmente (in seguito vedremo che non è necessario che rimanga un'ipotesi), contrapponiamo al nostro pensare umano il pensare divino. Allora si può dire: «Del pensare divino non possiamo, a tutta prima, formarci il concetto che anch'esso non abbia a che fare con il reale; del pensare divino (prendiamolo dunque per ora del tutto ipoteticamente) possiamo soltanto formarci il concetto che esso penetri davvero nella realtà». Ebbene, da ciò consegue niente meno che questo: se l'uomo commette un errore nel suo pensiero, si tratta semplicemente di un errore logico, nulla di più. Se più tardi l'uomo s'accorge d'aver commesso un errore, può correggerlo e, con ciò, ha fatto qualcosa per la sua autoconoscenza, si è reso più saggio. Ma se prendiamo in considerazione il pensare divino, oh, sì! Se il pensiero divino pensa giustamente, qualcosa si crea, e se pensa erroneamente, qualcosa viene distrutto, annientato. Se avessimo un pensare divino, per ogni idea falsa da noi concepita, susciteremmo subito un processo di distruzione, prima nel nostro corpo astrale, poi in quello eterico e, partendo da questo, anche nel nostro corpo fisico. La conseguenza di un concetto falso sarebbe che, se avessimo un pensare divino efficiente e il nostro pensiero avesse a che fare con la realtà, noi, per così dire, susciteremmo nella nostra interiorità, in una qualche parte del nostro corpo, come un piccolo processo di prosciugamento e di ossificazione. In tal caso, dovremmo commettere ben pochi errori, altrimenti l'uomo ne avrebbe accumulati a sufficienza da disseccare il suo corpo, che si dissolverebbe completamente; lo avrebbe rovinato ben presto, se avesse tramutato in realtà gli errori del suo pensiero. In effetti, noi ci conserviamo nella realtà solo perché il pensiero non s'intromette in essa, perché siamo preservati dall'intromissione del nostro pensiero nella realtà. Possiamo quindi commettere errori su errori nel nostro pensare: se più tardi correggiamo questi errori, ci saremo educati da noi stessi, saremo divenuti più saggi, senza però aver prodotto effetti disastrosi con i nostri errori. Se ci compenetriamo sempre più della forza morale di un tale pensiero, allora raggiungiamo quella devozione che ci porta a non usare più il pensiero per apprendere qualcosa intorno alle cose esteriori nei momenti decisivi della vita.

Questo suona strano, non è vero?, e sembra impossibile a prima vista. Eppure, se non possiamo riuscirci in senso assoluto, possiamo però riuscirci in parte. Noi uomini, così come siamo fatti, non possiamo disabituarci completamente a giudicare le cose; dobbiamo giudicare e ne vedremo il perché nel seguito di queste conferenze. Per vivere, per la pratica della vita, dobbiamo fare qualcosa che non arriva fino in fondo alla realtà. Dobbiamo dunque giudicare, ma attraverso una saggia autoeducazione, dovremmo sviluppare la capacità di essere prudenti nel ritenere vero ciò che giudichiamo. Dovremmo guardarci costantemente alle spalle, per così dire, e renderci conto che, dovunque applichiamo il nostro acume, andiamo a tastoni nell'incerto e possiamo sbagliare. Questa affermazione colpisce duramente coloro che sono sempre sicuri di sé e che credono di non poter andare avanti se si trovano costretti a mettere in dubbio la giustezza del proprio giudizio su ogni evento e fatto. Basta osservare la vita di molte persone per accorgersi che, quando si verificano determinati eventi, la cosa più importante per loro non è esprimere un proprio parere, ma dire: «Io invece credo questo»; oppure, quando vedono qualcosa: «Questo mi piace, questo non mi piace», eccetera. Se non vogliamo essere tra coloro che danno nulla per scontato e desideriamo davvero avviarci verso la realtà con la nostra vita animica, dobbiamo disabituarci a queste cose. Dobbiamo dunque sviluppare uno stato d'animo che possiamo caratterizzare all'incirca con le parole: «Devo vivere, dunque devo giudicare; perciò mi servirò del mio giudizio in quanto la pratica della vita lo rende necessario, ma non in quanto voglio riconoscere il Vero. Se voglio riconoscere il Vero, invece, mi guarderò sempre accuratamente alle spalle e accoglierò con una certa riserva qualsiasi giudizio io faccia».

Ma come possiamo, in genere, arrivare a delle idee sulla realtà, se non dobbiamo giudicare? Ne abbiamo già accennato ieri: dobbiamo lasciar parlare le cose, dobbiamo lasciare che le cose pronunciino i loro segreti, dobbiamo imparare a contenerci passivamente di fronte alle cose e lasciare che siano loro a rivelare i loro segreti. Se gli uomini non giudicassero, ma lasciassero parlare le cose, molti errori si eviterebbero. Questo «lasciar parlare le cose», da Goethe, che, proprio là dove vuole investigare la realtà, si proibisce di giudicare e vuole che siano le cose a rivelare i loro segreti. Supponiamo un uomo che giudichi e un altro che lasci parlare le cose. Possiamo rendercene conto con un esempio concreto. Supponiamo che un uomo veda un lupo e ne faccia una descrizione; poi, trovando altri animali simili a quel lupo, arriva al concetto generale di lupo. A questo punto, l'uomo può arrivare alla seguente conclusione: «In verità esistono solo singoli lupi; il concetto generale di lupo me lo formo nel mio spirito, il lupo come tale non esiste; nel mondo esistono solo singoli lupi». Un uomo siffatto giungerà facilmente alla conclusione che si possa fare riferimento solo a esseri singoli, mentre ciò che si ha nel concetto universale, nell'idea, cioè quest'immagine universale del lupo, non è nulla di reale. Un uomo che si formasse rappresentazioni simili attiverebbe esclusivamente la propria facoltà di giudicare. Un altro, invece, che lasciasse parlare la realtà, come penserebbe circa quel quid invisibile del lupo che si trova in ogni lupo e che caratterizza tutti i lupi? Egli direbbe, più o meno: «Paragonando l'agnello a un lupo o un certo numero di agnelli a un lupo, non intendo esprimere alcun giudizio, ma desidero semplicemente lasciar parlare i fatti». Supponiamo che la cosa si svolgesse in modo proprio evidente davanti a quest'uomo: «Il lupo mangia gli agnelli; dunque ciò che prima pascolava nei prati come agnello, ora è nel lupo e si è diffuso nel lupo». Ma lo strano è che proprio questo modo di guardare le cose ci mostra quanto la natura del lupo sia reale. Infatti, il processo che si potrebbe seguire esteriormente potrebbe condurci al seguente giudizio: «Se segreghiamo il lupo e non gli diamo da mangiare altro che agnelli, a poco a poco, in seguito al ricambio della materia, il lupo non avrà in sé più altro che materia di agnelli». Ma in realtà non diventa mai un agnello, resta sempre un lupo. Ciò ci mostra chiaramente che l'identificazione del materiale con il lupo è un concetto irreale, se giudichiamo giustamente. Se ci lasciamo istruire dal mondo esteriore dei fatti, esso ci mostra che, oltre a ciò che vediamo nel lupo come materiale, al di là di questo materiale, quel lupo è ancora qualcosa di realmente esistente; dunque, quello che non vediamo è qualcosa di supremamente reale, perché appunto quel quid, che non si esaurisce nel materiale, fa sì che il lupo, anche se si nutre di soli agnelli, non diventi un agnello ma resti un lupo. Il mero sensibile è passato dagli agnelli al lupo.

È difficile capacitarci completamente della differenza che passa tra il giudicare e il lasciarsi istruire dalla realtà; ma se la si è compresa, e quindi il giudizio viene utilizzato soltanto per gli scopi della vita pratica, mentre per avvicinarsi alla realtà ci si lascia istruire dalle cose, allora si arriva, poco a poco, a quello stato d'animo che ci dice cosa sia la devozione. La devozione è, infatti, la disposizione dell'anima che non mira a investigare la verità per virtù propria, ma che attende ogni verità dalla rivelazione che scorre dalle cose e che è capace di attendere finché non sia matura ad accogliere questa o quella rivelazione. Il giudizio mira a raggiungere la verità a ogni costo; la devozione, invece, non cerca di penetrare con violenza in una determinata verità, ma lavora su sé stessa, sull'autoeducazione, e attende con calma finché, a un determinato grado di maturità, la verità non ci trafigga attraverso le rivelazioni che provengono dalle cose stesse, compenetrandoci completamente. Lavorare con pazienza a quella saggia autoeducazione che ci porta sempre più avanti è lo stato d'animo della devozione.

Ora, è giunto il momento di presentare i frutti di questa devozione all'anima. Che cosa raggiungiamo quando, con il nostro pensiero, passiamo dalla meraviglia alla venerazione, fino a sentirci in saggia armonia con la realtà, raggiungendo infine lo stato d'animo della devozione? Raggiungiamo, alla fine, quanto segue. Se contempliamo il mondo vegetale nel suo verdeggiare e nella sua variopinta fioritura; se contempliamo l'azzurrità del firmamento, l'aureo splendore delle stelle, senza voler giudicarne da noi, ma lasciandoci rivelare ciò che le cose sono; se siamo riusciti a stabilire in noi questa devozione, allora le cose diventano diverse da ciò che erano prima nel mondo dei sensi. Allora nel mondo dei sensi ci si rivela qualcosa per cui non c'è altro nome che una parola tratta dalla nostra vita animica stessa. Tutte le cose si rivelano e vorrei segnare con una linea di livello (a-b) il mondo dei sensi, per come si presenta davanti a noi. (Cfr. disegno 1). Supponiamo di trovarci (c) di fronte al mondo dei sensi; noi guardiamo questo mondo dei sensi che si stende davanti a noi come un velo. La linea (a-b) rappresenta il mondo sensibile dei suoni che agiscono sul nostro orecchio, dei colori e delle forme che agiscono sul nostro occhio, degli odori e dei sapori che agiscono sugli altri nostri organi, nonché durezza, morbidezza, ecc. Questa linea rappresenta il mondo dei sensi. Nella vita di tutti i giorni, in questo mondo dei sensi, applichiamo la nostra facoltà di giudizio. Da cosa hanno origine le scienze esteriori? Dal fatto che esse si accostano a questo mondo dei sensi e, con diversi metodi, investigano quali leggi dominino in questi oggetti del mondo dei sensi e altre cose simili. Dalle considerazioni fatte finora emerge che questo mezzo non permette di penetrare nel mondo della realtà, perché il raziocinio non è una guida; ma che solo con l'educazione del pensiero attraverso la meraviglia, la venerazione, ecc. possiamo avvicinarci al mondo del reale. In questo modo, tutto ciò che appartiene al mondo dei sensi si trasforma, diventando qualcosa di completamente nuovo. Se vogliamo conoscere l'essenza del mondo dei sensi, è importante arrivare a questo «nuovo».

Supponiamo che un uomo, che ha sviluppato fino a un certo grado questo sentimento, questa disposizione animica della devozione, si trovi di fronte al fresco e intenso verde di un prato. Poiché nessun colore vegetale spicca sul verde, il prato si mostra inizialmente di un fresco verde generale. Un uomo che abbia veramente sviluppato in sé fino a un grado piuttosto alto la disposizione animica della devozione, contemplando quel prato, non potrà fare a meno di percepire qualcosa che suscita nella sua anima il senso di un certo equilibrio, ma di un equilibrio vivificato, come il sommesso scorrere armonioso e uniforme dell'acqua, e non potrà fare a meno di farsi davanti all'anima quest'immagine. Così, quest'uomo non potrà fare a meno di percepire nella sua anima, per ogni sapore, per ogni odore, una sorta di attivazione interiore. Non c'è colore, non c'è suono che non abbia qualcosa da dire; tutto parla e parla in modo che l'uomo sente la necessità di rispondere a quel discorso con una sorta di mobilità interiore, non con un giudizio, ma con una mobilità interiore. In definitiva, l'uomo si rende conto che tutto il mondo dei sensi gli si rivela come qualcosa che non può designare altrimenti che come volontà. Tutto, in quanto ci muoviamo incontro al mondo dei sensi, è volontà fluente e operante. Vi prego di afferrare molto bene questo concetto: chi ha sviluppato una devozione piuttosto elevata, scopre dovunque nel mondo dei sensi una Volontà operante. Perciò, vedete, è un affare serio per un uomo che abbia sviluppato in sé, anche in minima parte, questa devozione, vedersi venir incontro per la strada un qualche impertinente colore di moda, perché non può fare a meno di sperimentare interiormente quanto questo colore sia attivo di fronte a tutto ciò che lo circonda; egli è sempre collegato al mondo intero per mezzo di una volontà che sente in ogni cosa. Si accosta al reale proprio perché è collegato con la volontà, con tutto ciò che è il mondo dei sensi. Così, ciò che è il mondo dei sensi diventa come un mare di volontà differenziata in modo vario. Di conseguenza, quello che altrimenti percepiamo solo come esteso intorno a noi, acquista una sorta di spessore. Noi guardiamo, per così dire, dietro la superficie delle cose, udiamo ciò che c'è dietro le cose e udiamo dovunque una volontà fluente. Per coloro che hanno letto Schopenhauer, osservo che il filosofo ha intuito questa volontà dominante, ma in modo unilaterale, solo nel mondo dei suoni; per questo motivo egli descrive la musica in generale come effetti di volontà differenziati. Ma in verità, per l'uomo devoto, tutto nel mondo dei sensi è Volontà operante. Quando l'uomo impara a percepire la volontà operante dovunque nel mondo dei sensi, può procedere anche più oltre; allora può, per così dire, penetrare attraverso il mondo dei sensi a quei misteri che stanno dietro il mondo dei sensi e che altrimenti gli sono inaccessibili a prima vista.

Per comprendere ciò che segue, dobbiamo porci innanzitutto la seguente domanda: «Come veniamo a sapere qualcosa del mondo sensibile?». La risposta è semplice: per mezzo dei nostri sensi. Attraverso l'orecchio, per esempio, sappiamo che esiste il mondo dei suoni, e così via. L'uomo che si rapporta a questo mondo dei sensi nel modo ordinario, lo lascia agire su di sé e giudica. L'uomo devoto, invece, lascia il mondo dei sensi agire inizialmente sui sensi, ma poi percepisce come dalle cose gli fluisca incontro una Volontà operante, come se egli nuotasse insieme alle cose in un mare comune di Volontà operante. Quando di fronte alle cose l'uomo sente questa Volontà operante, allora, per così dire, la sua evoluzione lo spinge quasi da sé a un gradino successivo. Egli ha infatti già superato tutti i gradi precedenti che abbiamo indicato: il sentirsi in armonia con la Sapienza universale, la venerazione, la meraviglia. Tutte queste condizioni agiscono insieme nella condizione della devozione raggiunta per ultimo, e ora egli acquista la possibilità di unirsi, per così dire, anche per mezzo del suo corpo eterico con ciò che, come corpo eterico, sta dietro al corpo fisico. Nella Volontà operante, l'uomo si unisce prima di tutto alle cose tramite i suoi organi sensori, vale a dire il corpo fisico. Quando vediamo, sentiamo, odoriamo, ecc., le cose, ciò agisce in modo che, se siamo uomini devoti, sentiamo la Volontà operante in noi fluire attraverso i nostri occhi e le nostre orecchie, e ci sentiamo in corrispondenza con le cose. Ma dietro l'occhio fisico c'è il corpo eterico dell'occhio e dietro l'orecchio fisico il corpo eterico dell'orecchio. Noi siamo tutti compenetrati dal nostro corpo eterico. E come il corpo fisico, per mezzo della Volontà operante, si unisce con gli oggetti del mondo esterno, così anche il corpo eterico può unirsi con essi. Ma quando il corpo eterico si unisce con le cose, l'uomo riceve una nuova modalità percettiva, del tutto diversa. Il mondo ci appare allora trasformato in misura assai maggiore di quanto appaia trasformato quando passiamo dall'apparenza sensibile alla Volontà operante. Quando ci uniamo alle cose per mezzo del nostro corpo eterico, le cose del mondo, quali sono, fanno su di noi un'impressione così forte che noi, nelle nostre rappresentazioni, nei nostri concetti, non possiamo lasciarle così come sono; esse si mutano per noi mentre entriamo in relazione con loro.

Pensiamo a un uomo che abbia vissuto un momento di devozione. Se egli contempla una foglia verde e viva e rivolge ora lo sguardo della sua anima su quella foglia, non può lasciarla com'è, ossia come una semplice foglia verde e viva; bensì, nel momento in cui la guarda, sente che la foglia cresce al di là di sé stessa e che quella foglia verde e viva ha in sé la possibilità di diventare qualcosa di affatto diverso. Se guardate una foglia verde, sapete che, se cresce lentamente verso l'alto, da essa si formerà poi il petalo colorato. L'intera pianta è in realtà una foglia trasformata. Potete fare questa esperienza studiando le indagini di Goethe sulla natura. Colui che contempla in questo modo una foglia vede che essa non è ancora finita, che vuole andare oltre se stessa; vede più di ciò che la foglia verde gli mostra. La foglia verde lo tocca e lui ne sente scorrere in sé una vita germogliante. Così, egli concresce con la foglia verde e ne percepisce la vita germogliante. Supponiamo invece che egli contempli una scorza d'albero secca: non potrà concrescere con essa se non sentendosi assalire da un senso di morte. Nella scorza secca dell'albero vedrà meno di ciò che essa rappresenta in realtà. Chi osserva la scorza solo in base all'apparenza sensibile, può ammirarla e provare piacere, ma non riesce a vedere la parte raggrinzante che si infigge nell'anima, riempiendola di pensieri di morte.

Non c'è nulla al mondo, di fronte a cui, in un siffatto unirsi del corpo eterico con le cose, non nasca ovunque il senso del crescere, del divenire, del germogliare, oppure il senso del deperire, del decomporsi. Così si arriva a guardare dentro le cose. Supponiamo che un uomo devoto, educato come abbiamo detto, rivolga poi la sua attenzione alla laringe umana; allora, in modo singolare, gli apparirà come un organo che si trova all'inizio del suo sviluppo, che ha un grande avvenire davanti a sé; e ciò si sperimenta immediatamente per ciò che la laringe stessa esprime come la propria verità. Essa è come un seme; non come un frutto o qualcosa che sta per disseccarsi, bensì come un seme. Una volta (lo si comprende immediatamente da ciò che la laringe stessa esprime) dovrà arrivare un momento, nell'evoluzione umana, in cui la laringe sarà totalmente trasformata, in cui l'uomo genererà se stesso e l'intero essere umano. La laringe è il futuro organo di generazione, di nascita. Come l'uomo, attualmente, per mezzo della laringe, produce la parola, così la laringe è il germe, l'organo-seme che, in futuro, si svilupperà fino a produrre l'uomo intero quando sarà spiritualizzato. Ciò emerge chiaramente dall'analisi della laringe, se ci si chiede che cosa sia. Altri organi del corpo umano appaiono così che noi scorgiamo che essi hanno da tempo superato il loro culmine e che in futuro non si troveranno più nell'organismo umano.

Vedete dunque come, a una siffatta contemplazione, s'imponga immediatamente la visione di un divenire e di un perire nel futuro. Vita germogliante e distruzione, morte, sono i due fatti che s'incontrano e s'intrecciano in ogni cosa quando il nostro corpo eterico si unisce al mondo della realtà. E quando l'uomo progredisce, ciò significa per lui una prova molto grave. Ogni essere gli si presenta in modo che, di fronte a certi aspetti di esso, egli ha il sentimento del germogliare, del divenire, e di fronte ad altri aspetti ha il sentimento del deperire, del morire. Ogni cosa che vediamo dietro il mondo dei sensi si presenta attraverso queste due forze fondamentali. Quello che si contempla così si chiama in occultismo «il mondo del nascere e del perire». Di fronte al mondo dei sensi, si penetra dunque con lo sguardo nel mondo del nascere e del perire, e ciò che sta dietro a quello è la Saggezza operante.

Dietro alla Volontà operante, la Saggezza operante! Ho usato espressamente il termine "Saggezza operante" per la semplice ragione che la saggezza che l'uomo introduce normalmente nei suoi concetti non è Saggezza operante, bensì una saggezza pensata. La saggezza che l'uomo si appropria quando penetra con lo sguardo dietro alla Volontà operante è collegata alle cose; e nel mondo delle cose, là dove regna la saggezza, regna la Saggezza operante che estrinseca veramente i suoi effetti, che esiste realmente. Là dove, per così dire, essa si distacca dalla realtà, là comincia il morire; dove invece essa fluisce, là comincia il divenire, là è il nascere, il crescere, la vita germogliante. Vedete, quel mondo che stiamo ora contemplando e che possiamo caratterizzare, per così dire, come il secondo mondo, può essere delimitato e si può dire che noi guardiamo prima di tutto al mondo dei sensi (A) e poi al mondo della Saggezza operante che sta dietro al mondo dei sensi (B) (cfr. disegno 1).

A questa sostanza è tolta la componente del nostro corpo eterico; ciò che vediamo là fuori come Saggezza operante, noi lo scorgiamo nel nostro corpo eterico. Nel nostro corpo fisico non percepiamo soltanto l'apparenza dei sensi, ma anche la Volontà operante, poiché in ogni aspetto del mondo sensibile percepiamo la Volontà operante.

È singolare il fatto che, se siamo uomini devoti e ci accostiamo a un'altra persona e la contempliamo, il colorito del suo volto, sia esso rossiccio, giallognolo o verdognolo, non ci appare soltanto di quel colore, bensì ci appare in modo che noi quasi ci uniamo con il colore delle sue guance, ci unifichiamo con la realtà e sentiamo in essa la Volontà operante che sta dietro a esso. In altre parole, attraverso il colorito di una persona, percepiamo tutto ciò che in essa vive e trama. Gli uomini che sono disposti a badare specialmente al colorito rosso diranno: «Una persona dalle guance rosse è l'unica che sia sana». Ci poniamo di fronte all'uomo stesso in modo da vedere in lui questa Volontà operante, e allora si può dire: «Il nostro corpo fisico, che a tutta prima indichiamo schematicamente con un circolo (cfr. disegno 1), è tolto dal mondo A; dal mondo della Volontà operante è tolto il corpo fisico! Il nostro corpo eterico, che indico con il secondo circolo, è invece tolto dal mondo della Saggezza operante, dal mondo B. Qui abbiamo dunque caratterizzato la connessione tra il mondo della Saggezza operante, che si estende verso l'esterno, e il nostro corpo eterico, e tra il mondo della Volontà operante, che si estende verso l'esterno, e il nostro corpo fisico. Per la vita ordinaria, all'uomo è stato sottratto il potere di sapere che esiste una connessione tra l'uno e l'altro. Come potete vedere, esiste una connessione immediata tra il mondo esteriore dei sensi e il nostro corpo fisico, e tra il mondo della Saggezza operante e il nostro corpo eterico. Ci sono delle connessioni, ma sono sottratte all'uomo e egli non può avere su di esse alcun influsso. Come mai non può avere su di esse alcun influsso? I nostri pensieri e tutta la nostra vita, intesa come vita del raziocinio, non sono innocui per la nostra realtà, come nella vita quotidiana.

Nella vita quotidiana, nella vita di veglia, le Divinità ci hanno protetto affinché i nostri pensieri non agissero troppo dannosamente sulla nostra realtà; ci hanno sottratto il potere che i nostri pensieri potrebbero esercitare sul nostro corpo fisico e sul nostro corpo eterico; senza di ciò le cose andrebbero assai male nel mondo. Se i pensieri, lo ribadisco ancora una volta, significassero veramente nel mondo dell'uomo ciò che propriamente significano come pensieri divini nella verità, l'uomo, con ogni suo errore, produrrebbe un piccolo processo di necrosi al suo interno e presto sarebbe dissecato. E quali conseguenze non produrrebbe poi una bugia! Se, con ogni bugia, l'uomo dovesse bruciare la parte corrispondente del cervello, come accadrebbe se potesse intromettersi nel mondo della verità, vedrebbe allora quanto poco resisterebbe il suo cervello! Le divinità buone hanno, per così dire, sottratto alla nostra anima il potere di agire sul corpo eterico e sul corpo fisico. Ma ciò non può essere sempre. Se non esercitassimo alcun influsso dalla nostra anima sul corpo fisico ed eterico, ben presto le forze esistenti in questi corpi si esaurirebbero, e la durata della nostra vita sarebbe molto breve; infatti, come vedremo nel corso delle prossime conferenze, proprio nella nostra anima risiedono le forze che devono nuovamente penetrare nel nostro corpo fisico ed eterico, e di cui abbiamo bisogno nel corpo eterico. Perciò, in determinati momenti, correnti di forza devono fluire dalla nostra anima verso il corpo eterico e il corpo fisico. Ciò avviene appunto durante il sonno notturno. In quel momento, dall'Universo, attraverso il canale dell'Io e del corpo astrale, fluiscono le forze di cui abbiamo bisogno per eliminare la stanchezza. Si crea così una connessione vitale tra il mondo della Volontà e il mondo della Saggezza e i nostri corpi fisico ed eterico. Durante il sonno, infatti, si dissolvono il corpo astrale e l'Io e formano dei centri di attrazione per le sostanze che ora devono penetrare dal mondo della Saggezza nel corpo eterico e dal mondo della Volontà operante nel corpo fisico. Questo deve accadere durante la notte! Se l'uomo fosse realmente consapevole, vedrebbe come si svolge questa penetrazione! Se l'uomo fosse consapevole dei suoi errori, dei suoi vizi e di tutto il male che compie nel mondo, ciò produrrebbe un singolare apparato di presa per le forze che devono penetrare dall'Universo. Orribili distruzioni dovrebbero avvenire nel corpo eterico e in quello fisico a causa di ciò che l'uomo introdurrebbe nel suo corpo fisico e in quello eterico dal mondo della Saggezza operante e da quello della Volontà operante, tramite il suo Io e il suo corpo astrale.

Perciò, anche qui, le Divinità buone hanno provveduto affinché noi non potessimo essere presenti quando, durante la notte, la giusta forza deve penetrare nel nostro corpo fisico ed eterico. Per questo stato, hanno infatti smorzato la coscienza dell'uomo durante il sonno, per impedirgli di guastare, mediante i suoi pensieri che, in tal caso, sarebbero operanti, ciò che altrimenti egli guasterebbe senza alcun dubbio. È proprio questo che, nel salire ai mondi superiori e nel percorrere il sentiero della conoscenza, se lavoriamo a fondo, ci procura i massimi dolori. Nel mio libro L'Iniziazione troverete descritto come, per così dire, la vita notturna, la vita dormente, venga in certo modo presa in aiuto per salire dal mondo della realtà esteriore ai mondi superiori. Quando l'uomo comincia a illuminare la sua coscienza di sonno e a compenetrarla di conoscenza ed esperienze, deve cercare di eliminare sé stesso per togliere tutte le fonti di distruzione dal suo corpo fisico e dal suo corpo eterico. Questo è ciò che ci porta a conoscere noi stessi in modo approfondito quando vogliamo salire nei mondi spirituali. Chi si conosce bene, tende a non amarsi più; l'amore per noi stessi viene meno quando iniziamo a conoscerci. Questo amore di sé, che esiste nell'uomo che non ha ancora raggiunto l'autoconoscenza, è sempre un'illusione: nessuno può credere di non amare se stesso; in realtà, l'uomo ama se stesso più di ogni altra cosa al mondo. Per poter mettere da parte se stesso, però, deve aver superato questo amore per sé. Durante questa ascesa, dobbiamo imparare a dire a noi stessi: "Chi sei, devi metterti da parte. Se non riesci a mettere da parte ciò che di solito ami di te stesso, ciò che hai di errori, piccinerie, pregiudizi, simpatie e antipatie, ecc., se non puoi mettere da parte tutto ciò, la tua ascesa procederà in modo che, a causa dei tuoi errori, pregiudizi, piccinerie, ecc., certe forze si mescoleranno a ciò che deve penetrare in te affinché tu possa raggiungere la chiaroveggenza. Queste fluiranno allora nel tuo corpo fisico e nel tuo corpo eterico, e in quel caso vi saranno tanti errori, tanti processi di distruzione». Finché nel sonno non abbiamo coscienza, finché non possiamo salire nel mondo della chiaroveggenza, le Divinità buone ci proteggono affinché le correnti che fluiscono dal mondo della Volontà operante e dal mondo della Saggezza operante possano penetrare nel nostro corpo fisico e nel nostro corpo eterico. Quando invece innalziamo la nostra coscienza nel mondo della chiaroveggenza, nessuna divinità ci protegge più (perché la protezione che ci danno consiste proprio nel toglierci la coscienza), allora dobbiamo eliminare tutto ciò che è pregiudizio, simpatia, antipatia, ecc. Dobbiamo mettere da parte tutto ciò, perché se abbiamo ancora qualche egoismo o desiderio personale, se siamo in grado di formulare questo o quel giudizio basato su sentimenti personali, tutte queste cose sono ragioni per cui danneggiamo la nostra salute, ovvero il nostro corpo fisico ed eterico, quando ci sviluppiamo per ascendere nei mondi superiori.

È estremamente importante che noi ne siamo consapevoli. Perciò, nella vita di tutti i giorni, dobbiamo impedire all'uomo di esercitare un influsso sul suo corpo fisico e sul suo corpo eterico, perché i nostri pensieri, così come li concepiamo quando ci troviamo all'interno del nostro corpo fisico e del nostro corpo eterico, non hanno nulla a che fare con la realtà, sono inefficienti e, di conseguenza, non possono avere alcuna influenza sulla realtà stessa. Di notte, invece, possono essere decisivi. Ogni pensiero errato distruggerebbe il corpo fisico e il corpo eterico; tutto ciò che è stato descritto ci apparirebbe davanti agli occhi; il mondo dei sensi ci apparirebbe come un mare di Volontà operante e, dietro di esso, come operante attraverso quella Volontà e sferzante quella Volontà sia verso l'alto sia verso il basso, la Saggezza che edifica il mondo, ma in modo tale che, col suo vibrare, suscita continuamente i processi del sorgere e del perire, del nascere e del morire. Questo è il mondo del Vero, nel quale possiamo penetrare con lo sguardo: il mondo della Volontà operante e il mondo della Saggezza operante. Quest'ultimo, però, è il mondo del sorgere e del perire, delle continue nascite e delle continue morti. Questo è il mondo che è il nostro e che è estremamente importante conoscere. Una volta che lo si conosce, infatti, si comincia a trovare un mezzo importante per aumentare la nostra devozione a gradi sempre più alti, perché ci sentiamo immersi in un processo continuo di nascite e di morti e perché ci rendiamo conto che, in un certo senso, ogni cosa che facciamo ci colloca in questo processo. E ciò che è buono diventa allora per l'uomo qualcosa di cui egli non soltanto dice: «Questo è buono e mi riempie di simpatia». Ora comincia a sapere che il Bene nell'Universo è qualcosa di creativo e significa il mondo del divenire. E, riguardo al Male, l'uomo percepisce ovunque che è come un'emanazione di distruzione. Questo è un importante trapasso a una nuova concezione del mondo, nella quale il male non potrà essere percepito se non come l'Angelo della Morte che percorre il mondo, e in cui il Bene non potrà essere percepito se non come il creatore di continue nascite universali, in grande e in piccolo. E, attraverso la Scienza dello Spirito, l'uomo che comprende ciò che può essere detto, trarrà il presentimento di come possa, per mezzo di questa concezione spirituale, approfondire la sua concezione del mondo. Giungerà a sentire, infatti, che il mondo del Bene e il mondo del Male non sono soltanto quelli che ci si presentano nella Maya esteriore, dove, con il nostro giudizio, ci collochiamo soltanto di fronte al Bene e al Male, non trovando null'altro se non che l'uno ci è simpatico e l'altro antipatico. No, il mondo del Bene è il mondo delle Forze creative, e il Male è l'Angelo sterminatore che percorre il mondo con la sua falce. E, facendo il male, aiutiamo l'Angelo sterminatore, prendiamo in mano la sua falce e partecipiamo ai processi di morte e di distruzione. Le idee che accogliamo su base spirituale hanno un'azione vivificante su tutta la nostra concezione del mondo. Questo è il forte elemento che l'umanità deve accogliere a partire dall'epoca presente, se vuole evolvere culturalmente in futuro, perché gli uomini ne avranno bisogno. Finora le buone Divinità si sono prese cura degli uomini, ma ora è giunto il momento della nostra quinta epoca di coltura postatlantica, in cui i destini del Bene e del Male devono essere nuovamente posti, più o meno, nelle mani degli uomini. Perciò è necessario che gli uomini sappiano che cosa significhi il Bene come principio creatore e che cosa significhi il Male come principio di morte.

Dal sanscrito, è l'illusione per cui il mondo ci appare visibilmente solo attraverso i sensi fisici, incapaci di coglierne la realtà integrale. (N. d. T.).

3°Misteri della vita. Perturbazione dell’equilibrio a causa di interventi dominanti sin qui. L’irregolare connessione delle quattro parti costitutive della natura umana.

Hannover, 29 Dicembre 1911

Dalla conferenza di ieri abbiamo potuto vedere come il corpo fisico dell'uomo sia connesso con ciò che chiamiamo il nostro mondo dei sensi. Abbiamo visto che il corpo fisico umano è, per così dire, della stessa sostanza che troviamo nel mondo esteriore dei sensi e che ieri abbiamo riconosciuto essere, in effetti, Volontà. Possiamo quindi affermare che nel mondo esteriore dei sensi opera la Volontà, e che anche nel corpo fisico umano essa è, per così dire, la forza motrice principale. Infatti, secondo la realtà, il corpo fisico umano è anch'esso una parte del mondo esteriore dei sensi. Oltre al mondo dei sensi, abbiamo trovato il mondo del sorgere e del perire, e in esso, come suo vero essere, abbiamo trovato ciò che possiamo chiamare Saggezza operante. E da questa sostanza della Saggezza operante è a sua volta formato il corpo eterico umano. In questi due corpi umani, l'eterico e il fisico, sono inseriti il corpo astrale e l'Io, poiché l'uomo, nella sua totalità, quale ci appare sulla Terra, è una connessione retta da leggi che riguardano il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l'Io.

A questo punto dobbiamo inserire una considerazione che potrà risultare alquanto difficile in questo momento, ma che, una volta fatta, ci introdurrà straordinariamente a fondo nella comprensione del mondo e, in particolare, dell'essere umano. Dovremo presupporre fin da principio che questi quattro corpi: fisico, eterico, astrale e Io, siano connessi tra loro in un certo modo. Solo chi, grazie a una chiaroveggenza sviluppata, si dedica alla contemplazione di questa connessione tra i quattro arti della natura umana, riceve l'impressione – se considera l'uomo così com'è attualmente nel mondo (e vedremo quanto sia importante considerare una volta questa impressione) – di come questi quattro arti della natura umana siano irregolarmente connessi nell'uomo odierno ed è costretto a dire: «In questa connessione dev'essersi una volta prodotto del disordine». Indagando i quattro arti dell'entità umana, si ha dunque l'impressione che essi non siano veramente connessi come dovrebbero, ma in modo irregolare; devono una volta esser stati messi in disordine. Tale è l'impressione. E proprio su questo punto dei misteri della vita, potrete nuovamente rendervi conto di quali immense profondità siano contenute nei documenti religiosi occulti, giustamente compresi.

Vedremo infatti sempre meglio che ciò che s'intende parlando di questo disordine è espresso in modo meraviglioso nella Bibbia con le parole che Lucifero rivolge all'uomo quando tenta di sedurlo: «I vostri occhi saranno aperti e voi distinguerete il Bene e il Male». In queste parole c'è una profondità incommensurabile; non si riferiscono solo all'apertura degli occhi, che stanno a rappresentare i sensi in generale. Se le comprendiamo nel giusto modo, possiamo tradurle così: «Tutti i vostri sensi agiranno altrimenti di quanto dovrebbero se voleste obbedire soltanto agli Dei e non a me», cioè a Lucifero. Per l'influsso di Lucifero, i sensi operano, per così dire, in modo diverso. È certamente difficile per l'uomo attuale immaginare come agiscano questi sensi; dovrò dire molte cose che vi sembreranno grottesche, ma è necessario per spiegarvi come questi sensi agirebbero se, per opera di Lucifero, non si fosse introdotto il disordine nella connessione dei quattro arti della natura umana. Bisogna dire cose che paiono grottesche, perché gli uomini, per come sono, non possono affatto immaginare che, secondo l'origine, qualcosa di ben diverso da ciò che gli uomini sperimentano ora potrebbe essere giusto. Se si chiedesse agli uomini di oggi: Per cosa sono fatti veramente gli occhi dell'uomo?», la risposta sarebbe: «Naturalmente, per vedere!». In un certo senso, si può dire che l'uomo avrebbe ragione di ritenere matto chi affermasse: «Gli occhi non sono fatti per vedere». In realtà, però, all'inizio dell'evoluzione umana gli occhi dell'uomo non erano fatti per vedere; solo grazie alla seduzione di Lucifero sono giunti a esser tali da vedere come vedono oggi. Voglio dire che la vera forza visiva dell'uomo non avrebbe dovuto attraversare l'occhio e andare verso l'esterno fino ai cosiddetti oggetti, ma avrebbe dovuto giungere solo fino all'occhio. Se le cose fossero andate secondo le intenzioni originarie degli dei, l'uomo avrebbe dovuto rendersi immediatamente consapevole del suo occhio in ogni atto visivo, in ogni attività visiva; non avrebbe dovuto vedere un oggetto esterno, ma avrebbe dovuto percepire il suo occhio. Avrebbe dovuto rendersi conto dell'attività che si svolge nell'occhio in sé e per sé; mentre oggi egli non è cosciente dell'attività del vedere, ma è cosciente soltanto di ciò che avviene tramite l'attività dell'occhio, di ciò che gli si presenta come oggetto esteriore. Ma molto prima di arrivare davanti all'oggetto, l'uomo avrebbe dovuto afferrare sé stesso nel suo vedere; avrebbe dovuto diventare cosciente di sé già nell'occhio, avrebbe dovuto percepire l'attività dell'occhio in sé.

L'uomo d'oggi non è in grado di instaurare questo tipo di rapporto con l'occhio se non ha attraversato una speciale evoluzione occulta. Con la mano, invece, può farlo, perché distingue se sta afferrando un oggetto o se si limita a muoverla liberamente senza meta, rendendosi conto soltanto dell'attività propria della mano. Se l'uomo concentra la sua forza visiva soltanto sull'occhio, non vede nulla. Per l'uomo attuale è così, ma originariamente non era così; originariamente l'uomo avrebbe dovuto considerare il suo occhio o il suo orecchio o uno qualunque dei suoi organi sensori per percepire la Volontà operante e riconoscerla dal modo particolare in cui il suo occhio ne sarebbe stato toccato. Per l'occhio avrebbe dovuto essere lo stesso, come per la mano. Quando afferrate qualcosa, percepite che è duro se fatica a piegarsi e che è molle se lo piegate facilmente. Ma voi percepite veramente ciò che fate con la vostra mano. Lo stesso dovrebbe valere per l'occhio. Si sentirebbe solamente l'occhio; si sentirebbe, per così dire, l'occhio come immedesimato nella Volontà operante, se il corpo eterico fosse inserito nel corpo fisico nel modo giusto. Ma il corpo eterico non è inserito correttamente nel corpo fisico. Questo è solo un esempio del disordine che esiste nell'uomo. Nessun arto dell'entità umana è inserito negli altri in modo corretto; tutto nell'uomo è, per così dire, in disordine. Se l'influsso luciferico non fosse avvenuto all'inizio dell'evoluzione terrestre, ogni connessione tra i quattro arti dell'entità umana sarebbe stata diversa. Oggi vogliamo appunto chiarirci le idee riguardo a ciò che è successo di speciale a causa del disordine introdotto nella connessione dei quattro arti della natura umana, attraverso l'influsso di Lucifero.

Inizialmente esprimerò la cosa schematicamente, aiutandomi con una tabella (cfr. pag. 96).

Iniziamo con il rapporto tra il corpo fisico e il corpo eterico in esso inserito. Se il corpo eterico fosse stato versato nel corpo fisico in modo perfettamente regolare, come originariamente previsto dalle Divinità dirigenti, l'uomo percepirebbe tutto intorno a sé (è difficile trovare le parole giuste per queste cose) come un continuo fluire di Volontà operante. L'uomo percepirebbe dovunque Volontà operante differenziata e negli effetti della Volontà percepirebbe una certa differenza a seconda che dirigesse consapevolmente sul mondo gli organi dei suoi occhi, delle sue orecchie o altri. Questi organi, nella loro diversità, gli darebbero soltanto l'occasione di percepire la Volontà in modi diversi, ma ovunque l'uomo sentirebbe la Volontà fluire. Tutto questo accadrebbe se, come abbiamo detto, il corpo eterico fosse inserito correttamente nel corpo fisico, come era stato originariamente preordinato dalle Divinità dirigenti. Tuttavia, non è così: il corpo eterico non è completamente penetrato nel corpo fisico umano, ha, per così dire, abbandonato a se stesso una parte del corpo fisico, di modo che non lo compenetra completamente; il corpo fisico, per certi aspetti, ha un'attività propria eccessiva che non dovrebbe avere. Ciò significa che nel corpo fisico umano vi sono dei punti che non sono completamente compenetrati dal corpo eterico, come dovrebbero secondo le intenzioni originarie delle Entità divino-spirituali che dirigono l'evoluzione terrestre. Questi punti, in cui il corpo fisico non è completamente compenetrato dal corpo eterico, corrispondono ai luoghi in cui si formano gli organi dei sensi. A causa di ciò, gli organi dei sensi hanno assunto la loro forma attuale e in ogni organo sensorio si verifica un fatto stranissimo: vi avvengono effetti meramente fisici che, per così dire, sono quasi esclusi dagli effetti vitali generali.

Pensate che nell'occhio umano si verifica qualcosa che può essere paragonato agli effetti meramente fisici di una camera oscura o di un apparato fotografico. È come se una parte fosse esclusa dalla compenetrazione integrale da parte del corpo eterico. È proprio così. Lo stesso vale per il singolare orecchio interiore, dove nel labirinto si ha una sorta di tastiera. Il corpo eterico è stato in certo modo respinto e nel corpo fisico si verificano attività proprie di natura fisica che non vengono compenetrate in modo corrispondente dal corpo eterico; da ciò nascono quelle che chiamiamo sensazioni. Noi sperimentiamo i colori perché il corpo eterico non compenetra in modo giusto l'organo, così che dentro l'organismo sono racchiusi effetti meramente fisici. Ed è così per tutti i sensi: in tutti i sensi il corpo fisico ha un sopravvento sul corpo eterico. Possiamo dunque dire che, in primo luogo, abbiamo a che fare con il rapporto singolare fra corpo fisico e corpo eterico, cioè con una preponderanza del corpo fisico sul corpo eterico. Se questa preponderanza non ci fosse, tutto il mondo dei sensi, così come lo percepiamo oggi, non esisterebbe, e l'uomo sarebbe collegato con tutto ciò che lo circonda in modo tale da percepire tutto come Volontà fluente e operante. Se non ci fosse una siffatta preponderanza del corpo fisico sul corpo eterico, l'uomo non si sentirebbe affatto passivo, ma attivo, come si sente attivo quando stende la mano per afferrare qualcosa. Si tratta dunque di un fatto straordinariamente interessante che risulta realmente osservabile in modo occulto nell'entità umana: tutto il mondo dei sensi si fonda sul fatto che, in certo modo, il corpo eterico è stato respinto al di fuori degli organi dei sensi, e che così abbiamo in noi qualcosa che è mero mondo fisico.

Ora, in secondo luogo, veniamo al rapporto tra corpo eterico e corpo astrale. Anche il corpo astrale non compenetra correttamente il corpo eterico, ma anche qui c'è una preponderanza del corpo eterico sul corpo astrale nella natura umana. Una forza chiaroveggente di poco conto permette di scoprire rapidamente una preponderanza del corpo eterico sul corpo astrale. Infatti, se questa preponderanza non ci fosse, l'uomo non potrebbe mai piangere. Quando si osserva un uomo che piange, un uomo che secerne dalle ghiandole lacrimali quel singolare liquido salato, si può notare che si verifica una troppo grande attività del corpo eterico rispetto alla più modesta attività del corpo astrale. L'uomo non è in grado di percepire completamente, a livello del corpo eterico, ciò che sperimenta a livello astrale; il corpo eterico ha una preponderanza sul corpo astrale e questa preponderanza si esprime nel fatto che il corpo eterico agisce di rimbalzo sul corpo fisico, spingendolo a piangere. Questo meccanismo si verifica per tutte le secrezioni delle ghiandole e, in generale, per tutti i processi di secrezione che avvengono nel corpo umano. Essi si basano tutti su una predominanza del corpo eterico sul corpo astrale e questa predominanza, questo equilibrio alterato, si estende al corpo fisico provocando le secrezioni delle ghiandole. Senza questa preponderanza, nell'attività delle ghiandole non ci sarebbe secrezione, ma l'attività del corpo astrale, se coincidesse con il corpo eterico, si esaurirebbe nella mobilità e nell'attività interiori delle ghiandole. Le ghiandole non secernerebbero nulla, ma si esaurirebbero in se stesse; nessuna materia verrebbe spinta fuori. Vedete dunque che, di fronte a un'osservazione occulta, le conseguenze della seduzione luciferica appaiono assai rilevanti. Se nell'ordine universale non si fosse introdotto Lucifero, l'uomo non suderebbe mai; l'attività che si esprime in questo modo rimarrebbe all'interno dei rispettivi organi, si esaurirebbe all'interno e sarebbe un movimento. Possiamo dunque affermare che, in secondo luogo, abbiamo una predominanza del corpo eterico sul corpo astrale. Se partiamo dalla prima predominanza per spiegare la vera natura del nostro mondo dei sensi e diciamo che è il prevalere del corpo fisico sul corpo eterico a produrre l'aspetto peculiare del nostro mondo dei sensi, possiamo anche dire che è il prevalere del corpo eterico sul corpo astrale a produrre ciò che possiamo chiamare il nostro sentimento, la nostra sensazione di noi stessi. La sensazione complessiva che l'uomo ha di sé, in quanto si esprime nel percepire il proprio corpo, deriva da questa preponderanza del corpo eterico sul corpo astrale. Dunque, la sensazione puramente corporea, il generale sentimento corporeo, è ciò che viene espresso soggettivamente da questa preponderanza.

Ora, se vogliamo proseguire questa considerazione, non dobbiamo procedere schematicamente, perché chi volesse farlo avrebbe gioco facile: potrebbe dire: «Già, egli ha costruito una preponderanza del corpo fisico sopra il corpo eterico, poi una preponderanza del corpo eterico sopra il corpo astrale; ora, come terza, verrebbe una preponderanza del corpo astrale sopra l'Io». Ma ciò sarebbe la costruzione di uno schema basato su principi puramente intellettuali; in questo modo, naturalmente, non si arriva a nulla. La considerazione non può essere proseguita in questo modo. Se qualcuno ci parla di fatti occulti e noi vogliamo poi proseguire schematicamente a ragionare con l'intelletto, ci troveremo sempre fuori strada di fronte alla realtà. Non si può procedere semplicemente con l'intelletto; a volte si può andare avanti per un certo tratto, ma poi succede sempre qualcosa di diverso. Qui, in terza posizione, si deve riconoscere una preponderanza inversa, una preponderanza del corpo astrale sul corpo eterico. Ora, in terzo luogo, va nuovamente considerato il rapporto tra il corpo astrale e il corpo eterico, e allora l'osservazione occulta rivela una preponderanza del corpo astrale sul corpo eterico. Questa preponderanza è, per così dire, addirittura il fatto più importante riguardo all'osservazione dell'uomo. Infatti, se osservate l'uomo in senso grossolano, cioè materialisticamente, potrebbe apparirvi come è realmente descritto in molti libri materialistici: un grande apparato digerente che mangia, digerisce e costruisce il proprio corpo con le sostanze ingerite, elaborate, ecc. Nelle concezioni materialistiche del mondo, l'uomo è effettivamente descritto come un grande apparato ingerente e digerente, un apparato che accoglie le materie dall'esterno e le assimila dall'interno, riportandole in vari modi ai muscoli, alle ossa, ai tendini e così via. Quando si considera l'uomo prescindendo da ciò che è in quanto percepisce un mondo sensibile e in quanto ha e percepisce certe secrezioni glandolari in una sensazione corporea generale; quando, in altre parole, si osserva soltanto la materialità dell'alimentazione e ciò che avviene delle materie da quando vengono ingerite fino a quando sono elaborate in sangue e messe in circolazione nel sangue; Se si considera l'uomo in senso più grossolano, si osserva il processo materiale che, in ultima analisi, è l'espressione fisica della preponderanza del corpo astrale sul corpo eterico. Ricorderete che, quando contempliamo generalmente il mondo spiritualmente, dobbiamo vedere dietro ogni elemento sensibile un elemento spirituale: il sensibile non è che la manifestazione esteriore; dietro a tutti questi processi grossolani dell'alimentazione e dell'assimilazione dobbiamo vedere, come forze spirituali, la preponderanza del corpo astrale sul corpo eterico. Possiamo dunque affermare che «questa preponderanza del corpo astrale sul corpo eterico si esprime nei normali processi vitali organici, in quanto questi sono fisici; dunque, nei normali processi vitali fisico-organici».

Così abbiamo ottenuto un risultato molto singolare, che vi prego di considerare bene. Cercate di capire come ciò che il materialismo considera spesso come l'uomo intero, ovvero la cura principale per la maggior parte degli uomini, cioè l'atto di accogliere il cibo e portarne le sostanze ai diversi organi del corpo, esista unicamente perché, a causa dell'influsso luciferico, si è verificato uno spostamento che ha prodotto una predominanza del corpo astrale sul corpo eterico. Se al principio dell'evoluzione umana non ci fosse stato Lucifero e se questi non avesse spostato il corpo astrale e il corpo eterico nel modo descritto, l'uomo non mangerebbe, non digerirebbe e non assimilerebbe le materie così come fa attualmente. Quindi, dal punto di vista materialistico, ciò che si considera come l'essenziale nell'uomo è un'azione puramente luciferica, non è altro che il risultato di uno spostamento tra corpo astrale e corpo eterico. Per mezzo di Lucifero, dunque, il corpo astrale ha aumentato la sua attività, ottenendo una preponderanza sul corpo eterico. È stato Lucifero a fornirgli questa capacità e per questo motivo l'uomo ha iniziato ad accogliere alimenti grossolani. L'uomo non era fatto per accogliere alimenti grossolani, ma avrebbe dovuto avere un modo e un grado di esistenza che gli avrebbero permesso di non avere affatto bisogno di accoglierli. Ciò ci mostra meravigliosamente che, attraverso la seduzione di Lucifero, è stato causato ciò che possiamo chiamare la cacciata dal Paradiso. Essere in Paradiso, infatti, non significa altro che essere un'Entità spirituale, senza bisogno di accogliere alimenti fisici ed elaborarli in sé. Questo è ciò che alla maggior parte degli uomini materialistici appare come il sommo piacere, la cacciata dal Paradiso. Gli uomini non sono stati puniti soltanto per il fatto di dover accogliere e assimilare alimenti materiali, ma sono stati puniti due volte: perché ciò che nei simboli della Bibbia era apparso ai primi uomini come la massima perdita, il nutrimento fisico divenuto necessario dopo la cacciata dal Paradiso, per la maggior parte degli uomini si è convertito nel massimo godimento. Gli uomini si sono trasformati al punto che l'esistenza fuori dal paradiso è diventata per loro il massimo godimento. È certamente strano doverci rendere conto di queste cose, ma dobbiamo farlo!

Arriviamo ora al quarto rapporto, cioè al rapporto dell'Io col corpo astrale, e qui, a causa dello spostamento luciferico, l'Io prevale sull'attività del corpo astrale. Ora, vedete quello che noi non abbiamo! Non abbiamo una vera predominanza del corpo astrale sull'Io. Essa appunto non c'è. Questi fatti non si devono osservare in modo schematico, ma bisogna procedere secondo l'osservazione e sapere che il rapporto tra il corpo astrale e il corpo eterico esiste in doppio modo, mentre qui si ha soltanto una preponderanza dell'Io sul corpo astrale. In altre parole, l'Io non si trova rispetto al corpo astrale nella posizione originariamente prevista, a causa dell'influsso luciferico: è più egoista e meno altruista di quanto avrebbe dovuto. Ciò avvenne a seguito dell'influsso luciferico. Per comprendere che cosa avvenne veramente, affinché si stabilisse questa preponderanza che è il quarto dei gradini da noi accennati, dobbiamo osservare quale sarebbe il rapporto giusto tra l'Io e il corpo astrale.

Questo rapporto giusto possiamo riconoscerlo solo ristabilendolo. Poiché, così come l'uomo è oggi nel mondo, cioè sottoposto all'influsso luciferico, il rapporto tra l'Io e il corpo astrale non è in ordine, ma l'Io ha una preponderanza. L'uomo è più egoista di quanto dovrebbe. Abbiamo già esaminato le considerazioni che ci permettono di riconoscere come l'Io dovrebbe essere. L'Io diventa tale quando l'uomo, con saggia, energica e paziente autodisciplina, si appropria le facoltà che abbiamo enumerato: meraviglia, venerazione per ciò che si scopre; sentimento di saggia armonia e devozione. La posizione che l'Io assume allora di fronte al corpo astrale dà, a un'osservazione spassionata, l'impressione che l'Io abbia assunto una posizione corretta, che l'Io abbia annullato ciò che era penetrato mediante l'influsso luciferico. Il rapporto originario può essere ripristinato solo sviluppando al massimo grado le quattro qualità dell'anima appena menzionate. In che rapporto sta allora l'Io rispetto al corpo astrale? Ecco il fatto singolare! Potrete già scorgerlo seguendo con attenzione certi capitoli del mio libro L'Iniziazione. Nella condizione in cui si trova attualmente l'uomo, è continuamente coinvolto in modo intimo nel suo pensare, sentire e volere. Nella coscienza esteriore sarà ben difficile trovare una condizione in cui l'uomo sia solamente nel suo Io, indipendentemente dal suo pensare, sentire e volere. Provate, ad esempio, ad afferrare il puro pensiero dell'Io. Vi sentirete addirittura, come si suol dire, «mancare il fiato».

Questo dimostra la difficoltà di arrivare a quest'Io anche solo come pensiero, senza considerare poi la difficoltà di farlo realmente affiorare al di fuori del pensare, sentire e volere. Quando l'uomo vive nella sua anima nel modo solito, la sua anima viene percorsa da estrinsecazioni di pensiero, sentimento, brama e volontà; in questo caso l'uomo non è mai separato dal pensare, sentire, volere e bramare. Tuttavia, ciò che si raggiunge attraverso i quattro stati descritti è la capacità di restarne fuori, di osservarli come se fossero qualunque altra cosa al di fuori di noi. I nostri pensieri devono diventare indifferenti quanto gli oggetti esterni, in modo che non diciamo più: «io penso», ma il nostro pensiero ci appare come un processo che non ci riguarda affatto. Lo stesso deve valere per il sentire e il volere. Chiunque rifletta sulle caratteristiche della propria anima, deve riconoscere che può immaginare la sua anima come un ideale da raggiungere. Tuttavia, l'uomo è talmente amalgamato al suo pensare, sentire e volere che gli è straordinariamente difficile uscirne e guardare il mondo con questo sentimento: «Io vado per il mondo portando sempre con me un secondo individuo che mi sta attaccato perché io sono cresciuto con lui, ma che mi appare come una specie di «doppione»; qualcuno pensa, sente e vuole accanto a me; ma io sono un altro, sono ciò che sono nel mio Io; e cammino accanto a ciò che porto in giro con me come una trinità, come tre sacchi, dei quali uno è riempito del mio pensare, l'altro del mio sentire e l'altro del mio volere». Tuttavia, finché non abbiamo tradotto in pratica la «teoria dei tre sacchi», non possiamo farci un'idea giusta della posizione dell'Io di fronte al pensare, al sentire e al volere, come era originariamente concepita dagli Esseri divini, prima che l'influsso luciferico si avvicinasse all'uomo. L'uomo era destinato a essere spettatore di sé stesso, non a sperimentarsi interiormente. In cosa consisteva la vera e propria tentazione, la tentazione originaria? Proviamo a dirlo nel modo più familiare possibile: Lucifero si è avvicinato a questo Io umano, che l'uomo avrebbe dovuto mantenere nella sua purezza accanto al corpo astrale che gli era già stato dato sulla Luna, e ha detto: «Guarda un po', o uomo, è ben noioso andare in giro con quest'unico centro "Io sono" e limitarsi a guardare tutto il resto; sarà molto più divertente se ti immergi nel tuo corpo astrale! Io ti darò la forza di immergerti nel tuo corpo astrale, e tu non resterai fermo, unilateralmente col tuo Io, limitandoti a guardare il tuo doppione: ma ti immergerai in lui, e di ciò che ti mancherebbe mentre ti immergi nel tuo corpo astrale, e che ti darebbe la sensazione di annegare, ti risarcirò io dandoti un po' della mia forza. Allora l'Io si immerge, e affinché non anneghi, gli viene inoculata la forza luciferica. La forza luciferica che l'uomo ha accolto in questo modo è la preponderanza dell'Io sul corpo astrale, è la maggiore egoità, che è propriamente una lucifericità. Ma che cosa è in realtà? Come ci appare nella vita? Inizialmente, la lucifericità, ovvero l'ego troppo grande, ci appare nella vita perché siamo amalgamati con i nostri pensieri, ma anche con i nostri sentimenti e impulsi volitivi. In primo luogo, con i nostri pensieri. L'uomo non sarebbe mai arrivato alla stramba idea (perdonate questa espressione, "pazza" per il mondo esterno, ma appropriata) di possedere una ragione in sé stesso, di pensare i pensieri in sé stesso, bensì avrebbe saputo che i pensieri sono fuori di lui, che dunque ha da guardare il pensiero. L'uomo avrebbe sempre contemplato, finché il pensiero non gli fosse stato rivelato, finché non gli fosse stato indicato il fine del pensiero. Questo è descritto, per esempio, nella mia Filosofia della libertà. L'uomo non sarebbe mai giunto all'idea: «Devi connettere insieme ogni sorta di pensieri, devi giudicare in te». Il giudicare in sé, indipendentemente da ogni rivelazione, è un atteggiamento luciferico. Così tutta la ragione, in quanto l'uomo la considera come sua proprietà, è in realtà un errore; ed è solo una conseguenza della seduzione luciferica l'idea che l'uomo possa possedere una ragione propria. Ora comprenderete che anche la ragione umana è sorta, in certo modo, a causa di uno spostamento, e che questa ragione non può affatto essere competente per la comprensione umana della realtà.

Spesso ho fatto notare come sia comprensibile che un uomo, che si affida alla sua ragione, dica: «Se voglio comprendere la risurrezione nel Mistero del Golgota, devo semplicemente cancellare la mia ragione, perché tutto ciò che la ragione afferma è in contraddizione con la risurrezione». Così dice l'uomo del XIX secolo, così dice anche il teologo liberale. Ma come può egli in genere aspettarsi di comprendere il Mistero del Golgota, un'azione che appunto non doveva essere intrecciata con elementi luciferici, che sta totalmente fuori dalla sfera di Lucifero e che è avvenuta per vincere la sfera del dominio luciferico, se lo fa con ciò che gli viene da Lucifero, cioè con la sua propria ragione? Non c'è nulla di più naturale del fatto che con la nostra ragione queste cose non si possano mai comprendere, perché essa è un dono luciferico e non è in grado di comprendere le cose che non siano connesse all'azione di Lucifero. Questo è il nesso più profondo di questo fatto. Se il Mistero del Golgota fosse comprensibile con la ragione umana, allora, miei cari amici, non ci sarebbe stato bisogno che il Mistero del Golgota avvenisse, sarebbe stato perfettamente inutile. Esso è avvenuto proprio per compensare lo squilibrio prodotto dall'influsso luciferico; in altre parole, per guarire l'uomo da quella singolare presunzione, da quella strana superbia della ragione che spinge l'uomo a voler comprendere tutto con la sua ragione. Questo ci può far intendere come la ragione in sé sia veramente limitata. Ho spesso protestato contro l'asserzione che la conoscenza umana sia limitata, ma la ragione in sé è limitata.

CORPO FISICO – CORPO ETERICO

Preponderanza del corpo fisico sul corpo eterico.

Mondo dei sensi

CORPO ETERICO – CORPO ASTRALE

Preponderanza del corpo eterico sul corpo astrale.

b) Sentimento generale corporeo

CORPO ASTRALE – CORPO ETERICO

Preponderanza del corpo astrale sul corpo eterico. Normali processi vitali fisico-organici.

IO – CORPO ASTRALE

Preponderanza dell'Io sul corpo astrale. OSSERVAZIONE – In b si incontrano Lucifero e Arimane.

Se ora osservate la tabella che abbiamo ottenuto, direte: «Qui si riconosce dove è veramente cominciato l'originario disordine». Quale dev'essere stato il primo disordine nella seduzione luciferica? Naturalmente, la preponderanza dell'Io sul corpo astrale.

Tutto l'influsso luciferico ha preso le mosse dal fatto che all'Io venne aggiunta la forza luciferica, che quest'Io si mescolò impuramente con il pensare, il sentire e il volere, e ottenne poi la preponderanza luciferica sul corpo astrale. Per questo motivo, a sua volta, il corpo astrale ottenne una sua propria preponderanza sul corpo eterico. Ormai l'equilibrio nell'uomo era turbato. È come se, per opera dell'influsso luciferico, fosse stato dato un colpo al corpo astrale, che a sua volta ha continuato e ha ottenuto la sua preponderanza sul corpo eterico, ma qui la cosa non va più in là. Il corpo eterico non trasmette semplicemente il colpo, ma funziona come quando si picchia sopra una palla elastica e il colpo va solo fino a un certo limite, dopo il quale la palla rimbalza. Possiamo parlare di un sopravvento del corpo astrale sul corpo eterico, ma poi la situazione si inverte. Ora è il corpo eterico a rimbalzare e a ottenere una preponderanza sul corpo astrale. Questa è la preponderanza invertita segnata al numero 2. Poi viene la preponderanza del corpo fisico sul corpo eterico; entrambi rimbalzano. Che cosa li fa rimbalzare? Mentre qui ha agito Lucifero per dare il colpo, dall'altro lato, nel corpo fisico e nel corpo eterico, il colpo viene rimandato da Arimane. Così, nel centro, dove da un lato c'è la preponderanza del corpo eterico sopra il corpo astrale e del corpo fisico sopra il corpo eterico, e dall'altro c'è la preponderanza del corpo astrale sopra il corpo eterico e dell'Io sopra il corpo astrale, Arimane e Lucifero entrano in collisione. In questo punto s'incontrano. Nell'uomo esiste un punto di mezzo in cui, nella loro propria entità, Lucifero e Arimane si incontrano. In quel punto, l'uomo ha l'occasione di vibrare con Lucifero e di far penetrare il corpo astrale nel corpo eterico più di quanto sia giusto o di accogliere l'urto di Arimane e di far rimbalzare il corpo eterico più dentro nel corpo astrale. Con queste azioni di forze abbiamo a che fare.

D'ora in avanti, dovremo renderci conto che non abbiamo più a che fare con azioni materiali. Riconosciamo che in nessun altro luogo, tranne in quel punto in cui il corpo astrale predomina sul corpo eterico, dove abbiamo trovato l'elaborazione delle materie, l'ingestione dei cibi e la loro assimilazione, abbiamo riscontrato azioni materiali. Qui ci viene incontro, per così dire, la necessità di indagare, da un certo punto di vista, la natura di ciò che è veramente la materia, la sostanza.

4°Le esperienze della materia nello spazio e le esperienze dell’anima nel tempo. Configurazione e movimento della vita animica in formazioni non spaziali.

Hannover, 30 Dicembre 1911

Ciò che ordinariamente si chiama materia diventa comprensibile all'uomo soltanto mediante rappresentazioni relativamente difficili. Se vogliamo gettare luce sull'essenza della materia, della sostanza, nel senso occulto, dobbiamo prima di tutto chiederci quale sia la peculiarità più spiccata di ciò che chiamiamo comunemente materia. Se si esclude ogni preconcetto, si dovrà ammettere che la peculiarità più spiccata di ogni materia è la qualità di riempire uno spazio, l'estensione spaziale. Infatti, nessuno di fronte a ciò che gli sorge nell'anima, a un sentimento, a un pensiero o anche a un impulso volitivo, penserebbe che la volontà, il pensiero o il sentimento riempiono uno spazio. Ognuno riconosce subito che sarebbe una sciocchezza affermare che il pensiero di un eroe è di 5 metri più grande rispetto a quello di un uomo ordinario. Volendo arrivare in fondo alla questione, si comprende immediatamente che non è possibile attribuire l'estensione, la capacità di riempire uno spazio, a ciò che sono veramente i nostri stati d'animo, i nostri processi animici. Ora, si potrebbe certamente dire che la materia presenta un altro contrassegno: il peso. Tuttavia, questa qualità del peso non è così semplice e la vedremo più approfonditamente nel corso di queste conferenze. Infatti, se ci poniamo di fronte al mondo solo contemplando, nell'immediata visione e osservazione non possiamo affatto scorgere qualcosa di tangibile come il peso, ma ci accorgiamo invece dell'estensione, dell'occupazione di spazio. Ora, sappiamo che questo "essere esteso" si calcola ordinariamente secondo le tre dimensioni spaziali: altezza, larghezza e lunghezza o profondità. È una verità generale, vorrei dire banale, che gli oggetti sono estesi nello spazio secondo le tre dimensioni. Dunque, l'estensione nelle tre dimensioni dovrebbe essere riconosciuta, per così dire, come la caratteristica più evidente di ciò che è materiale. Se riflettiamo su quanto abbiamo detto prima, ovvero che di fronte a ciò che vive nell'anima non si può parlare di occupazione di spazio, dobbiamo ammettere che esiste qualcos'altro oltre alla spazialità, oltre alla materia o sostanza che appunto riempie lo spazio. Tra le osservazioni che si possono fare sul piano fisico, c'è senza dubbio anche quella secondo cui nelle esperienze animiche non ci sono processi e stati estesi nello spazio.

Se considerate altrettanto spassionatamente le esperienze dell'anima, come le esperienze della materia nello spazio, troverete assai presto un'altra peculiarità senza la quale le esperienze animiche non possono esistere. In altre parole, non possiamo fare a meno di riconoscere che le esperienze animiche si svolgono nel tempo. Sebbene non possiamo affermare che un sentimento o un impulso volitivo siano, ad esempio, lunghi cinque metri o capaci di cinque metri cubi, dobbiamo ammettere che le cose che percepiamo e pensiamo, in quanto sono esperienze dell'anima, si svolgono nel tempo e che non solo ci occorre un determinato lasso di tempo per viverle, ma che una precede l'altra; in altre parole, ciò che sperimentiamo nell'anima è soggetto al tempo. Ora, nella nostra realtà e in tutto ciò che ci circonda, e che noi stessi siamo, condizioni di spazio e di tempo sono effettivamente mescolate insieme; specialmente nel mondo esterno le cose si svolgono in modo tale che sono sia estese nello spazio, sia l'una dopo l'altra nel tempo, richiedendo un certo tempo. Già prima di addentrarci nelle verità occulte, sorge dunque la domanda: «In quale rapporto sta, in generale, lo spazio col tempo?». In un ciclo di conferenze antroposofiche, affrontiamo in maniera, vorrei dire, innocente una questione che è sempre stata al centro del dibattito filosofico e che, figurativamente parlando, ha provocato innumerevoli fratture: il rapporto tra tempo e spazio. Ora, mentre ci accostiamo a questa questione in modo innocente, non vi sarà difficile seguire i pensieri esposti su questo rapporto, perché la maggior parte di questo uditorio non ha ricevuto una preparazione filosofica specifica. Se vi impegnerete a seguirli, vedrete come essi siano infinitamente fecondi e come, specialmente se li elaborate nella meditazione, possiate svilupparli.

In tal caso, è bene che partiate anzitutto dal tempo che sperimentate nella vostra anima. Chiedetevi, però, come lo sperimentate nella vostra interiorità. Ora proverò a spiegarmi meglio: vi prego di non considerare il tempo che leggete sull'orologio; in questo modo, non farete altro che mettere a confronto la vostra vita interiore con processi esteriori. Dunque, prescindete completamente dalla lettura dell'ora sull'orologio o da altri processi esteriori. Cercate solo di porvi la seguente domanda, così come potrebbe essere posta alla vostra anima: «Come e fino a che punto si manifesta il rapporto di tempo nella nostra anima?» Riflettendo a fondo sulla questione, non potrete fare a meno di notare che il tempo si manifesta sotto forma di pensieri, suscitati da percezioni esterne. Voi vedete o ascoltate qualcosa, e allora nella vostra anima sorge un pensiero o una rappresentazione. Se vi chiedete più precisamente quale sia il rapporto tra voi e questa rappresentazione o questo pensiero, dovrete ammettere che, mentre avete il pensiero, siete davvero voi stessi il pensiero. Provate a riflettere a fondo su questa cosa e vedrete che, mentre siete occupati da quel pensiero, siete voi stessi il pensiero nel vostro essere più intimo. Sarebbe un pregiudizio credere di avere, nel contempo, anche la rappresentazione: «Io sono» o simili. L'«Io sono» non esiste, mentre voi siete dediti al pensiero. Voi stessi siete il pensiero. Dovrete già esercitare una certa abilità se, accanto al pensiero che avete, volete essere anche qualcos'altro.

Inizialmente, l'uomo si identifica completamente nel pensiero o nel sentimento che gli vengono immediatamente dati. Ma supponiamo che lasciate affiorare in voi un pensiero a partire da questo pezzo di gesso: se prescindete da ogni altra cosa e vi abbandonate solamente alla rappresentazione «gesso», che viene suscitata dalla percezione, la vostra interiorità sarà una cosa sola con la rappresentazione «gesso». Ma se avete già formato questa rappresentazione e vi viene in mente che anche ieri avete visto del gesso, confonderete la rappresentazione del gesso che avete ricevuto immediatamente con ciò che avete sperimentato come gesso ieri. Se riflettete sul pensiero che vi identifica immediatamente con il gesso d'oggi, vi accorgerete che non potete identificarvi con il gesso di ieri nello stesso modo. Il gesso di ieri deve esservi rimasto come una rappresentazione della memoria. Se diventate realmente una cosa sola con la rappresentazione «gesso» di ora, allora il gesso di ieri è diventato, nel vostro mondo interiore, qualcosa di esteriore; in altre parole, il gesso d'oggi è la vostra vera interiorità d'oggi, ma la vostra rappresentazione-ricordo è qualcosa a cui guardate indietro, ma che, di fronte alla rappresentazione d'oggi, è per voi qualcosa di esteriore. Lo stesso vale per tutto ciò che avete sperimentato nell'anima, ad eccezione del momento attuale. Il momento attuale è, volta per volta, il vostro interno; tutto ciò che avete sperimentato e che avete eliminato è già fuori dalla vostra interiorità. Se volete darvi un'immagine, potete immaginare che il momento attuale, con le vostre rappresentazioni, è il serpente e ciò che avete eliminato è la sua pelle. È come se il serpente, dopo aver smesso e lasciato dietro di sé una pelle, ne smettesse e ne lasciasse un'altra, e un'altra ancora; tutte le vostre rappresentazioni eliminate sarebbero, quindi, qualcosa di esteriore rispetto alla vostra interiorità che, volta per volta, è attuale. In altre parole, fin dove ricordate, avete fatto, per così dire, di ciò che era interno una cosa esterna, perché date della rappresentazione di gesso che avete ora, qualcosa di esterno nel momento successivo, in quanto passate a un'altra rappresentazione. In voi avviene una continua esteriorizzazione: il vostro interno diventa subito una cosa esterna, come una pelle. La vita animica consiste nel fatto che l'interno diventa continuamente esterno; così, nella nostra interiorità, in questo processo spirituale, possiamo distinguere l'interno dal esterno e tutto ciò che è interno. Siamo ancora nell'interiorità, ma in questa stessa interiorità dobbiamo distinguere due parti: quella del nostro interno e quella del nostro interno che è divenuto esterno.

Il processo che abbiamo appena osservato, con l'esternazione dell'interno, è ciò che produce il contenuto della nostra vita animica: perché, se ci riflettiamo un po', riconosceremo di poter chiamare "anima" tutto ciò che abbiamo sperimentato dalla nostra prima infanzia in poi. Se dimenticassimo tutto ciò che abbiamo vissuto da allora in poi, avremmo davvero perso il nostro Io. La possibilità di dimenticare il passato e di conservarne i ricordi come spoglie è ciò che costituisce la realtà della nostra vita animica. Questa realtà della vita animica può essere concepita in vari modi. Vi prego di porre attenzione al fatto che la vita dell'anima è configurata diversamente in ogni momento. Supponete di passeggiare fuori, in una bellissima notte stellata, oppure di ascoltare una sinfonia di Beethoven: in ognuno di questi momenti avete identificato con il vostro mondo interiore una vasta sfera della vita animica. Supponete di lasciare dietro di voi quella chiara notte stellata per entrare in una stanzuccia povera e oscura; sarà come se la vostra vita animica si fosse improvvisamente rattrappita, riducendosi a poche rappresentazioni. Lo stesso accade quando finisce la sinfonia: le rappresentazioni del vostro udito si riducono, e soprattutto quando dormite, la vostra vita animica si rattrappisce completamente, finché al risveglio non si dilata di nuovo. Abbiamo dunque un continuo configurarsi della vita animica; e se volessimo ora descriverlo (sarebbe naturalmente solo un simbolo, poiché dobbiamo descriverlo spazialmente, mentre intendiamo parlare di qualcosa che non è spaziale), potremmo configurarlo nel modo più vario. Qui, nel punto A, sarebbe contratto, nel punto B si dilata di nuovo. Dovremmo pensarlo configurato in vari modi, mentre c è sempre il contenuto della vita animica.

Dal simbolo si può già riconoscere (e questo non fa altro che mostrare visibilmente ciò che non è visibile) il dilatarsi e il restringersi della vita animica. Una vita animica che ascolta una sinfonia è più ricca di una che sente solo una battuta. Si può dunque affermare che la vita animica si dilata e si restringe, ma in ciò non deve mescolarsi nessuna rappresentazione spaziale. Durante questo processo di dilatazione e contrazione, avviene senza alcun dubbio un movimento spirituale interiore: un movimento! La vita animica è movimento.

Ora, però, dovete pensare il movimento solo come l'abbiamo descritto, non già come un movimento nello spazio. Questo dilatarsi e restringersi dà origine a delle forme e, di conseguenza, abbiamo movimento e l'espressione esteriore del movimento in determinate configurazioni e forme. Tuttavia, tutto ciò avviene senza forme spaziali; le forme qui intese non sono forme spaziali, ma forme della vita animica che si espande e si contrae. E che cosa vive in questo estendersi e restringersi? Che cosa vive veramente qui dentro? Ebbene, se riflettete un po' su ciò che deve vivere qua dentro, vi accosterete già, vorrei dire, alla realtà. Qua dentro vivono le vostre sensazioni, i vostri pensieri e i vostri impulsi volitivi, in quanto tutto ciò è spirituale. Tutto ciò è, per così dire, l'acqua che ondeggia e si muove in forme, ma sempre in modo spirituale. Ora avete solo bisogno di un'altra rappresentazione per comprendere tutto ciò. Abbiamo detto: «Qua dentro vivono pensieri, rappresentazioni, sentimenti e impulsi volitivi». Ma gli impulsi volitivi sono, in un certo senso, qualcosa di più fondamentale rispetto ai pensieri stessi, perché, se riflettete che questa vita animica può essere messa in movimento più o meno rapidamente, noterete che è il volere stesso a mettere in moto tutto. Se spronate il volere, potete portare in un flusso più rapido i pensieri e i sentimenti; se la volontà è pigra, tutto ciò scorre più lentamente. Per ampliare questa vita animica, avete bisogno della volontà. Procedendo in ordine, abbiamo: 1) la Volontà;

2) tutto ciò che vive nei sentimenti e nelle rappresentazioni e che, all'interno della nostra vita animica, possiamo considerare come espressione della Saggezza;

3) il movimento, il dilatarsi e il restringersi;

4) la formazione, la forma che appare come espressione del movimento. Potete distinguere precisamente questi quattro aspetti nella vostra vita animica: Volontà, Saggezza, Movimento e Forma. Tutto questo vive e trama dentro la vita animica.

Peccato non poter prolungare il nostro corso per un mese; si potrebbe parlare con maggior precisione. In tal caso, vedreste che si può dare un fondamento a quanto abbiamo detto, e cioè che nella nostra vita animica si svolge ciò che ha, per così dire, la sua radice nella volontà e che poi contiene in sé saggezza e movimento e forma. Ora riconoscerete che la sequenza che abbiamo registrato per la vita animica si accorda meravigliosamente con i nomi che abbiamo potuto dare alla serie delle Gerarchie, dagli Spiriti della Volontà, della Saggezza, del Movimento, agli Spiriti della Forma. In un certo senso, aprendo così la nostra vita animica, abbiamo afferrato le Gerarchie per un lembo e le abbiamo realmente colte dentro di noi. Ci si mostrano in modo affatto singolare nell'interiorità della nostra vita animica e la loro azione è assolutamente non spaziale. E se anche non avessimo ottenuto null'altro con ciò che abbiamo detto, abbiamo per lo meno ottenuto le prime rappresentazioni di un'importante qualità di queste quattro Gerarchie: Spiriti della Volontà, Spiriti della Saggezza, Spiriti del Movimento e Spiriti della Forma, ossia il fatto che esse sono non spaziali. La «Forma» è dunque intesa, a prima vista, come formazione non spaziale, operante in modo animico-spirituale. Questo è molto importante. Se parliamo delle forme create dagli Spiriti della Forma, non si tratta di forme spaziali esteriori, ma di formazioni interiori che giungono soltanto alla nostra coscienza e che possiamo afferrare nello svolgimento della nostra vita animica. Tuttavia, tutto si svolge solo nel tempo; senza tempo non potreste affatto immaginarvelo. Dovete, prescindendo dal disegno che non significa nulla per la cosa stessa, rappresentarvelo (in quanto rimanete nella vita animica) in maniera non spaziale.

Se dunque diciamo che gli Spiriti della Volontà hanno operato prima sull'antico Saturno, gli Spiriti della Saggezza sull'antico Sole, gli Spiriti del movimento sull'antica Luna e gli Spiriti della Forma sulla Terra, dovremmo dire, tenendo d'occhio soltanto la qualità puramente interiore degli Spiriti della Forma: «Gli Spiriti della Forma hanno creato l'uomo sulla Terra in modo che aveva ancora una forma invisibile». Ciò è in linea con quanto emerso ieri. All'inizio della sua vita terrena, gli Spiriti della Forma hanno dato all'uomo, in primo luogo, forme invisibili, non spaziali. Ora, dobbiamo osservare che tutti gli oggetti esteriori che incontriamo e tutto ciò che scorgiamo nel mondo esterno per mezzo dei nostri sensi non è altro che un'espressione esteriore di una spiritualità interiore. Dietro ogni oggetto esteriore materiale spaziale dobbiamo cercare qualcosa di simile a ciò che vive nella nostra anima. Naturalmente, ciò non è percepibile attraverso i nostri sensi esterni, ma si trova dietro a ciò che i sensi esterni ci presentano.

Come potrebbe, dunque, essere rappresentato un operare che andasse oltre gli Spiriti della Forma, oltre ciò che questi creano come forma non ancora spaziale? Intendiamoci bene, il nostro quesito è: «Se questo operare, che procede da Volontà, Saggezza e Movimento, oltrepassa la Forma, che cosa avviene allora?». Questo è il quesito da porsi. Vedete, se nell'Universo un processo è arrivato fino alla forma che si mantiene ancora totalmente nello spirituale-animico e che non è ancora una forma spaziale, allora il passo successivo è possibile soltanto a patto che la forma, come tale, si rompa. Questo è precisamente ciò che si presenta allo sguardo occulto. Quando certe forme, create sotto l'influsso degli Spiriti della Forma, raggiungono una certa condizione, si infrangono. Se ora rivolgete lo sguardo alle forme infrante, a qualcosa che nasce dal fatto che forme, che sono ancora soprasensibili, s'infrangono, allora avete il trapasso dal soprasensibile al sensibile-spaziale. La forma infranta è materia. La materia, là dove appare nell'Universo, per l'occultista non è altro che una forma rotta, spezzata, frantumata. Immaginate che questo gesso sia invisibile in quanto ha questa singolare forma di parallelepipedo e che sia invisibile in quanto tale. Ora prendete un martello e picchiate rapidamente il pezzo di gesso in modo da frantumarlo, da mandarlo in tanti piccoli pezzi; avrete così spezzato la forma. Supponete che nel momento in cui si spezza la forma, l'invisibile diventi visibile, e avrete un'immagine del nascere della materia. La materia è Spirito che si è sviluppato fino a prendere una forma e poi si è spezzato, frantumato, sgretolato.

LA MATERIA È UN AMMASSO DI MACERIE DELLO SPIRITO. È straordinariamente importante considerare proprio questa definizione: la materia è dunque, in realtà, Spirito, ma Spirito frantumato.

Ora, miei cari amici, se ci riflettete, vi chiederete: «Eppure incontriamo forme spaziali, come, ad esempio, le belle forme cristalline; nei cristalli vediamo forme molto belle... e tu dici che tutto ciò che è materiale è un ammasso di macerie dello Spirito, è Spirito frantumato! Per farvene una certa idea, pensate a un getto d'acqua che cade (a);

supponete che esso sia invisibile e che non lo possiate vedere. Pensate di contrapporgli qualcosa (b). Per il fatto che il getto d'acqua cade su questo b, si frange in tante gocce (c). Ora, immaginate che il getto d'acqua che cade sia invisibile, mentre ciò che si è frantumato è diventato visibile. Avreste allora un getto d'acqua frantumato, e di nuovo un'immagine della materia. Ora, però, dovete eliminare dal vostro pensiero l'ostacolo contrapposto qui sotto, perché non esiste: ciò presupporrebbe già la presenza di materia. Dovete immaginare che, in assenza di un ostacolo del genere, la materia, mentre si organizza spiritualmente in forma, è soprasensibile e in movimento, perché il movimento precede la forma. Nulla esiste, e in nessun luogo, all'infuori di ciò che è permeato dalle azioni degli Spiriti del Movimento. Il movimento e la forma si fermano fino a un certo punto, dove si paralizzano e si frantumano. La cosa principale è che comprendiamo che ciò che a tutta prima è animico-spirituale s'irradia, ma ha soltanto una data forza di slancio e, giunto al limite di questa forza, rimbalza in sè stesso, frantumandosi. Di conseguenza, dovunque vediamo sorgere la materia, possiamo dire che a base di questa materia sta un elemento soprasensibile, il quale, giunto al limite della sua azione, scoppia a quel punto. Ma, prima di esplodere, conserva ancora le forme interiormente-spiritualmente. Ora, dopo la frantumazione, nei singoli frammenti che rimbalzano agisce ancora ciò che esisteva come forma spirituale. Se questa azione permane energetica, dopo lo spezzettamento continuano a emergere le linee delle forme spirituali e, dopo che il pezzo si è frantumato, i frammenti che rimbalzano descrivono delle linee in cui si esprime ancora un effetto postumo delle linee spirituali. Da ciò sorgono i cristalli. I cristalli sono riproduzioni di forme spirituali che conservano, per così dire, la direzione originale nel senso contrario grazie alla propria forza propulsiva.

Ciò che vi ho descritto è ciò che risulta quasi per intero dall'osservazione occulta dell'idrogeno. L'idrogeno appare come un getto che prorompe verso di noi dall'infinito, si paralizza e, polverizzandosi, si disperde, per cui noi dovremmo disegnarlo come se le linee andassero oltre il segno e conservassero la loro forma com'è nel disegno 4.

Una particella di idrogeno si presenta dunque come un getto invisibile che proviene da infinite distese dello spazio e che, alla fine, si frantuma in una spruzzaglia. Dovunque, insomma, la materia è ciò che si può chiamare spiritualità infranta. La materia non è altro che Spirito frantumato.

Ora devo presentarvi un altro pensiero difficile che si ricollega a quanto detto in precedenza. Ho detto che nell'interiorità animico-spirituale distinguiamo un esterno e un interno. Tutte le dimensioni spaziali sono originate, in verità, da questi contrasti, così che, dovunque abbiate una dimensione spaziale, potete considerarla come partente da un qualche punto. Questo è l'interno, e tutto il resto è esterno. La superficie è un interno, tutto il resto è esterno, ecc. Così, lo spazio non è altro che ciò che nasce quando lo Spirito deve infrangersi e, quindi, passare all'esistenza materiale.

Ora è straordinariamente importante tenere d'occhio quanto segue. Pensate che questo infrangersi dello Spirito nella materia avvenga in modo che esso, a sua volta, si frantumi senza trovare una materia esistente; si frantumasse, si spezzi per forza propria e non trovi dunque alcun ostacolo esterno. Supponiamo quindi che questo infrangersi avvenga, per così dire, nel vuoto. Quando lo Spirito s'infrange nel vuoto, ne nasce la materia minerale. In questo primo caso, dunque, lo Spirito deve veramente, uscendo dallo Spirito, spezzarsi in se stesso; da ciò nasce allora la materia minerale. Supponiamo ora che questo processo non avvenga nell'Universo come se fosse la prima volta, ma che, invece, ciò che si spezza, uscendo dallo Spirito, trovi già un mondo preparato e che, dunque, ora si sviluppi non nel vuoto, bensì in una corporeità eterica già esistente. Dunque, quando si sviluppa nel vuoto, nasce materia minerale, ma se, come abbiamo supposto, si sviluppa entro una corporeità eterica già esistente, questa spiritualità che si rompe va a spruzzare in un corpo eterico. Se questa materia che si rompe e questo corpo eterico sono, come tali, già preparati, e quindi questa spiritualità si spezza dentro una materia, non nel vuoto, non in ciò che vi è di vergine nel mondo, ma nel corpo eterico, allora non nasce materia minerale, ma nasce invece materia vegetale. Quando, dunque, lo Spirito si frange nella sostanza eterica, nasce materia vegetale.

Ieri, però, abbiamo incontrato una sostanza eterica particolare. Abbiamo trovato un corpo eterico che aveva una preponderanza, una prevalenza sulla sostanza astrale e abbiamo detto che ciò è dovuto agli influssi luciferici che sono stati esercitati sull'uomo. Abbiamo trovato non solo una sostanza eterica che prevale sull'astrale, ma anche una corporeità fisica che prevale sulla sostanza eterica, sul corpo eterico. Anzi, è stata la prima cosa che abbiamo trovato. Ora, considerate questa peculiarità che è sorta soltanto in conseguenza dell'influsso luciferico; questa singolare cooperazione in questo organismo umano mal combinato! Là dove il corpo fisico s'incontra col corpo eterico e il corpo eterico è turbato dalla preponderanza del corpo fisico, non è come se lo Spirito si rompeva spruzzando nella sostanza eterica, poiché va a spruzzare in una corporeità che è sì corporeità eterica, ma nella quale il fisico ha la preponderanza. Se dunque lo Spirito si rompe e spruzza in una sostanza così preparata, nasce allora la sostanza nervosa, la materia nervosa. Quando dunque lo Spirito penetra nella corporeità eterica che viene sopraffatta dalla corporeità fisica, nasce la materia dei nervi.

Avete qui tre gradi di materialità. Innanzitutto la materialità che si manifesta nel mondo dei sensi, poi quella riscontrabile nei corpi vegetali e, infine, quella riscontrabile nel corpo umano e in quello animale a causa di irregolarità. Ora, pensate a tutto ciò che dovremmo fare se volessimo elencare tutte le diverse condizioni delle svariate materie del mondo. Abbiamo già visto tante cose sorgere come irregolarità a causa dell'influsso luciferico; abbiamo visto inoltre come la corporeità eterica possa avere la preponderanza sulla corporeità astrale. Quando nella corporeità astrale, in cui prevale la corporeità eterica, irradia in certo modo lo Spirito, ne nasce la materia muscolare. Per questo la materia dei nervi e la materia dei muscoli hanno un aspetto così singolare che non può essere paragonato a null'altro nel mondo esterno, perché nascono in maniera così complicata. Ve lo potete rappresentare considerando le differenze che passano tra il far spruzzare un qualche metallo liquido, anzitutto nell'aria libera e poi nell'acqua, e il farlo spruzzare nella materia solida. Oggi voglio principalmente mostrarvi in quali profondità dell'essere bisogna discendere, volendo arrivare alla radice di queste cose. Infatti, se si vuole ora far spruzzare lo Spirito in ciò che vi è di ancor più materiale, dove l'Io agisce con preponderanza nel corpo astrale, se dunque lo Spirito si rompe e irradia in ciò che gli viene incontro come l'irregolarità corporea che deriva dal fatto che l'Io prevale sul corpo astrale in quanto ego, ne nasce, ma solo attraverso molteplici trasformazioni, la materia ossea. Come vedete, dunque, tutto dipende in sostanza dal modo in cui la materia si rompe e si polverizza quando nasce dallo Spirito. Ora, tenete a mente quanto vi ho detto, anche se non riuscite a seguirlo nei particolari con tutti i vostri pensieri; avrete comunque afferrato il senso dell'insieme, e cioè che la materia deve essere considerata come Spirito che si frange e si polverizza, ma a questo Spirito che si frange può venire già incontro qualcosa, e in base a ciò che gli viene incontro esso va a frangersi e a spruzzare in questo o in quello, e ne nascono materie configurate in modo diverso: materia nervosa, muscolare, vegetale e così via.

Ora vi si affaccerà una domanda: «Che cosa sarebbe dunque successo all'uomo se non fosse intervenuto l'influsso luciferico a questo proposito?». Già ieri abbiamo accennato a molte cose che sarebbero avvenute, ma ora ci chiediamo che cosa sarebbe successo a questo proposito. Vedete, i nervi dell'uomo non sarebbero mai potuti essere come sono oggi. Questi nervi, infatti, nascono solo grazie a quel rapporto irregolare. Lo stesso vale per ossa e muscoli, che non avrebbero potuto esistere senza l'intervento dell'influsso luciferico. Insomma, abbiamo visto nascere le diverse materie per il fatto che delle forme spirituali si riversano in qualcosa che esiste solo grazie all'influsso luciferico: senza quell'influsso, tutte queste materie muscolari, nervose ecc. non avrebbero potuto esistere. Dobbiamo dunque chiederci, in senso ancora più rigoroso rispetto a ieri: «Che cos'è allora l'intero uomo materiale?». Ciò che ci appare esteriormente è esclusivamente il risultato dell'influsso luciferico. Se l'influsso luciferico non ci fosse stato, l'uomo non avrebbe né nervi, né muscoli, né ossa nel senso odierno del termine. Il materialismo non descrive altro che ciò che Lucifero ha fatto all'uomo, pertanto il materialismo è eminentemente frutto dell'insegnamento di Lucifero e rifiuta tutto il resto.

Come sarebbe, dunque, l'uomo se fosse rimasto paradisiaco? Per poter costruire su queste basi domani con rappresentazioni più facili, oggi voglio tracciarvi un rapido schizzo di ciò che l'uomo sarebbe diventato se l'influsso luciferico non ci fosse stato. In primo luogo, nell'evoluzione umana sulla Terra ci sarebbe stato l'influsso degli Spiriti della Forma, perché gli Spiriti della Forma sono gli ultimi Spiriti delle Gerarchie superiori che hanno agito sull'uomo dall'esterno. Questi Spiriti della Forma crearono anzitutto una forma puramente soprasensibile, che non aveva nulla a che vedere con lo spazio. Tutto ciò che si sarebbe svolto in tal caso (lasciatemelo indicare oggi solo di sfuggita) non sarebbe stato visibile né percepibile da occhi o sensi esterni, in quanto le forme puramente animiche non possono essere percepite da sensi esterni. Ciò che sarebbe avvenuto corrisponde a ciò che è descritto nel mio libro L'Iniziazione come «conoscenza immaginativa». Gli Spiriti della Forma avrebbero creato prima di tutto l'«Immaginazione». Niente di sensibile, bensì immaginazione soprasensibile.

Ora, vediamo approssimativamente ciò che sarebbe stato, ma facciamolo in modo schematico.

Avremo allora una figura immaginativa di tutto ciò che gli Spiriti della Forma hanno creato come loro immaginazione dell'uomo (1). Ciò sarebbe permeato di quanto è rimasto all'uomo dalle creazioni delle Gerarchie precedenti e, dunque, di ciò che è rimasto all'uomo per opera degli Spiriti del Movimento, vale a dire: movimento interiore (2), disegnato schematicamente. Ci si presenterebbe come quella «conoscenza ispirata» che abbiamo descritto nel libro L'Iniziazione, in quanto questi movimenti sarebbero riconoscibili soltanto come ispirazioni; in altre parole, l'uomo intero sarebbe fatto di immaginazione e l'ispirazione risulterebbe essere movimento. E ciò che forniscono gli Spiriti della Saggezza sarebbe l'«Intuizione». Questi contenuti interiori essenziali riempirebbero dunque tutto ciò di cui parliamo. Dovremmo introdurre qui l'Intuizione, vale a dire Entità immediate, e allora troveremmo il tutto procedente dal Cosmo, come ravvolto in un uovo d'aura prodotto dagli Spiriti della Volontà. Questa sarebbe la natura umana soprasensibile, costituita da contenuti accessibili soltanto a una conoscenza puramente soprasensibile. Per quanto possa sembrare fantasioso, questo è l'uomo reale; è, per dirlo simbolicamente, l'uomo paradisiaco, che non consiste di quei contenuti materiali dei quali consiste ora, ma che è assolutamente essenza soprasensibile.

Che cosa è dunque avvenuto, per effetto dell'influsso luciferico? Per l'influsso luciferico, le Immaginazioni sono state, per così dire, sprizzate fuori con lo Spirito che si frangeva, vale a dire con la materia, e ciò che in tal modo è divenuto lo abbiamo oggi come sistema osseo umano. Il sistema osseo è l'uomo «immaginato» riempito di materia. Ma la materia non fa parte dell'uomo superiore vero e proprio, bensì, a causa dell'influsso luciferico, è stata sprizzata in ciò che altrimenti sarebbe rimasto solo immaginativo. Se ciò non fosse un nonsenso, si sarebbe potuto passare comodamente attraverso un uomo, ma le Immaginazioni si sono rattrappite e sono state riempite di materia ossea. Attualmente, se si vuole passare attraverso l'uomo, si va a cozzare contro le ossa; egli è diventato impenetrabile. Ciò che è degli Spiriti del Movimento è riempito di materia muscolare, e ciò che sarebbe da percepire come Intuizione è riempito di materia nervosa. Solo al di là di questo inizia il soprasensibile, in cui è già compreso il corpo eterico dell'uomo, il quale, dunque, è già soprasensibile. Oggi non è che l'elemento materiale più sottile, che appare appunto come le più sottili emanazioni dell'eterico, ciò da cui ha origine la materia ancora più fine della materia nervosa, e che non viene nemmeno preso in considerazione.

Così l'uomo è reso grossolano al massimo grado. Se fosse diventato ciò che avrebbe dovuto diventare secondo le intenzioni e le idee originarie degli Dei, non avrebbe ossa e la sua forma consisterebbe di ossa soprasensibili, immaginative; non avrebbe muscoli come apparati di movimento, ma sostanza soprasensibile che si muoverebbe in lui, mentre ora ciò che si muove è imbullonato di sostanza muscolare. Ciò che gli Spiriti del Movimento hanno dato come movimento soprasensibile è diventato il movimento fisico nei muscoli, e ciò che gli Spiriti della Saggezza hanno dato come intuizione, nell'uomo è diventato la materia nervosa che si è inserita nell'intuizione. Se dunque nei libri di anatomia trovate indicato il sistema osseo, potete pensare: «Ciò che originariamente era pura Immaginazione, dall'influsso luciferico e arimanico è stato reso così grossolano quale ci appare oggi nelle ossa dense e grosse, che possono spezzarsi; così solidificate sono qui le Immagini! Ora, potreste obiettare che l'uomo non può trovare già nel mondo fisico un riflesso del mondo immaginativo? Colui che sa che questo scheletro umano è l'effigie di un'Immaginazione, quando osserva uno scheletro, riconosce assolutamente un'effigie del mondo immaginativo. E quando vedete raffigurato l'uomo muscoloso, dovete davvero dire: «Questa è una figura assolutamente contro natura, è qualcosa di menzognero, perché io lo vedo riprodotto, mentre dovrei spiritualmente udirlo». In verità, dunque, si tratta di questo: il movimento ritmico è soprasensibilmente riempito di materia muscolare che non dovrebbe avere; ciò che non è materia non dovrebbe essere visto, ma udito, come le vibrazioni della musica. Bisognerebbe udire le ispirazioni. E ciò che vedete riprodotto come uomo muscolare sono le ispirazioni dell'uomo fissate attraverso la materia. Il sistema nervoso non dovrebbe essere né visto né sentito, ma percepito del tutto spiritualmente. In una concezione cosmica del mondo, è assolutamente irregolare che ciò che dovrebbe essere afferrato esclusivamente in purissima spiritualità, sia un involucro spirituale sprigionato nella realtà e riempito di materia fisica: si finisce per vedere ciò che dovrebbe essere percepito soltanto come intuizione.

L'uscita dal Paradiso consiste nel fatto che l'uomo, in origine, era nel mondo spirituale, vale a dire nel Paradiso, e là era costituito di Immaginazione, Ispirazione e Intuizione: la sua esistenza era dunque totalmente superterrestre. Poi, a causa di ciò che provocò in se stesso per l'influsso luciferico, venne sprizzato fuori con ciò che fu prodotto nel frantumarsi dello Spirito e nel suo divenire materia. Questa è dunque qualcosa di cui siamo riempiti, ma che non ci appartiene. Noi portiamo in noi questa materia e, proprio perché la portiamo in noi, dobbiamo morire fisicamente. Questo è effettivamente il motivo della morte fisica e di molte altre cose. Infatti, mentre l'uomo ha, per così dire, abbandonato il suo stato spirituale, egli vive qui, nell'esistenza fisica, solo finché la materia non sopraffà ciò che la tiene insieme. Essa è tale che vorrebbe continuamente scoppiare e la materia nelle ossa viene tenuta insieme soltanto dalla forza dell'immaginazione. Quando la forza delle ossa prende il sopravvento, queste perdono la capacità di vivere. Lo stesso vale per i muscoli e i nervi. Non appena la materia delle ossa, dei muscoli e dei nervi prende il sopravvento sull'Immaginazione, l'Ispirazione e l'Intuizione, e riesce a esplodere, l'uomo deve lasciare il suo corpo fisico. Qui avete il nesso tra la morte fisica e l'influsso luciferico; domani dovremo cercare di capire come anche il Male, le malattie e le altre cose siano venute nel mondo.

5°Il doppio essere dell’uomo: la forma che si frantuma e la sostanza irradiante. Il mistero del loro inserirsi nel cosmo: la tecnica del karma.

Hannover, 31 Dicembre 1911

Il doppio essere dell'uomo: la forma che si frantuma e la sostanza irradiante – Il mistero del loro inserirsi nel Cosmo: la tecnica del karma – L'accendersi dello Spirito attraverso la decadenza della materia – Il sangue è un succo peculiare.

La cosa più importante emersa dalla conferenza di ieri è che, partendo da tutte le diverse complicate esposizioni, abbiamo ottenuto un'idea di ciò che dobbiamo, in primo luogo, figurarci quando parliamo di materia, di sostanzialità; e cioè che per materia, per sostanzialità, dobbiamo intendere forme spirituali spezzate, per così dire, forme spirituali polverizzate. In queste conferenze abbiamo dovuto accennare al fatto più essenziale dell'esistenza umana da questo punto di vista, perché, come esseri umani, siamo immersi in questa esistenza materiale; la forma spirituale che si frantuma è penetrata in noi e, in quanto esseri terreni, ci pervade. Questo è ciò a cui fa riferimento la cacciata dal Paradiso, la compensazione dell'uomo con la materia terrestre. Se avete seguito ciò che abbiamo detto ieri, non solo concettualmente, ma partecipandovi anche con la vita dell'anima, avrete anche acquisito la consapevolezza che nell'uomo esiste una sorta di doppio. Pensate, ad esempio, a come, per opera dell'influsso luciferico, nell'uomo siano state inserite le nostre percezioni dei sensi, quali le abbiamo come esseri terreni. Abbiamo spiegato che queste percezioni sensoriali non erano state destinate all'uomo fin da principio, ma che gli era stata preordinata una comunione di vita con la Volontà operante, e che il modo in cui oggi sentiamo con gli orecchi, vediamo con gli occhi e percepiamo con gli altri organi sensoriali è già un fatto che, in sostanza, è avvenuto in seguito all'influsso luciferico. Inoltre, abbiamo accennato che tutto ciò che ci appare nel fisico come secrezioni linfatiche è prodotto dallo spostamento degli arti dell'organismo umano, di cui abbiamo parlato. Infine, abbiamo concluso che tutta l'attività organica normale, la nutrizione e l'elaborazione delle materie nel corpo umano sono riconducibili a una sorta di eccedenza dell'attività del corpo astrale rispetto a quella del corpo eterico, eccedenza che è stata prodotta dall'influsso di Lucifero. Ieri, osservando la questione da un altro punto di vista, abbiamo notato che anche la materia nervosa e la sostanza nervosa dipendono dall'influenza luciferica, così come la materia muscolare e la sostanza ossea.

Consideriamo ora questo doppio essere umano e riflettiamo: «Da un lato, abbiamo constatato che la percezione sensoriale, l'attività linfatica e l'intero processo organico materiale sono dovuti all'influsso luciferico, e dall'altro lato, che è dovuta all'influsso luciferico anche l'esistenza dei nervi, dei muscoli e del sistema osseo. Quali rapporti intercorrono tra loro questi due aspetti dell'uomo: l'uomo dell'attività sensoriale, linfatica e nutritiva da un lato e, dall'altro, l'uomo costituito di nervi, di muscoli e di ossa? Quale compito cosmico, universale, hanno questi due nel loro accoppiamento nella natura umana?». Ora, riflettendoci senza ricorrere all'occultismo, giungerete facilmente alla conclusione che tutto ciò che è legato alla nostra attività sensoriale, linfatica e digestiva è, in fondo, qualcosa che, una volta svolto nell'uomo, appartiene veramente alla transitorietà. È qualcosa che, per così dire, l'uomo, per sua stessa natura, lascia dietro di sé. Rendiamoci ben conto che il fatto che svolgiamo le attività organiche non serve all'eterno. Basta osservare ciò che insegnano la scienza o la vita quotidiana per affermare: «In quanto appa- rati di nutrizione e digestione, siamo davvero terribil- mente impigliati in questa vita. È una ruota che gira continuamente allo stesso modo». Se si considera il fatto che l'uomo, se ne ha occasione nella vita, può diventare nel corso degli anni un perfetto buongustaio per determinati cibi o bevande, mentre prima non lo era, c'è da dire: «In questo continuo ripetersi di nutrizione, digestione ecc. si palesa ben poco progresso; in questo campo tutto si ripete sempre allo stesso modo, e nessuno si sognerà di pensare che noi uomini, in quanto dobbiamo esercitare queste attività, deriviamo da esse un carattere di eternità». Anche la secrezione glandolare ha adempiuto il suo compito non appena è avvenuta. Naturalmente, per la vita complessiva dell'organismo essa ha un'importanza, ma non ha valore eterno. Lo stesso vale per la percezione sensoriale, in quanto l'impressione dei sensi è fugace; se riflettete su come ciò che avete accolto come impressione dei sensi impallidisca già dopo pochi giorni e su come, in sostanza, il ricordo sia radicalmente diverso dalle percezioni dei sensi stesse, dovete ammettere: «Le percezioni dei sensi sono, sì, qualcosa di bello e di rallegrante per la vita umana nell'immediata impressione e osservazione, ma certamente esse non hanno un valore eterno». Infatti, dove sono i valori che le impressioni dei sensi, che avete forse avuto da bambini o da giovanetti, hanno generato per voi, miei cari amici? Dov'è ciò che allora è giunto al vostro occhio, al vostro orecchio? Come sono pallidi i ricordi! Se riflettete che l'uomo, in quanto uomo dei sensi, del sistema glandolare e della digestione, non ha, per virtù di queste attività, nessun valore eterno, allora potrete facilmente collegare questo pensiero col pensiero generale che abbiamo espresso ieri (e che, purtroppo, in brevi conferenze può venire solo abbozzato) col pensiero della forma che s'infrange. Mentre la forma, infrangendosi, si disperde in queste attività, fornendo così all'organismo una forma che si spezza, vale a dire della materia, ne deriva l'attività sensoriale, la secrezione delle ghiandole e la digestione. In questi casi, ci si rende conto che si ha a che fare con una forma che si spezza, che si disgrega. I processi di disgregazione della forma che osserviamo nell'attività dei sensi, nella secrezione delle ghiandole e nell'attività digestiva non sono che processi speciali, particolari di ciò che, in generale, possiamo denominare processo di disgregazione della forma o esplosione della forma nella materia.

La cosa è affatto diversa quando passiamo all'attività dei nervi, dei muscoli e delle ossa dell'uomo. Ieri abbiamo potuto indicare che, in certo modo, nel sistema osseo è presente l'Immaginazione, divenuta materiale; immagini divenute materiali: nel sistema muscolare, l'Ispirazione è diventata materiale nella mobilità; nel sistema nervoso, l'Intuizione è diventata materiale. Ora, ci si mostra (e qui veniamo a un'esposizione più precisa di una cosa che nelle conferenze più generali di Scienza dello Spirito può essere esposta solo approssimativamente) che, quando l'uomo passa attraverso le porte della morte, il suo sistema osseo si disgrega gradualmente, per decomposizione o combustione o in altro modo. Ma ciò che rimane, quando il sistema osseo si disgrega materialmente, è l'immaginazione, che non va perduta e rimane in quelle sostanze che si attaccano a noi anche quando l'uomo passa attraverso le porte della morte ed entra nel Kamaloka o nel Devachan³. La figura immaginativa che noi conserviamo, quando viene considerata da un chiaroveggente veramente esperto, non è proprio simile al sistema osseo; tuttavia, quando il Dr. Steiner si occupa diffusamente delle varie sfere del mondo soprasensibile in altre sue opere (cfr. Teosofia e Scienza Occulta), il Kamaloka corrisponde al nostro Purgatorio e il Devachan al mondo spirituale propriamente detto. (N. d. T.).

Se il chiaroveggente è meno esperto, la sua immaginazione viene influenzata, e presenta qualche somiglianza con il sistema osseo umano; per questo motivo, non senza ragione, la morte viene spesso raffigurata sotto forma di scheletro. Ciò è dovuto a una chiaroveggenza non disciplinata che, in ogni caso, non va troppo lontano dal segno. A questa immagine si unisce ora ciò che rimane dei muscoli quando si disgregano materialmente; l'ispirazione della quale i muscoli sono soltanto l'espressione, poiché non sono che ispirazioni penetrate di materia. L'ispirazione ci rimane quando siamo passati attraverso le porte della morte. Questo è molto interessante. In modo analogo, ci rimane l'intuizione, come residuo del sistema nervoso, quando, dopo la morte, i nervi stessi subiscono il loro processo di decadenza o di distruzione. Tutti questi sono veri elementi costitutivi del nostro corpo astrale ed eterico.

Voi già sapete che non si depone totalmente il corpo eterico, ma che ne prendiamo con noi un estratto quando siamo passati attraverso le porte della morte. Ma non avviene solo questo; bensì altro ancora. L'uomo porta costantemente con sé il suo sistema nervoso, che non è altro che Intuizione compenetrata di materia. Mentre l'uomo porta per il mondo il suo sistema nervoso, l'Intuizione è presente ovunque i nervi compenetrano l'organismo umano; da questa Intuizione emana la spiritualità che l'uomo ha sempre intorno a sé come un'aura irradiante. Dunque, non solo è da considerarsi ciò che prendiamo con noi quando passiamo per le porte della morte, ma, a misura che i nervi si disgregano, irradiamo sempre Intuizione. Abbiamo sempre in noi un processo di disgregazione, un continuo rinnovamento, sebbene nel sistema nervoso si trovi la massima durevolezza; avviene un'irradiazione che si può percepire soltanto per mezzo dell'intuizione. Possiamo quindi affermare: «Dall'uomo irradia continuamente sostanza spirituale, sostanza afferrabile intuitivamente, nella stessa misura in cui il suo sistema nervoso fisico si disgrega». Già da questo potete vedere che, mentre l'uomo adopera il suo sistema nervoso fisico e lo consuma portandolo a disgregarsi, egli non è davvero privo d'importanza per il mondo. Ha una grande importanza. Poiché, quali sostanze afferrabili intuitivamente irradiano da lui, dipende da come e per cosa egli utilizza i suoi nervi. Così come, quando l'uomo adopera i suoi muscoli, ne irradiano sostanze afferrabili mediante l'ispirazione. Questa irradiazione popola continuamente il mondo di una quantità di processi di movimento differenziati in modo infinitamente sottile. Sostanze ispirate vengono irradiate (le parole non sono formulate in modo del tutto felice, ma non ne abbiamo altre). Dalle ossa dell'uomo, in particolare, fluisce ciò che possiamo chiamare sostanza afferrabile immaginativamente. Questo è particolarmente interessante. Non per darvi una super-nutrizione di risultati dell'indagine chiaroveggente, ma perché è veramente interessante, voglio dirvi che, per causa di questa irradiazione che parte dalle ossa quando si disgregano, l'uomo, in certo modo, lascia dietro di sé delle immagini spirituali percepibili mediante l'Immaginazione. Dovunque siamo stati, restano delle fini ombre e, se tra poco uscirete da questa sala, su queste sedie rimarranno in certo modo delle fini immagini-ombre, percepibili con una chiaroveggenza acuta e ben disciplinata, fin tanto che non verranno accolte nel processo generale del mondo; fini ombre di ciascun individuo vengono irradiate dal suo sistema osseo. È a queste immagini che si deve il senso di disagio che talvolta si prova entrando in una stanza che è stata prima occupata da una persona sgradevole. Questo è dovuto alle immagini che egli ha lasciato dietro di sé. In un certo senso, ci imbattiamo ancora in lui sotto forma di immagine-ombra, e una persona alquanto sensitiva non è da meno di un chiaroveggente, poiché prova disagio per ciò che un altro lascia dietro di sé in una stanza. Il chiaroveggente ha solo questo in più: può percepire, in una figura immaginativa, ciò che l'altro sente solo.

Ma che cosa avviene di tutto ciò che irradiamo in tal modo? Se riassumiamo ciò che irradiamo, abbiamo in sostanza tutto ciò che abbiamo fatto e messo nel mondo. Infatti, qualunque cosa facciamo e in qualunque modo, quando ci muoviamo e andiamo in giro facendo una cosa, mettiamo in movimento il nostro sistema muscolare e osseo. Ma anche quando non facciamo altro che giacere e pensare, irradiamo sostanza che possiamo percepire intuitivamente. In altre parole, tutto ciò che mettiamo in atto viene continuamente irradiato nel mondo. Se questi processi non avvenissero, della nostra Terra, una volta arrivata alla meta della sua evoluzione, non resterebbe null'altro che materia polverizzata, che, come tale, si disperderebbe nello spazio cosmico universale. Ma ciò che per mezzo dell'uomo viene salvato dai processi materiali della Terra, vive nel Cosmo generale, nel mondo generale, come l'elemento che può nascere per mezzo dell'Ispirazione, dell'Intuizione e dell'Immaginazione. In questo modo l'uomo fornisce al mondo il materiale con cui esso si edifica a nuovo. Sarà questo a sopravvivere come lo spirituale-animico di tutta la Terra, quando la Terra, riguardo alla sua materialità, si disgregherà come un cadavere, così come sopravvivono la singola anima e la singola spiritualità umana quando il singolo uomo è passato attraverso le porte della morte. L'uomo porta con sé la propria anima attraverso le porte della morte; la Terra, invece, trasporta all'esistenza di Giove ciò che è nato dalle intuizioni, ispirazioni e immaginazioni degli uomini. In questo modo abbiamo evidenziato la grande differenza che esiste fra l'uno e l'altro di questi due esseri nell'uomo, in quanto è un essere doppio. Quello che percepisce mediante i sensi, che secerne mediante le ghiandole, che si nutre e che digerisce, è l'uomo destinato a disgregarsi nel tempo. Quello, invece, che viene elaborato per dare origine ai sistemi di nervi, muscoli e ossa viene incorporato alla Terra affinché possa continuare a sussistere.

Ora, però, nel complesso della nostra esistenza si inserisce qualcosa che è un mistero, qualcosa che, in effetti, essendo un mistero, non è comprensibile per l'intelletto, ma deve essere colto e creduto dall'anima; eppure è vero. In altre parole, ciò che l'uomo può irradiare nel suo ambiente si divide nettamente in due parti: una parte costituita da ispirazione, intuizione e immaginazione, di cui l'esistenza cosmica universale ha bisogno e che assorbe in sé; altre cose, invece, non vengono assorbite né accolte, ma respinte. Il Cosmo dichiara: «Sì, talune di queste ispirazioni, intuizioni e immaginazioni possono servirmi; io le posso assorbire e elevare fino all'esistenza di Giove». Altre, invece, non le accoglie, le respinge, e la conseguenza è che queste Intuizioni. Poiché non vengono accolte in nessun luogo, le ispirazioni e le immagini continuano a restare spiritualmente nel Cosmo e non possono essere disciolte. Dunque, ciò che irradiamo si scinde in due parti: una che viene accolta volentieri dal Cosmo e una che esso respinge, non accetta e lascia sussistere com'è. Queste ultime irradiazioni restano quindi come sono. E quanto tempo rimangono così? Rimangono così finché l'uomo stesso non le annulla per mezzo di irradiazioni capaci di distruggerle. Di regola, nessun'altra persona ha la facoltà di distruggere le irradiazioni respinte dal Cosmo se non chi le ha irradiate. Questo è il meccanismo del karma: dobbiamo ritrovarci nuovamente, nel corso del nostro karma, di fronte a tutte quelle cose che, sotto forma di Immaginazioni, Ispirazioni e Intuizioni, sono state respinte dal Cosmo. Se dobbiamo annullarle, è perché il Cosmo accoglie soltanto ciò che è giusto dal punto di vista del pensiero, bello dal punto di vista del sentimento e buono dal punto di vista morale. Tutto il resto esso respinge. Questo è il mistero. E ciò che è falso nel pensiero, brutto nel sentimento e moralmente cattivo, se ha da cessare di esistere, deve essere cancellato dall'esistenza per mezzo di altri pensieri, sentimenti, impulsi volitivi o azioni corrispondenti: altrimenti seguirà l'uomo fino a tanto che non l'abbia cancellato. Questo ci mostra che non è vero che il Cosmo sia costituito solo da leggi naturali neutre o si manifesti solo per mezzo di leggi neutre. Il Cosmo che ci circonda, che riteniamo di poter afferrare per mezzo dei sensi e dell'intelletto, è governato da ben altre forze: respinge con severità ogni elemento cattivo, brutto e falso, mentre è avido di accogliere in sé il buono, il bello e il vero. Le Potenze del Cosmo non giudicano soltanto in determinati momenti; in realtà, il loro giudizio attraversa tutta l'evoluzione della Terra.

Ora possiamo rispondere alla domanda: «Qual è, in generale, il rapporto tra l'evoluzione dell'uomo e le Entità spirituali superiori?».

Abbiamo visto che l'uomo sensoriale-linfatico-digerente, quello che possiamo chiamare, è sorto per opera dell'influsso luciferico. Anche l'altra parte dell'uomo può, in certo modo, ascrivere all'influsso luciferico. Mentre la prima è la parte dell'uomo soggetta alla distruzione, totalmente destinata alla temporalità, l'altra parte dell'uomo ha il compito di salvare l'umano per l'eternità e di portarlo a un'esistenza successiva. È compito della parte dell'uomo costituita di nervi, muscoli e ossa trasferire all'esistenza successiva ciò che l'uomo sperimenta sulla Terra. Da tutto ciò si evince che l'uomo, in sostanza, è precipitato dalla sua altezza spirituale quando è diventato un essere costituito di sensi, ghiandole e sistema digestivo, e che, a poco a poco, egli si sforza di risalire all'esistenza spirituale, avendo ricevuto in contrappeso tutta la costituzione umana di nervi, muscoli e ossa.

Ora, è singolare il fatto che queste eliminazioni di sostanza intuitiva, ispirativa e immaginativa possano prodursi solo perché i processi materiali si manifestano come processi di distruzione. Se i nostri nervi, i nostri muscoli e le nostre ossa non deperissero continuamente, ma rimanessero ciò che sono, non potremmo eliminare tutto ciò, poiché soltanto attraverso la distruzione che si esprime nell'esistenza materiale avviene, per così dire, la combustione e l'accensione dello Spirito. Se dunque i nostri nervi, i nostri muscoli e le nostre ossa non potessero decadere e poi disgregarsi totalmente con la morte, noi saremmo condannati a essere un ente confinato unicamente entro questa vita terrestre e non potremmo partecipare al progresso futuro. Noi saremmo un presente uniformemente rigido e pietrificato, non un'evoluzione verso il futuro. In effetti, le forze in gioco nelle due parti costitutive dell'uomo sono come due forze che si equilibrano a vicenda.

In mezzo a queste due forze, quasi a metterle in relazione, sta quella sostanza, quella materialità di cui abbiamo già spesso parlato, anche partendo dalle rappresentazioni antroposofiche più generali, ma non tanto dal punto di vista dal quale ne parliamo ora; in mezzo alle due sta dunque il sangue, che anche sotto questo aspetto è un «succo peculiare». Abbiamo visto come tutto ciò che abbiamo imparato a conoscere come sostanza nervosa ecc. sia diventato ciò che è, nel suo modo di esercitare l'attività delle forze, per opera dell'influsso luciferico. Ma nel sangue abbiamo qualcosa che ha subito immediatamente l'influsso luciferico, come materia stessa. Infatti, abbiamo già visto che il modo in cui il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale interagirebbero tra loro, se non fosse avvenuto l'influsso luciferico, sarebbe diverso. Qui, sotto un certo rapporto, abbiamo a che fare con una specie di elementi soprasensibili che poi, a loro volta, accolgono la materia e che, dunque, soltanto per mezzo dell'influsso luciferico operano sulla materia, in modo che essa diventi tale. Le sostanze nervose, muscolari e ossee nascono dal fatto che certi corpi dell'uomo sono connessi in modo irregolare; su queste sostanze, in quanto tali, Lucifero non ha influenza, perché le sostanze nascono soltanto in seguito al fatto che egli ha spostato, in certo modo, i corpi. Dunque, dov'egli si è avvicinato all'uomo, ha prodotto uno spostamento. Ma sul sangue ha un influsso diretto, in quanto materia, in quanto sostanza. Il sangue è l'unico succo (e perciò così peculiare) nel quale si mostra immediatamente nella materia, nella sostanza materiale stessa, che nell'uomo terrestre attuale non è quale era stato preordinato, se l'influsso luciferico non fosse intervenuto. Il sangue è diventato completamente diverso da ciò che avrebbe dovuto essere. Anche questo è molto strano, ma è proprio così. Ricordate ciò che abbiamo detto ieri sul modo in cui, in generale, si produce la materia. Abbiamo detto che la materia nasce quando la forma spirituale giunge fino a un certo limite e poi si frantuma, cosicché la forma polverizzata rappresenta la materia. Questa è la vera e propria materia terrestre. Nel minerale, essa si presenta immediatamente in questo modo, perché le altre sostanze vengono trasformate per il fatto di subire altri influssi. La sostanza sanguigna, in particolare, è una sostanza speciale.

Originariamente, dunque, anche questa sostanza sanguigna aveva la capacità di giungere fino a un certo limite della forma. Pensate che vi fossero dei raggi puramente spirituali della sostanza sanguigna (a), e che nel punto b la loro forza si esaurisse.

Il sangue, secondo la sua originaria disposizione, non avrebbe dovuto frantumarsi fino a polverizzarsi nello spazio, ma avrebbe dovuto diventare materiale solo un poco nel punto limite, per poi rimbalzare in se stesso (punti verso l'alto), ritornare nuovamente e immediatamente nello Spirito. Questo sarebbe dovuto essere il sangue. In altre parole, il sangue avrebbe dovuto giungere solo fino alla formazione di una sottile pellicola, fino all'inizio della formazione materiale, in modo da uscire dallo Spirito solo per un momento, da diventare materia solo un poco, fino a essere materialmente percepibile, e poi ritornare nello Spirito e venirne nuovamente accolto. Il sangue avrebbe dovuto fluttuare costantemente fuori e ritornare dentro allo Spirito. Questa sarebbe stata la sua vera natura. Il sangue avrebbe dovuto solo accendersi e risplendere nella materia, ma avrebbe dovuto essere realmente qualcosa di affatto spirituale. Questo sarebbe avvenuto se, al principio della loro evoluzione terrestre, gli uomini avessero ricevuto il loro Io soltanto dagli Spiriti della Forma; in tal caso, infatti, gli uomini sentirebbero il loro Io per la resistenza prodotta da questo momentaneo accendersi del sangue. L'uomo percepirebbe il suo «Io sono» nell'accendersi del sangue e questo sarebbe l'organo della sua percezione dell'Io. Questa sarebbe stata l'unica percezione sensoriale dell'uomo; le altre non sarebbero esistite, se tutto si fosse svolto senza l'influsso luciferico.

Sarebbe stato un convivere con la Volontà operante. L'unica percezione sensoriale preordinata per l'uomo era quella di percepire il suo «Io sono» nell'accendersi della sostanza del sangue e nel suo immediato ritorno indietro nello Spirito. Invece di vedere colori, sentire suoni, percepire sapori, come fa l'uomo ora, egli avrebbe dovuto vivere realmente nella Volontà operante, avrebbe dovuto fare come se nuotasse nella Volontà operante. L'uomo era stato creato in modo che, dall'Universo spirituale nel quale era collocato come semplice Immaginazione, Ispirazione e Intuizione, avrebbe dovuto guardare verso la Terra o l'atmosfera della Terra, senza sentire: «Io sono racchiuso là dentro», ma piuttosto: «Io guardo a quell'essere laggiù, esso appartiene a me; là mi risplende incontro, come unico elemento materiale, il sangue spirituale che diventa materiale, e in quello percepisco il mio Io». L'unica percezione sensoriale che avrebbe dovuto prodursi sarebbe stata la percezione dell'Io, e l'unica sostanza, nel mondo materiale, che l'uomo avrebbe dovuto avere sarebbe stato il sangue in questa forma del suo momentaneo accendersi. Se l'uomo fosse diventato tale e fosse rimasto l'uomo paradisiaco, avrebbe dovuto guardare giù dall'Universo a ciò che è destinato a simbolizzarlo su questa terra e a dargli la consapevolezza dell'Io: un essere puramente spirituale costituito da Immaginazioni, Intuizioni e Ispirazioni, nelle quali sorge l'Io con il tentativo di accendersi dentro di esse. E in questo accendersi l'uomo avrebbe potuto dire: «Io sono, poiché produco ciò che sono laggiù».

È strano, ma è proprio così: «In realtà l'uomo era destinato a vivere nell'ambiente circostante alla Terra». Se dunque un uomo (a) vivesse in quell'ambiente, dovrebbe produrre sulla Terra stessa la sua immagine riflessa (b), e solo grazie a questo accendersi dovrebbe rifulgergli incontro il suo Io, e dire: «Laggiù vi è il segno di me». L'uomo non avrebbe dovuto portare in giro con sé la sua persona costituita di ossa, muscoli, nervi e vasi linfatici, ma avrebbe dovuto continuamente pronunciare il grottesco giudizio: «Ciò sono io». L'uomo avrebbe dovuto vivere nell'ambiente circostante al pianeta terrestre, incidere un segno nella terra per mezzo dell'accesa forma del sangue e dire: «Qui infiggo il mio palo, il mio sigillo e il mio segno, che mi fanno acquistare la conoscenza del mio Io. Poiché con ciò che sono diventato attraverso l'esistenza di Saturno, Sole e Luna, io emergo nell'Universo. Basta che io vi aggiunga l'Io; ma questo lo percepisco perché incido il mio segno laggiù e posso leggere continuamente, nel sangue che si accende, ciò che sono». Originariamente, quindi, non saremmo stati destinati a muoverci entro corpi di carne e d'ossa come facciamo ora, bensì a girare intorno alla Terra incidendo su questa i nostri segni e riconoscendo in essi che noi siamo quel che siamo, che noi siamo un Io. Chi non tiene conto di ciò non conosce l'essenza dell'uomo.

Ma Lucifero intervenne e fece sì che l'uomo non avesse soltanto il suo Io come percezione sensoriale, ma sentisse come suo anche tutto ciò che aveva già avuto sulla Luna come corpo astrale: pensare, sentire e volere. L'Io venne mescolato con tutto ciò, e ne derivò la necessità che l'uomo cadesse nella materia. La cacciata dal Paradiso è la caduta nella materia. Innanzitutto, nel sangue dell'uomo avvenne un mutamento: il sangue non si accese più solo per un momento per poi essere subito riaccolto nella spiritualità, ma la sostanza del sangue andò effettivamente più oltre e acquistò la disposizione a polverizzarsi, come oggi avviene.

Di conseguenza, la sostanza del sangue, che dovrebbe ritornare allo Spirito, mentre sta per diventare materiale, fuoriesce invece dal resto dell'uomo, riempiendo il resto del suo organismo e adattandosi alle forze di quest'ultimo.

A seconda che penetri, per esempio, nel corpo fisico o nel corpo eterico, o nel corpo astrale, ecc., essa diventa sostanza nervosa, muscolare, ecc. Mentre il sangue era destinato a spruzzare su e a scomparire immediatamente come materia, Lucifero lo fece penetrare nella materialità più grossolana. Questa è l'azione immediata che Lucifero ha compiuto sulla materia: egli ha fabbricato il sangue nella sua forma materiale, mentre nelle altre cose ha introdotto soltanto del disordine. Il sangue non esisterebbe affatto, ma solo nella sua spiritualità che arriverebbe solo fino al limite della materialità, fino allo status nascendi, e poi tornerebbe subito indietro. Il sangue, in quanto sostanza materiale, è creazione luciferica; e in quanto l'uomo ha nel sangue l'espressione fisica del suo Io, egli, su questa Terra, è legato al suo Io alla creazione di Lucifero. E poiché Arimane, a sua volta, si è accostato all'uomo perché Lucifero lo aveva preceduto, possiamo dire: «Il sangue è ciò che Lucifero ha gettato là affinché Arimane potesse raccoglierlo; così che entrambi possono ora accostarsi all'uomo». Dobbiamo ancora meravigliarci che, secondo un sentimento antichissimo, Arimane consideri il sangue come sua proprietà terrena? Dobbiamo meravigliarci che egli faccia scrivere i suoi patti col sangue e che pretenda che Faust gli firmi il patto col suo sangue? È proprio ciò che gli compete; tutto il resto, sotto certi aspetti, contiene un elemento divino che gli causa disagio; anche l'inchiostro, per Lucifero, è più divino del sangue, che è propriamente il suo elemento.

Vediamo così come l'uomo abbia in sé queste due «persone»: quella dei sensi, dei vasi linfatici e della gestione, e quella di nervi, muscoli e ossa; e vediamo come entrambe, nella loro grossolana materialità, con la quale vengono riversate le forze corrispondenti di queste due «persone», vengano alimentate da ciò che il sangue è divenuto in virtù dell'influsso luciferico. Poiché è facilmente riconoscibile anche dalla scienza esteriore che l'uomo, in quanto essere materiale, è totalmente un prodotto del suo sangue. Tutto ciò che nell'uomo è materia viene alimentato dal sangue, è vero sangue trasformato; di conseguenza, dal punto di vista della materia, ossa, nervi, muscoli e ghiandole sono sangue trasformato. L'uomo è veramente sangue; e in quanto è sangue, è Lucifero-Arimane stesso che viene continuamente trasportato da noi. Solo in quanto l'uomo, dietro a questa materialità, possiede ciò che il sangue versa nella materia, solo in riguardo a ciò egli appartiene ai mondi spirituali e all'evoluzione progressiva che non rappresenta un elemento rimasto indietro. Lucifero è rimasto indietro rispetto a determinati gradini dell'evoluzione, e lo stesso vale per Arimane.

Se teniamo conto di quanto abbiamo descritto sin qui, diremo: «Evidentemente gli uomini, dall'origine dell'evoluzione terrestre, avevano qualcosa in comune. Avevano, innanzitutto, qualcosa in comune nel sangue, ovvero il fatto che, se il sangue fosse rimasto quale era destinato all'uomo, sarebbe rimasto una pura emanazione degli Spiriti della Forma e nel sangue originale sarebbero vissuti in noi gli Spiriti della Forma». Questi Spiriti della Forma, come la maggior parte di voi già sa, non sono altro che i sette Elohim della Bibbia. Se l'uomo avesse conservato ciò che il suo sangue avrebbe dovuto essere originariamente, avrebbe avvertito in sé i sette Elohim; avrebbe cioè avvertito il suo Io come una settemplice entità, di cui un elemento sarebbe stato l'arto principale corrispondente a Jahve o Jehova, e gli altri sei sarebbero stati, anzitutto, arti secondari per l'uomo. Questa settemplicità, che l'uomo avrebbe percepito come il proprio Io, come introduzione dei sette Elohim o Spiriti della Forma, avrebbe originariamente conferito all'uomo ciò che oggi, con grande fatica, ci appropriamo nuovamente come natura umana settemplice, se il suo sangue non fosse stato guastato da Lucifero. A causa del suo sangue guastato, l'umanità ha dovuto attendere che una settemplicità tornasse a operare in lei, finché, in senso inverso, attraverso sufficienti irradiazioni di sostanza intuitiva, ispirativa e immaginativa da parte di nervi, muscoli e ossa, fosse

Cfr. R. Steiner: La Genesi. Trad. di E. De Renzis. Questo è ciò che stiamo compiendo oggi, indicando, prima in forma astratta, la natura umana che si introduce nell'Io dal corpo fisico, dal corpo eterico, dal corpo astrale, da sé stessa ( Jahve o Jehova), dal Manas o Sé Spirituale, da Budhi o Spirito Vitale e da Atma o Uomo-Spirito. Tuttavia, l'uomo non avrebbe potuto giungere a un oscuramento speciale degli altri sei arti e a una speciale chiarezza di uno degli arti, l'Io, se non gli fosse stato dato il relativo comando da Lucifero nel corso dell'evoluzione del mondo. All'inizio dell'evoluzione terrena, gli altri sei arti sono stati particolarmente oscurati e l'Io è stato reso particolarmente chiaro, illuminato da una forma più chiara di egoismo. Questo è avvenuto materialmente con l'immergere l'Io nella materia densa, in modo che potesse raggiungere più facilmente la propria coscienza come singolo e come unità; altrimenti, sin dall'inizio, si sarebbe sentito come una settemplicità.

Vediamo così che, da un lato, se il sangue dell'uomo fosse rimasto come era in principio, sarebbe giunto a un Io che, fin da principio, avrebbe avuto il carattere di essere diviso in sette. Tuttavia, con la comparsa di Lucifero come compagno dell'uomo, l'Io ha acquisito una dimensione unitaria, permettendo all'uomo di percepire e conoscere l'Io come il centro del proprio essere. Possiamo quindi comprendere che, in sostanza, dato che gli stessi sette Elohim si sono dovuti manifestare, fin dall'inizio, attraverso ogni Io umano, era in ciò che era stata data la disposizione originaria al sangue, qualcosa che univa gli uomini e li metteva in comunione, per cui gli uomini si sarebbero sentiti come un genere umano comune. Invece, ciò che è stato dato all'uomo da Lucifero è il fatto che l'uomo si senta come singolo Io, come speciale individualità, e si distacchi nella sua autonomia dal genere umano universale. Notiamo dunque che il processo universale sulla Terra si svolge in modo che Lucifero spinge l'uomo a diventare sempre più indipendente, mentre i sette Elohim lo portano a sentirsi sempre più parte dell'umanità intera.

Domani tratteremo il rapporto tra questi fatti e la moralità e la vita complessiva dell'umanità nella sua evoluzione.

6°Ciò che diviene e ciò che perisce. Le sette sfere delle piante e il loro centro. L’ambiente circostante lavora intorno all’uomo nel suo complesso.

Hannover, 1 Gennaio 1912

Ciò che diviene e ciò che perisce – Le sette sfere delle piante e il loro centro – L'ambiente circostante influenza l'uomo nel suo complesso – Fine della filosofia come scienza d'idee – Il processo spirituale di espirazione e inspirazione.

Avrete forse notato, proprio da queste conferenze, quanto l'uomo sia complicato e da quanti lati lo si debba studiare per giungere alla sua essenza. Ora vogliamo soltanto accennare a un fatto che, in certo modo, risulta uno dei più importanti dell'evoluzione umana, quando, seguendo l'indagine chiaroveggente, si considera il divenire dell'uomo da tempi molto remoti fino a oggi e ciò che si prospetta per l'umanità intera nel futuro. Nel corso di queste conferenze vi ho mostrato che, quando si educano la nostra facoltà di conoscenza e il nostro impulso verso la conoscenza, l'anima umana, mentre lavora per conquistarsela, assume in sé gli stati che possiamo indicare come ammirazione, venerazione, saggia armonia con i fenomeni del mondo e devozione di fronte alla vita universale: Quando l'anima si appropria questi stati d'animo, la conoscenza può gradualmente elevarsi al punto da distinguere ciò che ci circonda: da una parte, ciò che è in divenire e che raggiungerà la sua perfezione solo in futuro; dall'altra, ciò che gradualmente perisce, si estingue e muore. Nella regione del nascere e morire percepiamo proprio siffatte cose. Abbiamo appunto accennato in modo speciale al fatto che la laringe umana è destinata a diventare in futuro qualcosa di ben diverso da ciò che è attualmente. Oggi essa ci permette di comunicare al mondo esterno, per mezzo della parola, i nostri stati interiori, mentre in futuro ci permetterà di comunicare tutto ciò che siamo, ovvero di generare l'uomo intero, di diventare l'organo di riproduzione dell'avvenire.

In questo complicato microcosmo, in questo complicato mondo che chiamiamo uomo, per ogni organo che è, per così dire, in uno stadio embrionale e che raggiungerà poi un grado più alto di perfezione, ce n'è un altro che, in compenso, è in via di diminuzione e di decadenza. L'organo in decadenza, corrispondente alla laringe umana, è l'apparato uditivo. Così come l'apparato uditivo nell'uomo diminuirà sempre più fino a scomparire, la laringe diventerà sempre più perfetta e importante. Possiamo apprezzare appieno la grandezza di questo fatto solo se, con l'aiuto della Cronaca dell'Akasha, guardiamo indietro a un passato remoto degli uomini, e poi, da ciò che possiamo indagare, ci

I fatti del passato non vanno perduti per l'indagine spirituale. Quando l'uomo muore, la sua parte corporea perisce. Tuttavia, le forze spirituali dalle quali il corpo trae origine non scompaiono; lasciano una traccia nelle fondamenta spirituali del mondo. Chi è in grado di fare chiaroveggenza nei mondi superiori, alla fine si ritrova di fronte a un panorama spirituale vastissimo, nel quale sono impressi tutti gli eventi del passato del mondo. Impara così a leggere quella storia immemorabile che l'occultismo chiama la Cronaca dell'Akasha. (N. d. T.).

Mettiamo in grado di formarci una rappresentazione di ciò che una volta fu veramente l'apparato uditivo: l'orecchio. Seguire l'evoluzione dell'orecchio nel passato è di fondamentale importanza per la conoscenza dell'essere umano. Attualmente, infatti, questo apparato uditivo dell'uomo non è più che un'ombra di ciò che era in passato. Esso ode oggi solo i suoni, o meglio le parole che si esprimono sotto forma di suoni, del piano fisico. È, in certo modo, un ultimo residuo di ciò che un tempo fluiva nell'uomo per mezzo dell'udito, un ultimo resto, poiché un tempo attraverso questo apparato penetravano i poderosi movimenti dell'Universo intero. Oggi, per mezzo dell'orecchio, sentiamo soltanto musica terrestre, mentre in passato l'uomo percepiva la musica cosmica, quella delle sfere. E come oggi le parole sono rivestite di suoni, una volta la Parola divina, quella che il Vangelo di Giovanni annuncia come la Parola Cosmica, il Logos, era rivestita dalla musica delle sfere. Dal mondo spirituale, in tutto ciò che, in senso antico, può essere indicato come "udito", allora, come ora, fluiva soltanto la parola umana e la musica terrestre, la musica celeste, la musica delle sfere; e la musica delle sfere conteneva ciò che gli Spiriti divini pronunciavano. Come oggi l'uomo, per mezzo del suono, della parola e del canto, costringe l'aria a prendere forme precise, così le parole e la musica divine producevano delle forme.

La forma più preziosa può presentarsi davanti all'anima nel modo seguente: osservate un po', se oggi pronunciate una parola, o anche solo una vocale, diciamo per esempio A, attraverso questo A si produce nell'aria la possibilità che si crei una forma. Così dalla Parola cosmica nel mondo penetrava la forma e la forma più preziosa era l'uomo stesso. L'uomo stesso, nel suo stato originario, fu pronunciato e generato dalla Parola divina. «Gli Dei parlarono!» E come oggi l'aria si costituisce in forme per opera della parola umana, così il nostro mondo prese la sua forma attraverso la Parola degli Dei. All'epoca, l'organo dell'udito era molto più complesso; oggi è rattrappito. Poiché ciò che abbiamo oggi come organo uditivo esterno, che penetra nel cervello soltanto fino a una certa profondità, si allargava dall'esterno verso l'interno su tutta l'entità umana. E dovunque, nell'interno dell'entità umana, si propagavano le onde con le quali la Parola divina generava l'uomo nel mondo. Così l'uomo, quando veniva generato spiritualmente, veniva generato attraverso l'organo dell'udito e lo sarà in futuro, quando sarà nuovamente asceso, l'uomo avrà un orecchio del tutto rattrappito e rudimentale. Il senso dell'udito sarà totalmente sorpassato. L'orecchio si trova in una fase discendente, ma in cambio si svilupperà a più alto splendore e a più alta perfezione ciò che oggi è soltanto in germe, la laringe. E questa, nella sua perfezione, pronuncerà ciò che l'uomo potrà generare al mondo come ripetizione del suo proprio essere, così come gli Dei hanno pronunciato l'uomo sulla terra come loro creatura. Così, in un certo senso, il corso del mondo si inverte. L'uomo intero, quale abbiamo potuto contemplarlo e quale ci sta davanti, è appunto il prodotto di un'evoluzione discendente; e se contempliamo un organo come quello dell'orecchio, dobbiamo dire: «Quest'orecchio, che è arrivato a una condensazione interiore dell'elemento osseo nei cosiddetti ossicini, è, per così dire, nell'ultimo stadio di un'evoluzione discendente. Il senso, inteso come tale, sta scomparendo. L'uomo si sta sviluppando verso il mondo della spiritualità e i suoi organi ascendenti sono i ponti che lo conducono alla spiritualità. In tale rapporto sta il mondo dei sensi col mondo dello Spirito: il mondo dei sensi ci viene segnalato da organi in via di deperimento, il mondo dello Spirito da organi in via di sviluppo.

E così è in tutto il mondo, fin dove questo mondo ci è dato. In tutto il mondo possiamo osservare, in un certo senso, il nascere e il morire. È istruttivo applicare l'idea che ci viene data intorno al divenire e al perire anche al resto del mondo. Così, per esempio, nel mondo minerale ci è data una cosa che pure, in certo modo, si trova in un'evoluzione ascendente ed è ora allo stato di germe. È il mercurio. Il mercurio è un metallo che subirà trasformazioni, ma trasformazioni verso un perfezionamento. Il mercurio, come metallo, non ha ancora polverizzato tutte le forme che ogni materia ha nello spirituale prima di diventare materia. In futuro potrà ancora trarre cose essenziali dalla sua spiritualità ed assumere altre forme; nel mondo dei minerali, il mercurio, in un certo senso, corrisponde alla laringe umana e, in un certo senso, anche al polmone, l'organo della cui laringe è l'appendice. Altri metalli, come il rame, invece, si trovano in una sorta di evoluzione discendente. Ciò si mostrerà in futuro in questo modo: il rame non avrà più forze spirituali interiori da poter estrinsecare, ma dovrà sempre più soltanto frantumarsi, disgregarsi e diventare polvere cosmica. Concatenazioni siffatte, citate a guisa d'esempio, verranno studiate sempre più dall'epoca nostra in poi. Le affinità tra i singoli regni della natura verranno studiate sempre più nel nascere e nel morire; Così, ad esempio, non solo per mezzo di prove, ma anche per mezzo della conoscenza immaginativa, si potrà constatare una data parentela tra materie metalliche e certi organi del corpo umano, dalla quale risulterà che queste materie, la cui attività è già in parte conosciuta dalla comune esperienza esteriore, s'impareranno a conoscere, partendo dall'Immaginazione, appunto nella loro forza terapeutica, nella loro forza riproduttiva e ristoratrice anche sul corpo fisico umano. In generale, risulteranno le affinità che le singole entità hanno tra loro in svariati modi.

Si riconoscerà così che, nella pianta, tutto ciò che risiede nel seme e che è nella forza del seme, trova nell'uomo un'analogia di tutt'altro genere rispetto a ciò che è contenuto nella radice della pianta. Tutto ciò che è contenuto nella radice della pianta corrisponde, in certo modo, al cervello umano (cfr. lo schema a pag. 172) e al sistema nervoso che vi si riallaccia.

Ciò significa che anche il cibarsi di ciò che è contenuto nelle radici delle piante è in relazione con i processi che si svolgono nel cervello e nel sistema nervoso. Se l'uomo vuole che il suo sistema nervoso e il suo cervello, come strumenti fisici della vita spirituale, subiscano influssi fisici, cercherà di accogliere in sé, con i cibi, anche le forze contenute nelle radici. In tal caso, ciò che ingerisce agirà su di lui, compiendo un lavoro spirituale; se invece tende a nutrirsi di ciò che è essenziale nelle radici e ha meno simpatia per questo alimento, sarà la sua spiritualità a servirsene, agendo sul sistema nervoso e sul cervello. Vedete dunque cosa toglie all'uomo il cibarsi molto di radici in relazione alla sua indipendenza nell'esprimere la sua sfera animico-spirituale, perché attraverso di lui lavora un oggetto esterno, perché, per così dire, il suo cervello e il suo sistema nervoso si rendono autonomi. Se dunque l'uomo vuole essere se stesso e non un semplice strumento, deve essere parco nel cibarsi di radici. Miei cari amici, non si tratta affatto di consigli dietetici, ma di comunicazioni di fatti naturali. Anzi, vi consiglio espressamente di non seguire queste norme. Non tutti gli uomini sono maturi al punto da non avere più bisogno che qualcosa di esterno assuma per loro la facoltà di pensare; Può accadere molto facilmente che un uomo non ancora maturo abbastanza da poter fare a meno della vita animica obiettiva, del pensare e del sentire obiettivi, possa cadere poi, evitando d'ingerire radici vegetali, in uno stato di sonnolenza, perché la sua sfera animico-spirituale non è ancora abbastanza forte da sviluppare in sé, a partire dallo Spirito, le energie che altrimenti vengono appunto sviluppate senza cooperazione dell'elemento animico-spirituale nell'uomo. Questo è ciò che accade. Ogni dieta è assolutamente individuale e dipende dal modo in cui l'uomo è sviluppato in un determinato ambito.

Ciò che è contenuto, ad esempio, nelle foglie della pianta, è in connessione analoga con i polmoni e con tutto ciò che appartiene al sistema polmonare. Questo ci indica come si possa creare una sorta di equilibrio in un uomo il cui sistema respiratorio, a causa di predisposizioni ereditarie o di altre circostanze, è mantenuto in uno stato di eccessiva attività dall'interno. Sarebbe opportuno sconsigliare a un uomo del genere di nutrirsi prevalentemente di foglie. Chi ha invece bisogno di un rafforzamento del sistema respiratorio e polmonare dovrebbe cibarsi il più possibile di foglie. Tali cose sono poi a loro volta connesse con le forze curative presenti nei singoli regni naturali, perché le parti della singola pianta che hanno una determinata affinità con tali organi sono principalmente quelle che contengono le forze curative anche per quei dati organi e arti dell'organismo umano. Di conseguenza, le radici contengono molte forze curative per il sistema nervoso e le foglie per il sistema polmonare.

I fiori delle piante contengono molte forze curative per ciò che riguarda il sistema dei reni, e i semi delle piante per ciò che riguarda il cuore. Tuttavia, le forze dei semi sono curative per il cuore solo quando esso, per così dire, oppone troppo forte resistenza alla circolazione del sangue; se, invece, cede troppo alla circolazione del sangue, allora sono più consigliabili le forze contenute nei frutti, vale a dire nei semi maturati. Questi, vedete, sono singoli cenni che emergono quando teniamo conto del fatto che, partendo dall'uomo, penetrando nella natura circostante, tutto ciò che in questa natura circostante ci appare ai sensi e appartiene al mondo dei sensi non è che la superficie.

Le radici corrispondono al cervello, i fiori ai polmoni, i frutti ai reni e i semi al cuore.

Le foglie corrispondono al sistema sanguigno.

Dunque, nelle piante, ciò che appartiene al mondo dei sensi è solo la parte superficiale; dietro a ciò che della pianta appare all'occhio, al gusto e all'olfatto, ci sono le forze animico-spirituali della pianta. Tali forze animico-spirituali non sono però contenute nella pianta in modo da poter affermare che ogni pianta sia animata, come ogni singolo uomo. Non è così. Chi credesse che ogni pianta sia animata, cadrebbe nello stesso errore di chi credesse che ogni singolo capello, il lobo dell'orecchio, il naso o un dente dell'uomo siano animati. L'uomo è animato nella sua interezza. Noi rivolgiamo la nostra attenzione all'aspetto animico dell'uomo solo quando passiamo dalle sue parti all'intero. Dobbiamo fare così per ogni essere. Spiritualmente, per ogni essere dobbiamo cercare di riconoscere se esso sia una parte o, in certo modo, un tutto. Le piante della terra non sono affatto un tutto, ma sono parti e organi. E propriamente noi parliamo di una realtà soltanto se parliamo di quel quid al quale le piante appartengono come parti e organi. Nell'uomo, vediamo anche fisicamente a cosa appartengano i suoi denti, i lobi delle sue orecchie, le sue dita; lo vediamo fisicamente come un organismo complesso. Per le piante non vediamo con gli occhi fisici il quid a cui le singole piante appartengono, non lo percepiamo con un organo fisico, bensì passiamo dalla parte all'intero, penetrando nello spirituale. In sostanza, possiamo affermare che l'anima del mondo vegetale è tale che nelle piante ha solo i suoi singoli organi. Sono davvero in pochi gli esseri sulla Terra che hanno le piante come singole parti, così come l'uomo ha i capelli».

Se andiamo al di là della pianta, in quanto essa appare ai nostri sensi, arriviamo alle anime di gruppo delle piante, le quali stanno alla pianta come l'intero sta alla parte. Nell'insieme, vi sono sette Anime di Gruppo che appartengono alla Terra come anime vegetali e che hanno tutte, in un certo senso, il centro del loro essere nel centro della Terra. Possiamo dunque rappresentarci la Terra non solamente come un globo fisico, ma anche come un globo spirituale, compenetrato da sette sfere, più o meno grandi, che hanno tutte un proprio centro spirituale nel centro della Terra. Questi esseri spirituali spingono le piante a germogliare dalla Terra. La radice cresce verso il centro della Terra perché, in realtà, vorrebbe raggiungerlo, ma è solo trattenuta dalla restante materia terrestre. Ogni radice ha la tendenza ad arrivare fino al centro della Terra, dove si trova il centro dell'Essere spirituale al quale la pianta appartiene.

Vediamo dunque che la sentenza fondamentale secondo cui dobbiamo arrivare all'intero e che dobbiamo osservare se una cosa è parte o un tutto è straordinariamente importante. Nei tempi più recenti, alcuni scienziati considerano le piante come animate, ma lo fanno a livello di singola pianta. Questo non ha alcun senso maggiore rispetto al dire che un dente è un uomo; le due cose hanno lo stesso livello spirituale. Molte opere di cui oggi molti pensano abbiano carattere teosofico, perché considerano le piante come animate, per l'avvenire non saranno altro che «carta straccia» scientifica. Perché cercare nelle piante anime individuali equivarrebbe a dire: «Strappo un dente a un uomo e vi cerco l'anima umana». Non dobbiamo cercare l'anima vegetale nella singola pianta, ma trovare il suo elemento più importante nel centro della Terra, verso il quale si affonda la radice, come una forza che tende verso la parte più spirituale dell'esistenza vegetale.

Se ci si concentra su un tale regno, dal punto di vista della concezione odierna della natura, ci si imbatte in qualcosa che, in un certo senso, può avvicinare alla porta della verità quanto Mefistofele si avvicina al regno delle Madri, e cioè fino alla porta più esterna, senza entrarvi. Come Mefistofele non può discendere con Faust dentro al regno delle Madri, così la scienza naturale odierna non può penetrare nello spirituale. Ma, come Mefistofele ne fornisce la chiave, così anche la scienza naturale ne fornisce la chiave; tuttavia, non vuole entrare in modo autonomo, come non lo vuole fare nemmeno Mefistofele quando entra nel regno delle Madri. Così, in un certo senso, la scienza naturale ci fornisce oggi dei punti d'appoggio che, per chi riconosce le cose come le abbiamo caratterizzate in queste conferenze, possono condurre alla conoscenza delle porte della verità.

L'odierna scienza naturale, stimolata da Darwin a trarre un importante principio scientifico semplicemente dal mondo dei sensi, parla della cosiddetta «lotta per l'esistenza». Chi, volgendo lo sguardo soltanto a ciò che il mondo esteriore dei sensi ci mostra a prima vista, non scorgerebbe ovunque la lotta per l'esistenza? In effetti, essa ci viene incontro da ogni parte! Innumerevoli germi di animali marini vengono deposti nel mare o sulla riva del mare, ma solo una minima parte riesce a evolversi in animali perfetti, perché sono molti di più i germi che vengono distrutti rispetto a quelli che diventano veramente animali. Già qui comincia, per così dire, un'apparente terribile lotta per l'esistenza. Se ci si limitasse a considerare il mondo dei sensi, si potrebbe obiettare che, nella lotta per l'esistenza, milioni e milioni di germi vengono distrutti e così pochi ne sopravvivono! Questo è solo un lato della questione. Si può considerarla anche da un altro punto di vista. Potreste lamentarvi della lotta per l'esistenza anche nel modo seguente: volgete il vostro sguardo a un campo di grano dove crescono tante e tante spighe, piene di tanti e tanti chicchi, e chiedetevi quanti di questi chicchi vadano in qualche modo perduti, per la loro vera e propria meta, e come pochi ne vengano a loro volta piantati nella terra, per diventare di nuovo ciò che erano stati prima. Noi dunque spaziamo con lo sguardo sopra un campo di spighe che germoglia e cresce in rigogliosa fecondità e diciamo: «Quanto di ciò che qui germoglia e cresce, perirà senza aver raggiunto il suo scopo! E come pochi germogli verranno immersi nella terra in modo che ne sorgano nuove piante della stessa specie!». Avviene qui, sebbene per vie alquanto diverse, lo stesso che per gli animali marini, dei quali solo pochi germi giungono a svilupparsi.

Ma ora vorrei chiedervi: «Che cosa accadrebbe agli uomini, che devono pur mangiare qualcosa, se tutti i chicchi di grano dovessero di nuovo essere immersi nella terra?». Supponiamo (teoricamente si può supporre tutto quello che si vuole) che tutti i chicchi potessero di nuovo germogliare: che cosa ne sarebbe allora di tutti gli esseri che devono alimentarsi di grano? Qui arriviamo a qualcosa di molto particolare; ci sentiamo scossi in una fede che potrebbe sembrar giustificata quando contempliamo, ad esempio, un campo di grano dal punto di vista dell'esistenza puramente sensibile, e ci rendiamo conto che ogni chicco potrebbe a sua volta diventare una pianta intera. Ma questo punto di vista è forse sbagliato. Forse, nell'insieme dei rapporti delle cose del mondo, non è corretto attribuire a ogni granello o seme lo scopo di diventare a sua volta una pianta intera; forse le cose stanno altrimenti e nulla giustifica l'affermazione che quei grani che servono di nutrimento ad altri esseri abbiano mancato al loro scopo universale, o che quei germi dei pesci di mare che non diventano, a loro volta, pesci, abbiano mancato al loro scopo. È un pregiudizio umano credere che ogni seme debba a sua volta diventare un essere uguale all'essere generatore; possiamo infatti valutare il compito dei singoli esseri soltanto se ci rivolgiamo al tutto. E sebbene i milioni e milioni di germi che ogni anno vengono distrutti nel mare non diventino pesci, forniscono comunque il nutrimento ad altri esseri che, per il momento, sfuggono allo sguardo dell'uomo e si sacrificano per altre entità. In realtà, le sostanze spirituali che lottano per l'esistenza nei germi marini e che apparentemente soggiacciono alla distruzione non si lamentano di non raggiungere la loro meta, ma sono felici di servire da nutrimento ad altri esseri e di essere accolti dall'essenza di quegli altri esseri. L'uomo, che sta al di fuori con il suo intelletto, crede che abbia significato soltanto ciò che, per così dire, tende alla meta che egli considera come definitiva. Ma uno sguardo spassionato rivolto alla natura vede in ogni stadio di ogni essere qualcosa di perfetto, una perfezione che non risiede soltanto in ciò che un essere diviene, bensì in ciò che è.

Questi sono pensieri tratti dall'occultismo che devono essere suscitati in voi. Se ora distogliete lo sguardo dal mondo esterno e lo rivolgerete all'anima vostra, percepirete che in questa vostra anima c'è gran copia di pensieri che continuamente vi affluiscono e si accendono. Solo pochi di questi pensieri vengono afferrati chiaramente e diventano una parte cosciente dell'anima umana. Provate a percorrere la strada di una città e contate quante impressioni giungono attraverso i sensi nella vostra anima, e quanto poco le osservate per far sì che diventino una parte costitutiva durevole della vostra vita animica. Voi accogliete continuamente delle impressioni e la massa di queste impressioni sta a ciò che rimane, in termini di possesso durevole e cosciente della vostra anima, esattamente come la grande massa dei germi dei pesci che nascono annualmente nel mare sta al numero di quelli che diventano veramente pesci perfetti. Anche nella vostra vita interiore dovete compiere continuamente questo processo, perché, su un terreno molto vasto, giungono a pieno sviluppo solo poche cose. Se l'uomo scopre anche solo in parte da quale fluttuante oceano di immagini della fantasia e di rappresentazioni emerga quando si sveglia dal sonno, quando il sogno mostra ancora un'ultima traccia della vita infinitamente ricca che l'uomo conduce durante il sonno, si accorgerà pure che c'è un significato nel fatto che accolga in sé tante impressioni che non giungono a chiara coscienza. Poiché ciò che giunge a chiara coscienza è perduto per il lavoro interiore dell'uomo, non lavora più intorno al sistema degli organi dei sensi, al sistema glandolare, al sistema digestivo, al sistema dei nervi, dei muscoli, delle ossa, ecc. Ciò che diviene cosciente nell'anima, ciò che l'uomo odierno porta in sé come contenuto consapevole dell'anima, non opera più, si distingue appunto per il fatto di essere stato strappato dal terreno materno dell'uomo complessivo e, proprio per questo, giunge alla coscienza dell'uomo. Opera invece sul complesso dell'uomo ciò che sta a queste rappresentazioni coscienti come i molti germi stanno ai pochi che diventano pesci; vale a dire, il numero immenso delle impressioni esteriori che entrano in noi senza giungere alla coscienza.

Sull'uomo complessivo opera, dunque, continuamente ciò che vive nel suo ambiente. Anche il sogno può darvi la prova che non penetra nell'anima soltanto ciò che continua a vivere come rappresentazione cosciente, ma che vi penetrano anche altre impressioni. Basta osservare i mille fatti che si verificano nella vita. In sogno, vi trovate in una qualsiasi situazione: ad esempio, di fronte a un uomo che parla con un altro; voi siete presente come terzo; sognate in modo preciso il viso dell'uomo in questione, ecc. Vi chiederete: «Da dove viene questo sogno? Io non ho visto né sentito tutto ciò». Se ci riflettete bene, vi renderete conto che un paio di giorni fa siete davvero stati di fronte a quell'uomo in uno scompartimento ferroviario, ma il fatto vi è passato inosservato; eppure, non di meno, è penetrato e vive in voi. Se gli uomini non conoscono queste cose, la causa è da ricercare unicamente nell'imprecisione dell'osservazione.

Naturalmente, le impressioni più importanti che operano sull'anima non sono le rappresentazioni che il sogno ci pone dinanzi, ma tutt'altre. Pensate un po', cari amici, ciò che vi ho esposto ieri è realmente accaduto nell'evoluzione umana. L'uomo ha continuamente prodotto immaginazioni per mezzo del suo sistema osseo, ha continuamente mandato ispirazioni per mezzo del suo sistema muscolare e ha continuamente avuto intuizioni per mezzo del suo sistema nervoso. Tutto ciò è nel mondo. In seguito, l'uomo deve ritirare ciò che è cattivo e compensarlo attraverso il suo destino. Tuttavia, la parte positiva costruisce al di fuori di lui, conforma le cose e continuamente circonda l'uomo. Effettivamente, tutto ciò che l'uomo ha estrinsecato dalla catastrofe atlantica in poi, tutte le immagini, le ispirazioni e le intuizioni che ha dato al mondo terreno esistono e fanno parte del nostro ambiente. Tutto ciò che è stato prodotto in tal modo, in quanto è stato buono, non deve essere ritirato dai singoli uomini nel corso del loro karma; ma ciò che, attraverso secoli e millenni, nelle epoche successive, essi hanno estrinsecato e mandato fuori nell'atmosfera spirituale terrena, esiste veramente per gli uomini che vivono ora, come esiste l'aria per l'uomo fisico. Come l'uomo respira l'aria fisica, così le cose che si sono venute sviluppando, come Immaginazioni, Ispirazioni e Intuizioni, penetrano nell'uomo e l'uomo, con il suo animico-spirituale, prende parte a [...] cioè da quello che si conosce come Diluvio universale. (N. d. T.).

Tutto ciò. Ora, è importante che l'uomo si ponga di fronte a tutto ciò che egli stesso ha comunicato alla Terra nelle epoche precedenti della sua esistenza terrena, con un senso di profonda realtà e sentendo l'affinità che ha con queste cose. Tuttavia, l'uomo può sviluppare un legame con ciò che ha incorporato nella Terra come contenuto spirituale solo se acquisisce gradualmente la capacità di accogliere queste cose nella sua anima.

Ma come avviene ciò? Se si considera il senso spirituale dell'evoluzione della Terra, ci si rende conto che, nei tempi in cui gli uomini dell'epoca postatlantica possedevano ancora qualcosa dell'antica chiaroveggenza, furono comunicate all'atmosfera spirituale della Terra, in senso molto vasto e universale, Immaginazioni, Ispirazioni e Intuizioni. Fu l'epoca dell'emanazione di queste sostanze spirituali. Dal quarto periodo postatlantico in poi, ma in particolare dall'epoca moderna in poi, si va emanando sempre meno, mentre siamo sempre più tenuti ad accogliere in noi l'antico come qualcosa di affine a noi e a riassorbire in noi ciò che in precedenza era stato emanato. In altre parole, spetta all'uomo, per così dire, contrapporre a un precedente processo di espirazione spirituale un processo di inspirazione spirituale. L'uomo deve diventare sempre più sensibile e ricettivo alla spiritualità che esiste nel mondo. Questo non era ancora così necessario nei tempi antichi, perché allora si era in grado di emanare la spiritualità dal proprio interno, si aveva un fondo di riserva. Ma, a partire dall'epoca postatlantica in poi, questo fondo di riserva si è esaurito, al punto che, in futuro, non potrà più, in un certo senso, essere estrinseco se non ciò che prima era stato aspirato e assorbito. Per poter affrontare questa nuova missione della sua vita terrena con comprensione, l'uomo ha bisogno della Scienza dello Spirito, che piace non già perché, in mezzo a tante altre ubbie, La Scienza dello Spirito è connessa con tutta l'evoluzione terrestre e con il fatto che l'uomo deve sviluppare, poco alla volta, una comprensione dell'elemento spirituale che lo circonda. Gli uomini che, dall'epoca nostra in poi, non svilupperanno una comprensione dello Spirito che sta dietro al sensibile, del mondo dello Spirito che sta dietro al mondo dei sensi, somiglieranno a coloro che, nel corpo fisico, hanno talmente guastato il loro sistema respiratorio da non riuscire a respirare e soffrono di asma. Oggi gli uomini possono ancora nutrirsi di concetti antichi, perché in essi persiste un patrimonio ereditario di sapienza umana antichissima. Ma chi osserva con occhi spirituali l'evoluzione dell'umanità negli ultimi tempi, noterà che, sebbene il mondo materiale esteriore sia pieno di scoperte e invenzioni, il contenuto spirituale è notevolmente esaurito. Sempre meno germogliano nuovi concetti e idee per l'umanità. Solo le persone che ignorano le idee antiche, e che ripescano sempre per sé l'antico, restano per tutta la vita piuttosto immaturi. Soltanto a costoro può accadere di credere che oggi possano maturare idee come tali. No, il mondo delle idee intellettuali astratte si è esaurito. Non germogliano più nuove idee. Con Talete, per il pensiero occidentale, ha avuto inizio il sorgere di idee intellettuali. Oggi, siamo alla fine, e la filosofia come scienza d'idee è giunta al suo termine. L'uomo deve imparare a elevarsi a ciò che sta al di là delle idee e dei pensieri, che pure appartengono solo al piano fisico, a ciò che sta al di là di questo mondo. In primo luogo, egli dovrà elevarsi alle Immaginazioni che diventeranno di nuovo qualcosa di reale per lui. In questo modo, ci sarà una nuova fecondazione dello spirituale nell'umanità. Perciò nella Scienza dello Spirito fluiscono importanti processi cosmici. Osservate come la descrizione di Saturno, del Sole e della Luna si distingua da altre cose e sia diversa dai concetti dell'altra scienza! Tutto ciò deve essere immaginato, perché non è immediatamente realizzabile nel mondo sensibile esteriore. Dell'antico Saturno diciamo che è costituito solo da calore. Questo è un assurdo per il mondo odierno dei sensi, perché una sostanza di mero calore non si trova in nessun luogo. Tuttavia, ciò che è assurdo per il mondo dei sensi è verità per il mondo dello Spirito, e l'uomo potrà raggiungere direttamente questa verità nel prossimo avvenire, se imparerà a penetrare con la propria esperienza nel mondo dello Spirito. Coloro che non sapranno risolversi a respirare l'aria dello Spirito, alla quale l'anima umana deve essere resa ricettiva per mezzo della Scienza dello Spirito, una scienza che va al di là dei sensi, andranno veramente incontro a una condizione che può essere chiamata un'asma spirituale, che in certo modo si vede già avvicinarsi, insieme a un esaurimento spirituale che conduce poi a una consunzione, a una tisi spirituale.

Tale sarebbe sulla Terra la sorte degli uomini che si fermassero soltanto al mondo dei sensi: morirebbero di tisi spirituale. In futuro, la civiltà si svilupperà in questo modo: ci saranno uomini che dimostreranno sensibilità e interesse per la Scienza dello Spirito, che sorgerà spontaneamente nelle loro anime come il mondo dell'Immaginazione, dell'Ispirazione e dell'Intuizione. Una parte dell'umanità avrà comprensione e devozione per questo mondo dello Spirito; saranno questi gli uomini che adempiranno il compito assegnato per ora alla Terra. Altri uomini si fermeranno forse al mondo dei sensi, non vorranno andare oltre e accontenteranno di ciò che può essere dato nei concetti filosofici della scienza esteriore. Questi ultimi andranno incontro a un'asma spirituale e a una consunzione, a una malattia spirituale; si inaridiranno nell'ambito dell'esistenza terrena e non raggiungeranno il traguardo dell'evoluzione terrena. Ma l'evoluzione deve svolgersi in modo che ciascuno interroghi la propria anima: «Quale via scegli?». In futuro, gli uomini sceglieranno, per così dire, o di andare a destra o a sinistra: da una parte coloro per i quali sarà verità il solo mondo dei sensi, dall'altra coloro per i quali sarà verità il mondo dello Spirito.

Poiché i sensi, come l'orecchio dell'uomo, vanno scomparendo e poiché l'uomo, alla fine della Terra, avrà perduto tutti i sensi terreni, potete farvi un'idea di come sia realisticamente da comprendersi la consunzione, la tisi di cui abbiamo parlato. Se ci fondiamo sul mondo dei sensi, ci fondiamo su qualcosa che abbandonerà l'uomo nel futuro dell'evoluzione terrestre. Se invece penetriamo fino al mondo dello Spirito, ci evolviamo verso ciò che sempre più si avvicinerà all'uomo nel futuro dell'evoluzione terrestre. Volendo servirci di un simbolo, diciamo che verrà un giorno in cui l'uomo, alla fine dell'evoluzione terrestre, potrà dire come Faust, dopo che ha perduto esteriormente la vista (e l'uomo non solo sarà esteriormente cieco, ma anche esteriormente sordo, esteriormente privo d'olfatto e esteriormente privo di gusto): «Eppure nell'interno risplende chiara luce, eppure nell'interno risuonano stupende note umane e una stupenda parola umana!». Così potrà dire l'uomo che si sarà rivolto al mondo dello Spirito. Colui che invece si ferma al mondo dei sensi sarebbe un Faust che, dopo essere esteriormente diventato cieco, si dicesse: «All'esterno sei divenuto cieco e nell'interno nessuna luce spirituale ti illumina; solo la tenebra ti accoglie». L'umanità dovrà scegliere tra queste due nature faustiane riguardo al proprio avvenire terrestre. Nel primo caso, Faust si sarebbe rivolto al mondo dello Spirito; nell'altro, invece, si sarebbe rivolto al mondo dei sensi, e così facendo sarebbe diventato affine a ciò che l'uomo deve sentire come il nulla, a ciò che lo deruba di tutto il suo essere. Questo è ciò che, per la vita immediata dell'uomo, emerge dalla Scienza Occulta, che noi, miei cari amici, vogliamo portare alla luce. E io credo che possiamo risparmiarci di riassumere in parole le massime morali e gli impulsi volitivi che possono scaturire per gli uomini del presente da una reale comprensione della Scienza Occulta. Perché dalla Sapienza compresa correttamente nascerà nei cuori umani la Virtù compresa correttamente. Lavoriamo, dunque, per conquistare una reale comprensione del mondo, cerchiamo la Saggezza e l'Amore non potrà che nascere.


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.

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